Europee, Grillo e Renzi. Tasi, Expo: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Maggio 2014 8:22 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2014 8:22

Il Corriere della Sera: “Così il decreto per salvare l’Expo”. Non si cresce di sole promesse. Editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi:

È bastato un piccolo numero negativo sull’andamento del Prodotto interno lordo nel primo trimestre dell’anno (meno 0,1%) per riportare indietro di due mesi le lancette dello spread. Dimostrazione di quanto sia ancora fragile la nostra economia.
I problemi in realtà vengono da lontano. Gli spread, le differenze di rendimento fra i titoli di Stato della periferia europea e quelli tedeschi sono scesi, negli ultimi cinque mesi, in buona parte per effetto dello spostamento dei flussi finanziari internazionali dai Paesi emergenti verso l’Europa. Abbiamo cioè tratto beneficio dalle preoccupazioni sulla stabilità macroeconomica, in particolare di Cina, Brasile e Turchia. Ma l’esperienza insegna che gli investimenti verso quei Paesi sono spesso volatili, fatti di «stop and go », con flussi massicci, seguiti da uscite improvvise. La fuga degli investitori dai Paesi emergenti, che è stata impetuosa all’inizio dell’anno, si è ora arrestata. Anzi, vi sono segni di un ritorno di fiducia, almeno verso alcuni Paesi, come il Brasile. Non solo, ma si mormora che la fiducia concessa ai Paesi europei ad alto debito fosse eccessiva. Il ministro dell’Economia Padoan ha quindi ragione quando si dice preoccupato che la finestra di spread contenuti si possa chiudere. I segnali non mancano. Giovedì scorso eravamo a quota 178, trenta punti in più della settimana prima.

Le Pen, il populismo “perbene”. Sognando la Francia del passato. Dal corrispondente Stefano Montefiori:

Faceva impressione ieri al comizio di Parigi vedere in azione Marine Le Pen, l’esponente francese di quel populismo anti Ue giudicato inquietante, verbalmente violento, antisistema, e — grazie anche a queste caratteristiche dirompenti — in buona posizione alle elezioni di domenica prossima in tutta Europa, dalla Gran Bretagna all’Italia. La leader del Front National invece, quanto a stile di comunicazione, è ormai tanto posata e composta da diventare indistinguibile dai candidati dell’establishment.
Se in Italia il suo alleato leghista Matteo Salvini vuole dare il Daspo agli immigrati «perché portano la scabbia e la tubercolosi», e Beppe Grillo sabato a Torino insultava la cancelliera Merkel avventurandosi poi a evocare Hitler, Marine Le Pen ieri al confronto ha tenuto toni da composta statista. Invece di un caotico comizio di piazza, per l’ultimo meeting nella capitale la figlia del fondatore Jean-Marie ha scelto la grande sala congressi Equinoxe. Sul palco, scenografia semplice e un unico slogan, «Sì alla Francia, no a Bruxelles». Alle sue spalle, dietro al podio, tre bandiere, tutte francesi.

La prima pagina de La Repubblica: “Renzi sfida Grillo: non votate buffoni. Tasi, oggi si decide”.

La Stampa: “La nuova sanità: parti senza dolore e ticket più bassi”.

Renzi e Grillo, guerra delle piazze. Articolo di Fabio Martini:

C’era una volta un vecchio slogan della Democrazia Cristiana che diceva «Avanti al centro contro gli opposti estremismi», messaggio che sembra destinato a guidare gli ultimi cinque giorni di campagna elettorale di Matteo Renzi. Intervistato da Massimo Giletti nella sua “Arena”, il presidente del Consiglio ha coniato una di quelle frasi semplici che sono il suo forte: «Votate per chi vi pare, ma non mandate buffoni in Europa». Renzi non dice esplicitamente chi siano i buffoni, ma nelle sue intenzioni l’epiteto non è indirizzato al solo Grillo: gli innominabili sono due, il comico, ma anche Berlusconi. Proprio Renzi lo ha fatto capire in un altro passaggio dell’intervista: «C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, ma scommette sulla sconfitta, sono i gufi che sperano che il Pil vada male, che il lavoro non ci sia e che si possa dire: c’è la crisi. Dall’altra ci siamo noi, non perfetti, limitati, ma che ci siamo tirati su le maniche».
Come dire, o almeno, provando a dire: il duello non è soltanto tra me e Grillo. Perché questo – pensa Renzi – equivarrebbe a dire che la sfida è tra anti-politica e politica, uno schema nel quale il premier finirebbe per incarnare l’establishment. E invece, con l’invenzione dei «buffoni», il capo del governo prova a lanciare un diverso discrimine: tra salvatori della patria e disfattisti. Infilando nel secondo sacco sia Grillo che Berlusconi. Questo sarebbe lo schema che Renzi preferirebbe, ma oramai è complicato invertire il flusso informativo: il suo antagonista è Grillo. Una sfida su diversi livelli. Renzi e Grillo si contendono i voti in uscita da Forza Italia e al tempo stesso sono in corsa per la conquista del primo posto alle Europee del 25 maggio. Due obiettivi da raggiungere attraverso una terza sfida: quella delle piazze. Una suggestione che i duellanti coltivavano da tempo. Grillo in queste settimane ha proseguito la sua campagna “en plein air”, la stessa perseguita alle Politiche del 2013, quando ebbe l’intuizione di chiudere la campagna elettorale nella grandissima piazza San Giovanni a Roma, piazza simbolo della sinistra. Una sfida riuscita perché quel giorno Pier Luigi Bersani chiuse la campagna del Pd dentro un teatrino di Roma, l’Ambra Jovinelli, finendo per proporre agli occhi degli elettori un raffronto disarmante.

Il Giornale: “Alfano si butta a sinistra”. Editoriale di Alessandro Sallusti:

Tra sette giorni sapremo come sono andate le elezioni europee. Questi ultimi giorni sono quelli delle urla, delle minacce e de­gli sgambetti. Con cadute di stile che fan­no tristezza, si regolano anche conti personali, come ha fatto ieri Veronica Lario in un’intervista rancoro­sa sull’ex marito Silvio Berlusconi. E chissà che cosa ancora dovremo vedere nelle prossime ore. Il ri­schio di annoiarsi, o schifarsi, è alto. Detto che nell’ urna ognuno fa ciò che crede, non è questo il momen­to di farsi distrarre da questioni che con la politica non c’entrano nulla. Grillo riempie le piazze promet­tendo sfracelli, Renzi occupa la tv facendo promes­se, soprattutto in campo fiscale, che non potrà man­tenere. Chi vuole farsi incantare si accomodi. Noi preferiamo stare concentrati sull’unico punto che ci interessa, cioè che l’Europa e l’Italia abbiano una gui­da liberale. Semplifico: dobbiamo sconfiggere la si­nistra. Tutto il resto viene dopo. Allo scopo,votare Grillo non serve a nulla.Lui,il ca­po, è un pazzo invasato ma ciò che più mi preoccupa è che il suo movimento è zeppo di ex e neo comunisti che già hanno annunciato che in caso di vittoria non faranno prigionieri in campo liberale. Meno perico­losa numericamente ma più insidiosa politicamen­te è la sirena di Alfano. Lui e la sua compagnia di tradi­tori si preparano a completare l’opera, portando in dote a Renzi una manciata di voti raccattati con l’in­ganno di un «nuovo centrodestra».Da forza subalter­na alla sinistra a forza di un «nuovo centrosinistra», questo è il patto che dietro le quinte Alfano sta trat­tando con i nuovi maggiorenti del Pd pur di salvarsi in un dopo elezioni che si annuncia per lui amaro.