Ezio Mauro e Eugenio Scalfari: per Mattarella entusiasmo a Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 febbraio 2015 11:05 | Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2015 11:05
Sergio Mattarella (Ansa)

Sergio Mattarella (Ansa)

ROMA – La elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica ha ricevuto l’onore delle armi di due editoriali del quotidiano La Repubblica, uno del direttore Ezio Mauro e uno del fondatore, Eugenio Scalfari. Ha scritto Ezio Mauro: “Cercavamo un Presidente capace di garantire il rispetto della Costituzione, difensore dell’unità nazionale e della legalità, scelto da intese alla luce del sole e non figlio illegittimo del patto del Nazareno, libero e autonomo da Palazzo Chigi. Sergio Mattarella ha tutte queste qualità, unite a una sicura passione per la democrazia e a un forte senso delle istituzioni”.

Merito anche di Matteo Renzi, che “è stato il player dell’operazione, partendo dall’unità del suo partito che nel momento in cui si è compattato su Mattarella ha avuto l’opportunità — per la debolezza altrui — di muoversi non solo come forza di maggioranza relativa, ma come spina dorsale dell’intero sistema politico e istituzionale. Incredibilmente, il Pd ha saputo far fronte a questa responsabilità nazionale”.

Nel suo entusiasmo, Ezio Mauro scivola su una buccia di ingenuità: “Alla prova del fuoco, si è visto che il patto del Nazareno non aveva quel doppio o triplo fondo che temevamo”.

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In realtà c’è da credere che il patto del Nazareno di doppi fondi non ne abbia solo tre. Solo che Renzi ha battuto Berlusconi al suo gioco preferito, quello dell’incularella: “Se Berlusconi pensava attraverso il patto di imbrigliare la fase politica, con una impropria diarchia, è finito sconfitto e isolato in Parlamento con il guinzaglio in mano, dopo la fuga in retromarcia all’ultima curva anche di Alfano. Tutti abbiamo qualcosa da imparare dalla scelta di Mattarella: perché quando la politica segue la via dritta, senza illusionismi, senza ambiguità e senza arroganze, può capitare che vinca la democrazia, mandando al Quirinale un galantuomo della Repubblica”.

Per Eugenio Scalfari quella che ha visto la elezione di Sergio Mattarella al Quirinale “è stata una grande giornata politica: un nuovo presidente della Repubblica che ha tutte le qualità necessarie per essere l’arbitro della partita quotidiana tra i tre poteri costituzionali (legislativo, esecutivo, giudiziario) e tra le parti politiche, ciascuna con una propria visione del bene comune” e anche per essere “garante della Costituzione, che può certamente essere emendata dal Parlamento ma non stravolta; emendata nelle leggi di attuazione, ma non nei principi, per cambiare i quali sarebbe necessaria una nuova Costituente”.

L’entusiasmo porta Scalfari un po’ più vicino a Renzi “che ne ha deciso la candidatura e ne ha guidato il percorso fino alla vittoria finale. Renzi era consapevole che il suo candidato non sarebbe stato un suo burattino insediato al Quirinale solo per assecondare le sue finalità politiche, ma una persona dotata dell’autonomia necessaria a far rispettare le prerogative che la carica gli attribuisce. Un Capo dello Stato insomma che proseguirà al vertice delle istituzioni l’esempio dato da Einaudi, Pertini, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e in particolare degli ultimi due che si sono trovati al vertice della struttura istituzionale in una fase particolarmente agitata della vita pubblica ed economica italiana, europea e internazionale.

Qui nessuno toglie dalla testa dei malpensanti che Mattarella non fosse la vera scelta di Renzi, che Renzi abbia usato quel nome per spaventare Berlusconi, conoscendone l’odio vecchio di un quarto di secolo. Poi però il nome è rotolato fuori e ha fatto valanga dentro il Pd, rendendo impossibile a Renzi di sgusciare via.