Expo 2015, “indagini intralciate e duplicate”. Accuse tra magistrati a Milano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2014 9:34 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2014 9:34
Expo 2015, "indagini intralciate e duplicate". Accuse tra magistrati a Milano

Expo 2015, “indagini intralciate e duplicate”. Accuse tra magistrati a Milano (foto da LaPresse)

ROMA – Ha chiesto un rapido rientro a un clima di “normalità”, ma lo ha arroventato ancor di più il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati. Accusato, in un esposto al Csm, dal suo procuratore aggiunto Alfredo Robledo, di aver violato le regole nell’assegnare le inchieste, il capo della procura milanese alle prese con la delicatissima inchiesta sui lavori dell’Expo, ha contrattaccato. Mettendo nero su bianco, in una nota inviata a Palazzo dei Marescialli, che invece proprio le iniziative del pm Robledo “hanno determinato un reiterato intralcio alle indagini” sull’Expo.

Come? Nelle sette pagine della missiva, Bruti Liberati spiega che l’invio da parte del procuratore aggiunto al Csm di copie di atti del procedimento ha “posto a grave rischio il segreto delle indagini”. E, scendendo più nel dettaglio, il procuratore fa un esempio. Attribuendo a Robledo l’iniziativa di un doppio pedinamento che avrebbe potuto compromettere le indagini.

Bisognerà attendere la versione di Robledo, coordinatore delle inchieste sulla pubblica amministrazione, che ieri si è astenuto da ogni commento in attesa di avere la versione ufficiale di quella e delle altre accuse. Ma secondo Bruti Liberati “Robledo pur essendo costantemente informato del fatto che era in corso un’attività di pedinamento e controllo su uno degli indagati svolta da personale della polizia giudiziaria, ha disposto, analogo servizio delegando ad altra struttura della stessa Guardia di finanza”. Un equivoco? Il procuratore si limita a dire che “solo la reciproca conoscenza del personale che si è incontrato sul terreno ha consentito di evitare gravi danni alle indagini”.

Scrive Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera:

Così, mentre gli indagati cominciano a fare le prime ammissioni sul giro di tangenti sui lavori Expo, i magistrati sono costretti a difendersi da accuse di colleghi. E se Robledo non ha vistato gli atti di quell’inchiesta e ha mandato un esposto al Csm contro Bruti Liberati, ora sarà costretto a sua volta a difendersi. Sull’arresto di Angelo Paris, ad esempio, Bruti Liberati spiega di aver apposto il proprio visto, negato da Robledo, alla richiesta «peraltro poi accolta dal gip sui punti non condivisi da Robledo per evitare una delegittimazione dei sostituti» titolari dell’indagine. E per quella scelta, sottolinea, «non gli fu sottoposta al visto la successiva integrazione della richiesta al gip avanzata il 3 aprile del 2014».

Sembra dunque difficile che il fascicolo aperto dopo l’esposto abbia, come chiede il procuratore capo, una «sollecita definizione» per consentire all’ufficio di «svolgere il suo difficile compito fuori dai riflettori sul preteso “scontro nella procura di Milano”». Anche se il procuratore ha fatto notare con orgoglio che grazie alle sue decisioni «un’indagine di notevole complessità e che incide sulla vicenda di Expo 2015, un evento di straordinaria importanza per il Paese» è stata condotta «con eccezionale celerità».
Anche perché ad aggiungere critiche sulla gestione dell’ufficio c’è stato ieri a Palazzo dei Marescialli anche l’aggiunto Ferdinando Pomarici che ha definito «anomala» l’assegnazione a Ilda Boccassini dell’inchiesta Ruby: giacché lei non si era mai occupata di questo genere di reati. Anche sui domiciliari non richiesti al direttore del Giornale , Alessandro Sallusti, Pomarici ha ricordato che il capo voleva che fossero «un unicum», una «deroga» rispetto a casi simili.

Era era «un caso particolare, “unico”», ma «non ha prodotto discriminazione rispetto ai casi normali»; anzi è stato «l’occasione per generalizzare prassi più adeguate», ha del resto ammesso al Csm lo stesso Bruti Liberati.

Deroghe che il procuratore può fare alle regole del suo ufficio, ma ha il dovere di motivare. Lo ha fatto correttamente? Bruti Liberati assicura di sì. A suo sostegno, ieri, è intervenuto anche il procuratore aggiunto, Francesco Greco, responsabile del pool sui reati finanziari: nessun ritardo nell’iscrizione per corruzione di Roberto Formigoni, nell’indagine sul San Raffaele. E l’aver dimenticato in cassaforte l’inchiesta Sea-Gamberale, fu un «episodio incolpevole».