Euro 2012, la Spagna asfalta l’Italia. Libero: Monti porta sfiga

Pubblicato il 2 Luglio 2012 9:40 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2012 9:41
La prima pagina de Il Corriere della Sera

La prima pagina de Il Corriere della Sera

Tutte le aperture dei giornali oggi dedicano ampio spazio alla finale degli Europei 2012 persa dall’Italia contro la Spagna. Il Corriere della Sera: “La Spagna travolge un’Italia stanca Ma grazie agli azzurri per il sogno.”

L’analisi di Mario Sconcerti: “C i siamo fermati sull’ultima salita, ma è stata una bellissima corsa. La Spagna stavolta è stata migliore di noi. Per mezzora ha viaggiato come se avesse cominciato stasera il torneo. Noi eravamo pesanti, un po’ sgonfi, abbiamo assistito ai due gol spagnoli in silenzio come si assiste ai trucchi di un grande prestigiatore. È stata un’Italia invecchiata, soffocata dagli uno-due degli avversari. Quasi tutto ha deciso il gol dopo meno di un quarto d’ora. Se gli spagnoli segnano, vincono. Il loro problema è il gol. Se lo risolvono, diventa faticosissimo rincorrerli. È mancato Balotelli, presente in partita, ma mai pericoloso. È mancato Pirlo, rincorso da Fabregas da area ad area. È stato sonnolento Marchisio, è stato quasi immobile De Rossi. Come se tutta la fatica del torneo si fosse data appuntamento di colpo sulle spalle degli azzurri.”

La vignetta di Giannelli - Il Corriere della Sera

La vignetta di Giannelli - Il Corriere della Sera

Monti negli spogliatoi: “Siamo fieri di voi.” Dalla inviata Elisabetta Rosaspina: “Ha stretto le mani dei ragazzi, uno a uno: «Ci avete fatto sognare», ha cercato di consolarli Mario Monti all’ora del risveglio. «È stata una magnifica avventura. Ho visto un’Italia forte, leale» si è compiaciuto il presidente del consiglio, che conosce le incognite di una sfida e si era sicuramente preparato all’eventualità di una sconfitta. Nelle sue previsioni forse non c’era una simile goleada, ma: «Sono arrivate in finale due squadre fortissime, una più forte dell’altra — commentava già alla fine del primo tempo, durante il mesto intervallo —. E all’inizio del torneo avremmo sottoscritto il secondo posto». Bisogna sapersi accontentare.”

La Lega si affida a Maroni: “Dopo 30 anni non è più Umberto Bossi a guidare la Lega. Il congresso di Assago ha eletto segretario per acclamazione Roberto Maroni. Il Senatur, tra le lacrime, ha citato la Bibbia, il giudizio di Salomone per consegnare il partito a Bobo, compagno di una vita di militanza.” Editoriale di Angelo Panebianco: “Come negli anni ’92-93, la politica si è trasformata in un composto fluido, quasi gassoso. In attesa che si solidifichi di nuovo con nuove caratteristiche. La sola certezza è che fra un anno, dopo le prossime elezioni, la fisionomia della Italia pubblica sarà diversa da quella di oggi. Una buona spia dei movimenti in atto nel sistema dei partiti, ma anche della confusione che oggi regna, è data dalla svolta avvenuta nella Lega Nord.”

Grande coalizione, il Pdl è diviso I dubbi dei partiti. Articolo di Paola Di Caro: “Quanto reggerà il Berlusconi dialogante e bendisposto verso Monti? Se lo chiedono anche nel Pdl, dove continua a essere marcata la divisione tra chi sostiene che dal governo vanno prese il più possibile le distanze, anche senza arrivare a staccare la spina, e chi invece vorrebbe tornare in carreggiata per riaprire il gioco delle alleanze e dei pesi nel partito. Ma è proprio questa ambivalenza che spacca il Pdl a insospettire l’Udc: «Noi — dice Roberto Rao — abbiamo sempre detto che il governo più ampio e sostenuto è e più forza ha. Il problema non è il nostro, è loro. Se Berlusconi tenesse fede alle sue ultime dichiarazioni benissimo, ma se lui dice una cosa e il giorno dopo Cicchitto ci attacca e minaccia la crisi che dobbiamo pensare?».
Già, perché è vero che proprio Cicchitto ieri, dopo aver avvertito che sulla spending review ci sarà da discutere a fondo e nulla è scontato, è stato durissimo verso quella che definisce «la tenaglia arrogante di Casini e D’Alema» che prospettano già un’alleanza Pd-Udc che si fonda sull’appoggio attuale a Monti.”

