Expo, i verbali. Frigerio: “Le nostre mazzette le meno care…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 maggio 2014 9:07 | Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2014 9:08
Tangenti Expo, il video della bustarella Cattozzo-Maltauro: "Sono 15mila €"

Tangenti Expo, il video della bustarella Cattozzo-Maltauro: “Sono 15mila €”

MILANO – Lo “sportello tangenti – scrive Emilio Randacio di Repubblica – aveva un indirizzo preciso: viale Andrea Doria, civico 7.” A quell’indirizzo “sotto l’insegna un po’ enigmatica di Tommaso Moro e l’editrice La Bussola, si facevano gli accordi”.

Le tariffe della Tangentopoli versione 2014, variano. “Il deus ex machina – scrive Randacio – si nasconde dietro gli occhiali spessi del settantaquattrenne Gian Stefano Frigerio. Il capo, secondo l’ordinanza d’arresto dei magistrati Ilda Boccassini, Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio. Semplicemente il professore, o l’onorevole – per il suo passato nella Dc e poi in Forza Italia -, per i clienti habitué di viale Doria”.

L’articolo completo:

«TARIFFE NON ESOSE»
Di fronte a ritardi di pagamento, Frigerio si interroga sui servizi che garantisce. A marzo 2013, di fronte a un interessamento per la General Smontaggi, la percentuale per il «disturbo », non arriva. Ed ecco il ragionamento del professore: «Le nostre richieste non sono esose, posto che abbiamo chiesto una percentuale dell’1%, mentre altri intermediari chiedono cifre ben superiori del 4 e 5%». Bisogna insomma fare capire al manager della General «che o lui rispetta tutti e rapidamente nei tempi che gli abbiamo fissato, o noi non ci interessiamo più a niente… perché ciascuno di noi ha i suoi collegamenti». La bustarella, questa volta, ammonta a 120 mila euro. «Vuole darne 50 e poi 50?», s’interroga Walter Iacaccia, faccendiere indagato, proponendo anche uno sconto. «Però che li dia, non possiamo andare avanti così». E la chiosa dell’onorevole è perentoria: «Così non si può mica…».
I PASSAGGI DI DENARO
Il principale cliente di viale Doria 7 risulta essere l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, anche lui in carcere da giovedì. Alla sua omonima azienda si concentrano le maggiori attenzioni della cupola. E, lui, paga. Sempre. Dalla richiesta d’arresto emerge come uno dei più assidui frequentatori degli uffici della pratica facile milanese. Il 18 dicembre del 2012 è in ritardo all’appuntamento. Quando si presenta trafelato a Frigerio e al suo socio, Sergio Cattozzo, si giustifica dicendo «di essere stato oggetto, intorno alle 13 e 30, di un controllo alla dogana ». La mazzetta da 40 mila euro, in questo caso, era stata beccata e paradossalmente «tassata », visto che l’imprenditore è stato sanzionato «al valico di Ponte Chiasso» dalla polizia di frontiera. Proprio oltre confine Maltauro si riforniva per fare fronte alle richieste economiche della Cupola. Ma la Svizzera, negli ultimi tempi, non convinceva troppo Frigerio. Se approvano la legge antiriciclaggio, «poi diventa dura…».
«RICORDATI DI MIO FIGLIO»
