Fa crac la scuola simbolo della moglie di Bossi. Andrea Montanari, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 settembre 2014 10:05 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2014 10:05
Umberto Bossi

Umberto Bossi

ROMA – “È a un passo dalla chiusura la scuola privata Bosina di Varese, famosa perché vi insegna la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone – scrive Andrea Montanari di Repubblica – La crisi è dovuta al crollo delle iscrizioni, all’interruzione dei finanziamenti statali che fino al 2010 il governo Berlusconi aveva concesso, ma soprattutto al venir meno dei soldi versati dalla dirigenza della Lega”.

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A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico — fissato l’8 settembre per la scuola d’infanzia e il 15 per le classi primarie e secondarie — nell’istituto della signora Bossi c’è aria di smobilitazione e si fa strada l’ipotesi della liquidazione. È un’altra delle conseguenze della fine della parabola di Bossi.
Il dirigente scolastico Andrea Piva si è dimesso alla fine di luglio. Il co-fondatore, nonché commissario straordinario della Provincia di Varese, Dario Galli, si è chiamato fuori già all’inizio dell’estate e il presidente del Consiglio di amministrazione Bruno Specchiarelli avrebbe fatto lo stesso lo scorso 29 agosto.
Sono lontani i tempi in cui senatori e deputati del Carroccio mettevano mano al portafoglio per dare una mano alla scuola della consorte del Senatùr. Nel 2010, avevano sborsato 800mila euro solo per ristrutturare un’ala della scuola. La nuova dirigenza della Lega arrivata dopo Bossi, invece, ha deciso di chiudere i rubinetti — raccontano alcuni esponenti leghisti. Anche il governo Berlusconi, suscitando polemiche, aveva concesso alla scuola Bosina copiosi finanziamenti. Trecentomila euro nel 2009 e altri 500mila nel 2010 con un decreto del ministero del Tesoro per altre ristrutturazioni.
Oggi nessun dirigente del Carroccio accetta nemmeno di parlare del futuro della scuola Bosina. L’istituto aveva già chiuso il liceo linguistico a due anni dalla fondazione. I pochi insegnanti rimasti che da giugno non prendono lo stipendio sono stati convocati due giorni fa per il collegio docenti, ma a riceverli nella scuola hanno trovato solo la segretaria. «La nostra vera preoccupazione — raccontano — sono i 16 studenti iscritti alla terza media perché ad oggi non sanno nulla. Se la scuola non dovesse riaprire faranno fatica ad essere ricollocati in altre classi». Altri ammettono di essersi presentati alla convocazione dell’ex dirigente scolastico solo per non violare il contratto di lavoro. Eppure il cartello ancora appeso ieri sul cancello della scuola conferma la data di apertura dell’anno scolastico. «Piuttosto che vedere chiudere la Scuola Bosina vado a raccogliere mirtilli» si sarebbe sfogata nei giorni scorsi Manuela Marrone. Ma nessuno da allora si è fatto avanti. La patata bollente è passata nelle mani degli avvocati Carlo Piatti e Valentina Meroni. I due legali si augurano che «una soluzione possa essere trovata in tempi brevissimi, per il bene di tutte le famiglie coinvolte». Pochi però a questo punto ci credono. Negli scorsi mesi si era parlato di un possibile compratore e ora l’unica strada sembra quella della liquidazione.