Expo, pizzini a Berlusconi e in Lombardia. Rodighiero: “Li portavo ad Arcore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2014 11:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2014 11:41
Expo, pizzini a Berlusconi e Maroni. Rodighiero: "Li portavo ad Arcore"

Angelo Paris (Foto LaPresse)

MILANO – “Portavo ad Arcore i pizzini per Silvio Berlusconi“.  A dirlo è Gianni Rodighiero, in un’intercettazione sul caso delle tangenti dell’Expo riportata da Repubblica. Pizzini e tangenti che arrivavano sia ad Arcore, sia alla Regione Lombardia e che venivano riscosse e gestite da Rodighiero e da Gianstefano Frigerio.

Il titolo del pezzo di Repubblica ha fatto infuriare Maroni, che viene citato come uno dei destinatari dei pizzini di Rodighiero. Il governatore della Regione Lombardia per questo si è detto “disgustato e incazzato“, annunciando poi dai microfoni di Radio Padania di essere pronto a querelare il quotidiano.

Emiliano Randacio e Piero Colaprico nell’articolo “Quei pizzini a Berlusconi e Maroni Andavamo ad Arcore ogni lunedì” su Repubblica scrivono:

“ai pubblici ministeri basta incrociare i telefonini degli indagati con la cella telefonica di Arcore per avere i riscontri che servono. In cinque date, ecco che Gianni Rodighiero, collaboratore di Frigerio, si trova ad Arcore. E, una volta, ci vanno Rodighiero e Frigerio insieme.

«Tale dato — scrivono i pubblici ministeri — conferma la veridicità dei riferimenti effettuati da Frigerio ai suoi contatti con i massimi livelli politici del partito (…) per sponsorizzare ai massimi livelli la posizione di Angelo Paris». La ricostruzione dei fatti è limpida. Siamo a poche settimane fa. Il 28 marzo 2014 è un giorno importante per la «cupola». All’hotel Michelangelo, dove Berlusconi lancerà la campagna per le Europee, s’incontrano alle 11,35 Frigerio e Paris. Nel frattempo (poco dopo le 11) Rodighiero è con Sergio Cattozzo, democristiano, ora Udc, beccato giovedì, al momento delle perquisizioni, con alcuni post-it, che aveva tentato di nascondere”.

E sui post-it Cattozzo aveva segnato gli importi delle tangenti ricevute dall’imprenditore Enrico Maltauro, continua Repubblica:

“590mila euro in due anni, 490 più 100), con accanto lettere dell’alfabeto, date, suddivisioni, le percentuali dello 0,3 e dello 0,5 a seconda dell’appalto. I due parlano. Cattozzo: «Tieni conto che Gianstefano (incomprensibile) aver parlato di Berlusconi e Berlusconi…». Rodighiero: «Sì, e anzi gli ha parlato e in più gli ha anche scritto, perché l’ho visto io (inc.) andare ad Arcore. Sai che, non dico tutte le settimane, ma il lunedì e il venerdì (impreca), ci ho sempre la lettera da portare. Solo che adesso bisogna stare più abbottonati, c’è il cerchio magico di Berlusconi». I due passano dalla portineria dell’ufficio intitolato a Tommaso Moro e usato come base della cupola”.

In più occasioni, si legge nei verbali, Rodighiero è andato ad Arcore:

Rodighiero, dicono i detective, era ad Arcore il 22 novembre (venerdì), il 20 dicembre (venerdì), il 23 dicembre (lunedì), il giovedì 6 febbraio 2014 e il giovedì 27 febbraio 2014. Com’è noto, Paris il 3 febbraio 2014 aveva partecipato «a una cena ristretta presso Villa San Martino, evento collegabile a Frigerio ».

I “pizzini” arrivavano anche alla Regione Lombardia:

“Per quanto riguarda la Regione, si sa dalle intercettazioni e dalle carte giudiziarie che Frigerio incontra una volta per caso Roberto Maroni, che dice di mandargli messaggi per sollecitare «il lavoro delle vie d’Acqua», vantandosi subito dopo per gli interventi del governatore lombardo: «Lo vedi che ho scatenato Maroni sulle vie d’acqua». Ed ecco ancora una volta Rodighiero che compare in Regione per portare questi «pizzini».

È lui che il 24 marzo 2014 manda un sms a Gianluigi Frigerio, il nipote prediletto di Gianstefano, dicendo: «Sono giù in Regione», e la cella telefonica si attiva due volte nella zona di Palazzo Lombardia. Con Mario Mantovani il rapporto è ancor più stretto, Frigerio senior e junior si sono impegnati «in coincidenza con la campagna elettorale regionale del 2013», scrivono i magistrati, e «fattivo» è stato il «contributo di Frigerio Gianluigi»”.

Secondo Repubblica, Gianluigi intanto è diventato un esponente della Regione:

“Sta nella «sottounità operativa delle politiche urbane e interventi per l’attrattività e la promozione integrata del territorio». Più che di millanterie, Frigerio sembra insomma di-sporre di «maniglie» solide. Uno dei suoi quartieri generali è una saletta del bar del Westin Palace. È qui che Frigerio incontra il direttore generale degli acquisti di Expo, Angelo Paris. Serve «una soluzione d’emergenza destinata a ripartire solo tra i principali appaltatori già assegnatari dei lavori da svolgere». Quindi: «Prendete le più grosse — ordina Frigerio a Paris — gli date dieci per una. Semplifica. Se è l’unica via!». Il professore chiede di esercitare pressioni anche sul commissario straordinario: «Con Sala insisti!». I diktat vengono eseguiti: il 21 febbraio Paris mette ansia a Simona Trapletti, responsabile area patrimonio Infrastrutture lombarde. Le dice che entro fine luglio devono concludersi i lavori «underground dei lotti ». Il progetto dev’essere inviato categoricamente entro il 30 aprile: «Se entro quella data non mi mandi il progetto — minaccia — lo faccio io d’ufficio ». Esattamente come da istruzione del «professore».”

E la tensione tra i “buoni” e i “cattivi” dell’Expo, scrive ancora Repubblica, sale:

Il 25 febbraio il direttore generale della divisione partecipanti Expo, Stefano Gatti, contatta Paris per lamentarsi proprio della lettera inviata alla Trapletti. Da alcune parole di Gatti — scrivono i pm nell’integrazione d’arresto del manager Expo — «emerge la volontà di Paris di scavalcare in qualche modo Giuseppe Sala al fine di far prevalere le sue intenzioni sulla realizzazione dei padiglioni e sulla relativa tempistica». È categorico Gatti: «Mi arrivano in mano cose che sono totalmente diverse da quello che è stato deciso… io continuo a concordare delle cose con Peppe (Sala, ndr) e poi mi arrivano delle cose da te che sono completamente diverse ». Gatti avverte Paris: «Stai entrando in un circuito di una pericolosità pazzesca che finirà con incidenti pazzeschi con i Paesi (espositori, ndr ) ». Il manager si scaglia contro il collega, accusandolo di voler «far saltare in aria l’intero progetto». I rimproveri proseguono con quella che Gatti considera l’anomalia della gestione del padiglione cinese: «Paese a cui viene lasciato un eccessivo margine di autonomia». «Perché — prosegue Gatti — diamo il messaggio al cinese “tana libera tutti”, se a un certo punto passa il messaggio che il cinese fa come cazzo gli pare, tutti gli altri dicono scusa, ma perché a me hai rotto i coglioni?». Non è casuale che proprio la gestione degli spazi di Pechino sia particolarmente agevole. Per i pm, infatti «rappresenta uno degli affari di massimo interesse per Primo Greganti, circostanza ben nota al Paris».