Expo 2015, inchieste e liti per le poltrone. Così i cantieri rischiano il flop

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2014 10:00 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2014 10:00
Inchieste e liti per le poltrone così i cantieri rischiano il flop

Scajola (LaPresse)

ROMA – Era il 31 marzo 2008 e sul palco del Palazzo dei congressi di Parigi si brindava alla conquista dell’Expo, che Milano si aggiudicò in un ballottaggio con Smirne. Fu una vittoria bipartisan, risultato di un gioco di squadra tra un governo di sinistra (Prodi) insieme alla destra che governava comune e regione (Moratti e Formigoni).

Non restava che mettersi al lavoro e sulla carta il tempo era più che sufficiente: 2.585 giorni per preparare la grande esposizione universale, tema prescelto ”Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Ma ora che all’inaugurazione mancano 353 giorni, la città è in affanno: metà delle opere è in ritardo, alcune saranno completate solo parzialmente, altre sono state cancellate senza pietà.

Scrive Claudia Guasco sul Messaggero:

Sul milione di metri quadrati del cantiere di Rho-Pero, dove sorgerà la cittadella espositiva, le ruspe scavano a pieno ritmo ma c’è ancora poco o nulla e per capire come sarà il progetto bisogna affidarsi alle mappe e all’immaginazione. I vertici di Expo e Ilspa lo sanno, tant’è che nella visita dello scorso 11 aprile del premier Matteo Renzi hanno compiuto un piccolo capolavoro: promuovere l’Expo senza mostrare l’Expo. Ad accumulare ritardo si è cominciato subito, con la spartizione delle poltrone nelle società che gestiscono l’opera, e così tra liti, dimissioni e rimpasti è andato via un anno. Mesi preziosi per un evento che richiamerà 20 milioni di visitatori: dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 in Italia arriveranno 100 capi di Stato e 500 ministri, i Paesi che hanno finora aderito sono 147, pari al 93% della popolazione mondiale, i padiglioni saranno 60 contro i 42 di Shanghai 2000. Ma a meno di un anno dall’inaugurazione, solo adesso i lavori entrano davvero nel vivo. A Rho deve ancora essere completata la cosiddetta «ripulitura delle interferenze», in pratica lo sgombero dei terreni, appalto assegnato alla Cmc di Ravenna il 24 ottobre 2011; la «Piastra», progetto principale e ossatura portante dell’intera struttura del valore di oltre 160 milioni di euro, è stata realizzata solo per il 40%, per la costruzione dei padiglioni si comincia in questi giorni. E all’appello mancano ancora i 9 spazi tematici nei quali saranno raccolti i tipi di coltivazione del globo oltre alle infrastrutture. Strade, passerelle e 500 mila alberi da piantare. Un impegno gigantesco, al quale lavorano a pieno regime mille addetti (oltre a quelli dei padiglioni) che si dividono tre turni. Ma c’è anche un serio problema finanziario: nel bilancio 2014 mancano all’appello 120 milioni di euro, 60 della Provincia (che ha già detto che non li darà) e 60 della Camera di commercio (…)

Innanzitutto non ci sarà l’opera più scenografica, il simbolo del progetto: quello delle ”Vie d’acqua”, rete di canali in parte navigabili, un investimento da 331 milioni ridimensionato a 120 milioni e quindi cancellato per le proteste dei «No canal». E non nasceranno nemmeno le ”Vie di terra”, percorsi verdi dal centro di Milano alla cittadella. Poi c’è il capitolo trasporti, con il grande flop della Linea 4 della metropolitana: resterà incompiuta anche la tratta dall’aeroporto di Linate alla stazione ferroviaria Forlanini e si risolverà con un bus navetta. Non c’è tempo neppure per il potenziamento del treno RhoGallarate mentre sul fronte delle strade il nodo più critico è la Rho-Monza, che tra costi e contestazioni è ormai una corsa disperata. Infine l’autostrada Pedemontana: è cominciata il 6 febbraio 2010 e sarà agibile solo il primo spezzone di 15 chilometri. Insomma, saranno dodici mesi da brivido. L’ex direttore generale di Ilspa Rognoni, arrestato il 20 marzo, ne era consapevole e per i pm avrebbe forzato le procedure dei lavori per salvare l’Expo. In quattro anni ha percepito stipendi per un totale di 3 milioni e 282 mila euro.