«I metodi con i quali Cattozzo si adopera per ripulire il denaro di provenienza illecita (le mazzette, ndr ) », scrivono i pm milanesi al gip Antezza, sono piuttosto chiari. Una delle tante tangenti legate a Expo: «Frigerio una volta ottenuto il denaro lo consegna sistematicamente in contanti a Cattozzo, il quale simula la concessione di un prestito personale nei confronti della moglie di Frigerio, Milena Migatti». Non è solo la moglie a essere coinvolta nel vorticoso giro di denaro. Anche il figlio dell’onorevole, Antonio Frigerio, beneficia di contributi attraverso la società «La Bussola».
In una conversazione intercettata tra le mura di viale Doria, l’onnipresente Maltauro riceve una preghiera precisa: «Ricordati di mio figlio, accidenti!», lo riprende Frigerio. Il riferimento è a un contributo che gli imprenditori — non solo il vicentino — , sono costretti a versare sotto forma di pubblicità a una rivista pubblicata da La Bussola. È Frigerio junior, classe ‘75 a sollecitare il 9 dicembre di incrementare i contributi a Maltauro, «chiedendo un aumento a 15 mila euro rispetto agli 8 mila dell’anno prima».
ACCORDI BIPARTISAN SULLA CITTÀ DELLA SALUTE
«Sin dal suo avvio il progetto della Città della salute è uno dei principali affari seguiti da Frigerio, Cattozzo, Greganti e Grillo», scrivono i pm nella loro corposa richiesta d’arresto. Il motivo di tanto interesse, si spiega con un numero: i 332 milioni di euro che ruotano intorno al recupero dell’area che fu della Falck. Le trattative sottobanco «hanno origine sin dal settembre del 2012, appena si ha notizia del progetto di realizzazione del grande polo sanitario lombardo». Come sempre, è il professore che «traccia le linee della strategia per una alleanza di imprese». Da ottobre, Frigerio decide di fare entrare nel progetto anche Greganti, «ritenuto indispensabile per acquisire l’appoggio anche di una certa parte politica e per attivare nell’affare anche il mondo delle Cooperative (rosse, ndr ) ». Frigerio, che millanti o meno, il 7 settembre 2012 «si sofferma sull’opportunità sostenuta anche da alcuni esponenti politici regionali (“Sanese e Roberto”, presumibilmente l’ex segretario generale della Regione e il governatore Formigoni, ndr) e nazionali (”Bersani”), di raggiungere un’intesa per “costruire un buon concorrente ».
«HO SENTITO BERSANI»
In una intercettazione del settembre 2012, Frigerio racconta di aver «sentito un po’ Bersani e poi gli altri, sulla Città della Salute… bisogna fare delle riflessioni… e poi Bersani mi ha detto “a sinistra cosa fate?”, bisogna che senta, senta, se mi dice Manutencoop per me va bene… ». Bersani, dopo aver saputo di essere finito, de relato, nelle carte dell’inchiesta milanese, ha parlato di «millanterie». Di certo, su Manutencoop, Frigerio punta molto, visto che il 18 febbraio 2013 incontra il portavoce del presidente Claudio Levorato «e gli rammenta che con Greganti sono giunti all’intesa di sostenere una cordata Maltauro- Manutencoop». La data è curiosa, perché il via libera al progetto di Sesto, arriva ufficialmente solo nello scorso gennaio. Eppure, secondo le parole di Frigerio, gli appalti sarebbero già stati assegnati, «suddividendo l’edilizia dai servizi», tra le due società.