Intervista di Alessandro TrocinoNichi Vendola, leader di Sel: “Lavoreremmo per una coalizione di governo alternativa, che capovolga le politiche liberiste. C’è chi pensa che in Italia ci sia stata una lunga storia di buonismo sociale. Io dico, scherzando, che sono per un governo di buonismo sociale. Ma bisogna rendersi conto che il welfare è il veicolo fondamentale per portare il Paese fuori dalla crisi.”

I dipendenti pubblici - Il Corriere della Sera

I dipendenti pubblici - Il Corriere della Sera

Partiti, Regioni e sindacati: risparmi, il premier tratti con noi. Per Melania Di Giacomo: “Partiti, sindacati, Regioni ed enti locali incalzano il governo sulla spending review: preoccupati per i tagli vogliono vederci chiaro. Il Pdl ha già in mente «proposte precise», funzionali a evitare l’aumento dell’Iva in ottobre ma anche all’abbattimento del debito, garantisce Cicchitto, che avvisa fin da ora il governo: serve «un confronto parlamentare non pregiudizialmente bloccato dal voto di fiducia». Il Pd è pronto a dare il proprio contributo, ma avverte il segretario Pier Luigi Bersani, ogni intervento dovrà «incidere strutturalmente sulla spesa pubblica», ed essere fuori «dalla logica dell’emergenza». Anche l’Idv, pur muovendo una critica di fondo sulla base degli elementi trapelati negli ultimi giorni («non si risparmia smantellando lo stato sociale»), avanza la sua proposta di «vera spending review». Ogni formazione dell’arco costituzionale ha le idee chiare su dove indirizzare le forbici. Ora è tempo che il governo cali le carte, dicono.”

Patto di Bruxelles, la prova dello spread. L’analisi di Ivo Caizzi: “Le «misure urgenti» ottenute da Italia e Spagna, che consentono l’estensione dell’uso del fondo salva Stati nella ricapitalizzazione diretta delle banche e negli acquisti di titoli di Stato sotto attacco della speculazione, sono piaciute ai mercati e a Washington. I premier spagnolo e italiano, Mariano Rajoy e Mario Monti, le hanno interpretate come segno del maggior impegno anticrisi dell’Europa. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel, forte delle frasi generiche delle conclusioni del summit, ha ridimensionato l’effetto rassicurante per chi si aspettava una Germania finalmente convinta a spendere per aiutare i Paesi più deboli. L’accordo di Bruxelles «scongiura un disastro che la gente ha assolutamente sottovalutato.”

Esteri. Domenica di sangue in Kenya. Strage di fedeli durante la messa. Scrive Massimo A. Alberizzi: “Nonostante Garissa sia zeppa di agenti del controspionaggio keniota, i due attacchi, simultanei e apparentemente coordinati contro due chiese sono arrivati improvvisi ieri alle 10.15, durante la messa. Il più cruento ha colpito il semplice tempio, una grande baracca di legno, della confessione dell’African Inland Church. Due terroristi si sono mescolati tra la folla e altri due hanno aspettato fuori. Quando, a metà della funzione, i primi hanno tirato fuori i loro fucili e cominciato a sparare, i secondi hanno ammazzato a sangue freddo due soldati di guardia e attaccato la folla in fuga. È stata tirata anche una granata. Un massacro: 15 morti e decine di feriti.”

 

La prima pagina de La Repubblica

La Repubblica

Azzurri, la grande delusione. La Repubblica: “Dominati dalla Spagna. Prandelli: torneo straordinario. Io resto Ct.” Grazie lo stesso. Editoriale di Gianni Mura: “Quando si perde così c’è solo una cosa da fare: applaudire gli avversari perché sono stati più bravi.”

