Rassegna Stampa

Export Italia in crescita: +5,4% a dicembre (netto da 4,9%)

Export Italia in crescita: +5,4% a dicembre (netto da 4,9%)ROMA – Un calo dello 0,1% delle esportazioni dall’Italia nel 2013 non è certo un “bilancio brillante” e anzi costituisce “il peggiore risultato dal 2009”, è il bilancio fatto in prima battuta da Luca Orlando sul Sole 24 Ore. Se si escludono però oro e petrolio, dove i listini sono caduti a livello mondiale e il crollo dei prezzi influenza le statistiche,

il bilancio globale della parte manufatturiera pura è così in crescita di oltre due punti, in linea con l’aumento dei volumi degli scambi mondiali.

Farmaceutica, alimentari e abbigliamento sono i comparti migliori in termini di crescita percentuale, capaci di portare complessivamente alle imprese quasi sei miliardi di vendite aggiuntive. In crescita anche macchinari, gomma-plastica legno e apparati elettrici, mentre gli unici segni meno del 2013 sono per tessile, petrolio raffinato, computer e metalli di base, questi ultimi appesantiti come detto dal crollo dei listini dell’oro, giù di oltre il 30% lo scorso anno. E non a caso è proprio in Svizzera, dove cediamo 2,5 miliardi di export, che si realizza per l’Italia la performance peggiore tra tutti i paesi. Se in media l’export in termini assoluti non ha brillato, attestandosi poco al di sotto dei 390 miliardi, per le importazioni è stato invece un anno in caduta libera, con un arretramento di 21 miliardi (-5,5%), analogo a quello del 2012, che ha spinto l’avanzo commerciale a sfondare di slancio quota 30 miliardi, livello mai visto dal lontano 1996. Performance legata in particolare al settore dei macchinari, punta di diamante della nostra meccanica, capace di produrre nei 12 mesi un avanzo che sfiora i 50 miliardi di euro, due in più rispetto al 2012, il massimo mai realizzato dalle imprese del comparto. Ma se i dati dell’intero anno propongono per l’Italia il “racconto” di un’economia in difesa che riduce gli acquisti dall’estero, con famiglie poco inclini a consumare e imprese restie ad investire, il mese di dicembre offre invece qualche spunto di ottimismo. L’export su base annua è infatti in crescita di quasi cinque punti (+5,4% al netto dell’energia e +4% su base mensile destagionalizzata) e sono in aumento anche le importazioni, primo segno più dopo 13 mesi consecutivi in rosso (+3% su base annua e +4,1 su base mensile destagionalizzata).

Risultati legati in parte al calendario, con la presenza di una giornata lavorativa in più. Che tuttavia non basta per spiegare la decisa inversione di rotta in Europa, con una ripresa sostanziale degli acquisti soprattutto in Francia e Germania e un ritorno al segno più anche per la Spagna.

Berlino, primo partner commerciale del nostro Paese, è la star del mese, con acquisti di merci italiane in crescita del 10,9% e punte ancora superiori per chimica, farmaceutica, metalli e macchinari. Uno sprint che vale 336 milioni di maggiori acquisti e che contribuisce a limitare i danni per l’intero 2013, dove invece il bilancio resta in rosso di un punto percentuale. L’inversione di rotta europea vista a dicembre, se confermata nei prossimi mesi, sarebbe quanto mai cruciale per le sorti della nostra economia, che “piazza” ancora nell’Unione il 53,6% delle proprie vendite globali, 209 miliardi di euro lo scorso anno. Buon per noi se crescono gli emergenti, ma con Parigi e Berlino al palo il rilancio del nostro Pil resta impresa ardua.

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