Eternit. Cassazione. Guariniello: si comincia ora. Gianfrotta: diritto non matematica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 febbraio 2015 11:16 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2015 11:16
Eternit. Cassazione. Guariniello: si comincia ora. Gianfrotta: diritto non matematica

Eternit. Cassazione. Guariniello: si comincia ora. Gianfrotta: diritto non matematica

TORINO – La motivazione della sentenza della Corte di Cassazione sul caso Eternit ha riaperto la ferita ma per il giudice di Torino Francesco Gianfrotta non è stata “una sconfitta l’imputazione di disastro aveva retto davanti a due corti”. E per il pm Raffaele Guariniello “la sentenza spiana la strada al nuovo processo, quello sugli omicidi, che sono 258 fino a oggi”.

Intervistato da Ottavia Giustetti per Repubblica, Francesco Gianfrotta, oggi presidente facente funzione del Tribunale di Torino ma presidente dell’ufficio gip negli anni in cui prese corpo il processo Eternit, ha commentato: “Due Corti, prima di questa sentenza, avevano condiviso l’impostazione dell’accusa della procura di Torino, e avevano inflitto condanne pesanti per il disastro ambientale provocato dall’amianto a Casale Monferrato. Se errore c’è stato non l’ha commesso uno solo. Per noi non si tratta di una sconfitta, solo di un passaggio della normale dialettica dei processi”.

La sentenza però, osserva Ottavia Giustetti, è molto dura con l’impostazione dei giudici torinesi: non sarebbe stato meglio scegliere una strada diversa fin dall’inizio? Replica Francesco Gianfrotta: “Il fatto che la Cassazione si pronunci oggi in maniera opposta rispetto ai giudici di merito non è così inconsueto. E non era prevedibile. Siamo di fronte a un’inchiesta molto particolare ed è chiaro che convivono due orientamenti interpretativi diversi della stessa norma”.

Né si tratta, aggiunge, di una forzatura della giurisprudenza per imprimere una linea nuova: “Non sto nella testa dei giudici che hanno deciso di questo processo e non so se intendessero aprire una strada nuova. A me, dall’esterno, sembra solo un caso di linee giurisprudenziali diverse”.

La Procura della Repubblica di Torino impostò i suoi riferimenti giuridici basandosi su una sentenza della Cassazione del 2007 su Porto Marghera. Come è possibile, chiede ancora Ottavia Giustetti, che oggi l’orientamento sia cambiato così radicalmente? “La giurisprudenza non è una scienza esatta. Basti pensare che, a volte, persino tra le diverse sezioni della Cassazione si verificano conflitti di giurisprudenza e di diritto. È per questo che esistono le Sezioni unite, proprio per dirimere questi conflitti”.

Il Pubblico ministero Raffaele Guariniello, intervistato a sua volta da Ottavia Giustetti, ha detto: “La battaglia per le vittime dell’amianto non è finita qui. Anzi, questa sentenza spiana la strada al nuovo processo, quello sugli omicidi, che sono 258 fino a oggi. Ho firmato da pochi minuti la richiesta di rinvio a giudizio. Il giorno della giustizia arriverà, anche con l’aiuto di questa sentenza. Ci sono persone che continuano a morire ogni giorno per l’Eternit, il colpevole sarà punito”.

Alla Corte di Cassazione, secondo cui l’unico processo possibile era quello per disastro ambientale, Raffaele Guariniello replica: “L’inchiesta sugli omicidi è partita contemporaneamente a quella sul disastro ambientale. All’inizio abbiamo imboccato le due strade perché sapevamo che chiudere un’inchiesta sulle singole morti avrebbe richiesto molto tempo. Se fosse passata la nostra interpretazione del reato di disastro oggi avremmo già una sentenza definitiva. Invece, così, siamo ancora alla linea di partenza”.

Perché c’è stato bisogno di tutto questo tempo? “Per dimostrare il nesso tra l’esposizione all’amianto e la malattia mortale abbiamo dovuto raccogliere i “vetrini” di oltre mille persone decedute nelle aree dove sorgevano gli stabilimenti. Per 258 di questi abbiamo potuto stabilire una diagnosi certa ed è stato un lavoro molto lungo e costoso, ma adesso andremo avanti velocemente “.

E le parti civili? Tutte quelle dei processi Eternit non saranno risarcite. Si potrà farli rientrare in questo nuovo procedimento? “Stiamo raccogliendo tutte le informazioni anche sui parenti di queste vittime ed è chiaro che saranno citate come parti civili nel processo per omicidio. Siamo anche al riparo da qualunque rischio prescrizione perché gli omicidi non si prescrivono e noi abbiamo casi di decessi fino al 2014”.