Spending review. Pronti tagli per 9 miliardi. L’approfondimento di Roberto Petrini: “Raggiunge l’ultima curva la Spending Review. Oggi Mr. Forbici, Enrico Bondi, l’uomo sul quale pesa il compito di recuperare il maggior numero di risparmi nell’ambito della pubblica amministrazione, incontrerà i ministri di spesa, da Balduzzi alla Cancellieri, a Patroni Griffi a Giarda.”

L’intesa Ue alla prova dei mercati. Draghi pronto a tagliare i tassi. Scrivono Sara Bennewitz e Giampaolo Cadalanu: “Si alza il sipario sui mercati del Vecchio Continente, e dopo l’euforia dell’ultima seduta gli investitori vanno a caccia di nuove certezze su cui costruire le basi per una ripresa.”

Intervista di Eugenio Occorsio al Premio Nobel Peter Diamond: “Euro in salvo anche senza Atene e ora Obama vincerà le elzioni.”

Pil per ora lavorata - La Repubblica

Pil per ora lavorata - La Repubblica

Siete sempre il malato d’Europa. Il Washington Post: produttività, evasione e corruzione i mali storici. L’analisi di Federico Rampini: “E’ l’Italia la grande malata dell’Euro. Non basta un vertice europeo per curare il suo problema numero uno: un prolungato crollo di competitività verso la Germania. L’allarme viene dal Washington Post.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima pagina de Il Giornale

La prima pagina de Il Giornale

Il Giornale: “Grazie lo stesso. La Spagna ci dà una lezione di calcio. Ma gli Azzurri sono arrivati dove nessuno avrebbe sperato . Monti allo stadio non canta l’inno e porta pure male.” Monti a Kiev non canta l’inno Poteva pure restare a casa. Scrive Andrea Cuomo: “La gioia non si addice a Ma­rio Monti. Il premier ha voluto es­sere a Kiev pur essendo notoria­mente allergico al pallone, e qui giunto non ha dovuto nemmeno indossare il sorriso trionfale porta­to per l’occasione. Chi era curioso di conoscere la versione esultante del professore dovrà aspettare un’altra occasione.E per il poveri­no la sentenza sui social network è già scritta: porta sfiga. Una con­danna che Monti si è anche anda­to un po’ a cercare senza ribellarsi al suo destino. Seduto vicino a Mi­chel Platini, presidente dell’Uefa, il Prof ha ascoltato l’inno senza cantarlo, ma muo­vendo un po’ la bocca tanto per, poi ha assistito al­la disfatta degli az­zurri con l’aria cu­pa del prozio invi­tato al battesimo del nipotino che ri­mugina su chi glie­lo ha fatto fare e su quanto gli è costa­to il regalo.” 

Bobo, l’ex veterocomunista sedotto e ripudiato dal capo. Il commento di Giancarlo Perna: “Conquistando la segreteria leghista, Bobo Maroni ha pareggiato i conti con Um­berto Bossi. Gli amorosi sensi tra i due erano cessati da quando Um­berto ha ripudiato l’ex pupillo get­tandolo nello sconforto. Bobo ave­va nascosto il magone dietro gli or­ripilanti occhiali rosso-neri che inalbera da qualche tempo per dar­si un’aria scanzonata, anche a ri­schio di passare per squinternato. Ma rideva per non piangere, come il pagliaccio di Leoncavallo. La ri­vincita di ieri- preparata con punti­glio – mette fine alla frustrazione.” 

La prima pagina di Libero

La prima pagina di Libero

Ancora una prima pagina ironica e sarcastica per Libero: “Monti porta sfiga. Il premier assiste alla finale di Kiev e per l’Italia è effetto letale: doppio infortunio, la Spagna ci rifila quattro gol e si porta a casa il titolo europeo”

Il governo dei tagli e delle pensioni d’oro. Il Fatto Quotidiano: “Pronta la stangata sugli statali: licenziamenti e sforbiciata da dieci miliardi.” Editoriale di Paolo Flores D’Arcais: “Tempi bui, quando i proverbi sono all’ordine del giorno non c’è mai fine. Il triumvirato della partitocrazia sta infatti approntando nelle basse cucine della riforma elettorale una sbobba peggiore dell’attuale porcata.”