L’articolo di Giuliuano Foschini

DICEVA agli amici Angelo Paris, il direttore generale degli acquisti dell’Expo, che «il Professore è come la Madonna». Bastava venerarlo ed essergli fedele, poi al resto ci pensava lui. Gianstefano Frigerio, il Professore appunto, portava infatti con sé una vecchia ricetta infallibile, figlia di anni di esperienza da segretario della Dc milanese in piena Tangentopoli.QUELLA ricetta che gli aveva permesso, nonostante le condanne passate in giudicato, di essere nel cuore dei big di Forza Italia, a partire da Silvio Berlusconi. E grazie alla sua rete di amicizie e protezione, far vincere appalti, assicurare fulminanti carriere politiche negli enti, nelle pubbliche amministrazioni e anche in Forza Italia. Il tutto chiaramente in cambio di tangenti.
Eccola la ricetta di Frigerio: «I canali da seguire sono tre — spiegava al telefono
il Professore — il rapporto con la sinistra e lì ti devi far fissare un appuntamento con Primo (ndr, Greganti); poi le banche che sono gli azionisti veri e lì il canale è Gigi (ndr, Luigi Grillo, ex parlamentare Pdl). E poi c’è il terzo canale che è il mondo cattolico e li ti faccio parlare io con il cardinale».
BERLUSCONI E FORZA ITALIA
Paris non parla a caso, per lui Frigerio è davvero come la Madonna. Il 3 febbraio del 2014 tramite «Fabrizio Sala, consigliere regionale con delega all’Expo molto vicino allo stesso Frigerio — ricostruisce la Procura — Paris ha un invito per partecipare a un incontro ristretto organizzato da Silvio Berlusconi». Sala è molto grato: «Ci sono indicazioni? Vado tranquillo? Vorrei un consiglio» chiede a Sergio Cattozzo, il politico ligure che fa da braccio destro a Luigi Grillo. Cattozzo subito va da Frigerio che chiama Sala «attribuendosi la paternità dell’appuntamento ». «Quando ci siam visti quella volta a colazione, tu credi io che abbia fatto con quello che c’era? Fedele (ndr, Confalonieri) e così via, eh! Ho detto di metterti negli incontri, poi ne ho parlato anche alla Gelmini». «Quindi vado tranquillo? » gli chiede Paris. E Frigerio risponde: «Tranquillo, dopo mi dici, tanto domani ci vediamo». Frigerio parla di incontri quindi con Confalonieri e la Gelmini. Ma sono soltanto alcuni dei nomi di big citati nelle telefonate: da Cesare Previti, a «zio Gianni Letta», da Confalonieri a Raffaele Fitto, a credere alle sue parole, Frigerio, è in grado di arrivare ovunque.
IL SISTEMA CAORSO
Evidentemente non tutte sono millanterie, come dimostra la storia di Fabio Callori, sindaco di Caorso, comune nel piacentino. Frigerio e la sua banda sono interessati all’appalto per lo smantellamento della centrale nucleare di Caorso. Devono cercare di fare entrare nell’affare (da un miliardo e 200 milioni complessivi) la ditta Maltauro che è pronta a versare loro una mazzetta da 600mila euro. A mettersi di mezzo arriva il governo Letta che cambia i vertici della Sogin (la società che bandisce la gara). Frigerio si attrezza e prova a trovare le contromisure: «Ne ho parlato con Gianni Letta, ho mandato Alatri (ndr, Alberto Alatri, ex direttore amministrativo di Sogin, indagato) da Letta, da Cesare (ndr, Previti) anche da Donato Bruno » dice al telefono, prepara un’interrogazione da far presentare al gruppo di Forza Italia al Senato. Infine con i suoi sodali individua il sindaco Callori come strumento. «Lui — spiega infatti Cattozzo a Frigerio — è rimasto in Forza Italia e mi dice: “Sai Sergio se mi dicessero che il Coordinatore Provinciale lo faccio io… ” (…) Allora io con lui ho fatto questo accordo: lui si fa negare (ndr, dalla Sogin), qualsiasi cosa che chiedono: chiedono i permessi, poi prima o poi glieli darà, però li fa morire. Fino al tentativo di far dire a Alberto Alatri al suo amministratore delegato, se volete io lo chiedo al sindaco attraverso un amico carissimo — che sarei io — se c’è da smuovere un po’ il sindaco di Caorso e a quel punto entriamo in ballo in modo forte all’interno ». Il sindaco di Caorso è stato poi nominato vice presidente regionale di Fi.
LA POLITICA
Nel cuore di Frigerio rimane sempre la politica. Tant’è che spesso nelle intercettazioni disegna strategie e alleanza. Ma l’operazione che fa con l’ex senatore Gigi Grillo è diabolica. Grillo lascia infatti Forza Italia per andare con Alfano in Ncd. Ma è un trucco. «Abbiamo mandato Grillo nella compagina di governo perché io sono rimasto con Berlusconi. Gli ho detto vai di là, tanto alle prime elezioni politiche che ci saranno dovremmo fare le alleanza sennò perdiamo tutto, e allora ho detto facciamo così, dividiamoci».
LE ALTRE RELAZIONI
Il centrodestra è di casa da Frigerio. Ma i politici citati sono decine: da Maurizio Lupi a Pierlugi Bersani, in tanti però hanno già negato contatti. Così come al momento non c’è alcun riscontro della cena con il comandante generale della Finanza, Saverio Capolupo di cui parlava al telefono: «Io mercoledì sera faccio l’altro lavoro di copertura politico-giuridica e mi porto a cena Gigi Grillo con il Comandante della Finanza che è un mio amico». O dei millantati contatti con il direttore del Dis, Gianpiero Massolo, a cui fa riferimento l’ex segretario della Dc. Che racconta anche di un incontro con Lorenzo Guerini (Pd), e di un pranzo saltato con Renzo Lusetti (Udc) per poi lasciarsi andare a un amarcord: «I miei ragazzi! Quando ero segretario, il segretario nazionale dei giovani era Lusetti, i due vie erano Enrico Letta e Franceschini, il loro capo della segreteria si chiamava Gabrielli. Che classe dirigente!».