La Stampa: “Maroni: segretario senza tutele Bossi lascia fra lacrime e veleni.” Intervista di Amedeo La Mattina a Maurizio Lupi: “Per i leghisti questo è il momento di serrare le fila e ripartire attorno a un nuovo leader che ha le carte in regole per rilanciare un movimento politico che ha segnato la politica di questi ultimi due decenni e che Berlusconi ha avuto il merito di portare dentro una logica di governo . Maroni parte dall’identità e dal programma, ma quando sarà il momento farà le sue scelte. Il tema delle alleanze si riproporrà. Dipende molto anche dalla nuova legge elettorale.”

Il Sole 24 Ore: “Addizionali Irpef al massimo.” Tagli alla spesa: oggi sull’Italia gli occhi di tutta Europa. Editoriale di Fabrizio Forquet: “Archiviata l’euforia di venerdì scorso, sarà questa mattina il vero test dei mercati sull’accordo siglato al Consiglio europeo. Comunque vada, una cosa è certa: l’Italia più che mai deve continuare sulla strada delle riforme. Qualunque segnale di indebolimento dell’azione di governo, infatti, sarebbe colto dai mercati come la prova dell’inefficacia, se non della dannosità potenziale, di quell’accordo.
Gli occhi dell’Europa sono tutti puntati su Roma. A nessuno sono sfuggite le concessioni fatte da Berlino al tavolo europeo. Ma tocca al l’Italia ora dimostrare che quell’intesa non è un cedimento al lassismo, piuttosto un incoraggiamento per i Paesi con debito eccessivo a proseguire sulla strada del consolidamento dei conti pubblici e della crescita.”

L’Italia che batte la crisi. L’approfondimento di Andrea Biondi: “Capacità di adattarsi al momento congiunturale e di cogliere le opportunità che si presentano – quando si presentano – sui mercati. Mai come nel primo scorcio del 2012 i distretti hanno calato sul tavolo il loro asso, la carta con cui stanno tentando di giocare una partita difficilissima con una crisi che non molla la presa e che, per dirla con il Csc, ha fatto «danni come in guerra». I cluster italiani però sono “in trincea”, a resistere.”

Il Messaggero: “Spagna nella storia. Lacrime Italia.” Scrive Vincenzo Cerracchio: “Bello il triplete, cari cugini spagnoli. Cugini di crisi e di spread. Maestri di calcio. Più bravi, più sicuri, più forti fisicamente. Adesso unici. Il sogno azzurro è rimasto sepolto sotto un 4-0 che è una randellata, anzi una serie. Il risultato più netto, ahinoi, nella storia delle finali di Mondiali ed Europei. Che svuota in fretta le nostre piazze, non ci farà dormire per la delusione. Fors’anche per lo sconcerto, dopo essere passati in meno di un mese dal timore di essere solo dei comprimari alla quasi certezza dell’impresa. Vinciamo, si erano sbilanciati in troppi. No, l’Italia ha straperso questa finale di Kiev, senza mai dare davvero l’impressione di poter scendere dall’aereo con la coppa in mano per portarla quest’oggi al Quirinale dal presidente Napolitano, il primo tifoso.”

In Europa qualcosa di muove per Yulia. Editoriale di Giovanni Sabbatucci: “Poteva il nostro presidente del Consiglio disertare l’evento sportivo dell’anno? Poteva far mancare, nella finalissima di Kiev, il suo visibile sostegno a una nazionale di calcio caricata di una speciale investitura simbolica e diventata, al di là di ogni aspettativa e al di là del risultato finale, metafora e incarnazione di una possibile riscossa italiana in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana? Posta così la questione, la risposta è evidentemente no, non poteva.”

Così fa male. La Gazzetta dello Sport: “Partita chiusa già nel primo tempo: dal 61′ siamo rimasti in dieci. Gli spagnoli dominano e mettono a segno uno storico Triplete.”

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