Falkland, Argentina sfida Londra per il petrolio, a 33 anni dalla guerra persa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2015 7:45 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2015 8:15
Isole Falkland  (foto Ansa)

Isole Falkland (foto Ansa)

ROMA – Si torna a parlare delle isole Falkland, o Malvinas come dicono in Argentina, 33 anni dopo la guerra che fu vinta dalla Gran Bretagna di Margaret Thatcher e fu disastrosa per i generali che tenevano in pugno l’Argentina in quegli anni,

“Un giudice – scrive Filippo  Fiorini della Stampa – ordina il sequestro dei beni di cinque multinazionali e società inglesi per perforazioni illegali: quel pezzo di mare è nostro”.

Tre giganteschi vascelli di rilevamento sismico, tra cui lo Sterling e il Titan, che il costruttore definisce «semplicemente i più potenti al mondo». Due piattaforme d’estrazione, compresa la Eirik Raude, che ospita 140 persone e vanta un motore da 61 mila cavalli. Un battello oceanografico e capitali per 156 milioni di dollari, di cui una parte è anche italiana, sono i primi prigionieri di guerra a cui punta l’Argentina, nell’offensiva legale che ha appena scatenato contro il petrolio inglese alle Falkland.

Coinvolta anche Edison
L’ordine di sequestro arriva da un giudice della Tierra del Fuego, regione del remoto sud, che mette nel mirino cinque multinazionali degli idrocarburi, tra cui è compresa anche Edison International, controllata da azionisti francesi, ma con sede legale a Milano. L’accusa è quella di aver cercato ed estratto petrolio dalle acque territoriali argentine e di aver anche creato il pericolo di un disastro ambientale. La denuncia sorge da due ministeri di Buenos Aires che, a quattro mesi dalle presidenziali, cercano di fare leva su un tema sensibile come quello delle Malvinas, per suscitare la simpatia dell’elettorato.

I giacimenti marittimi
Di fatto, però, i giacimenti e le attrezzature in questione si trovano tutti entro i confini marittimi dell’arcipelago che l’Argentina invase e riperse nel 1982 (con una guerra che causò circa mille morti), e che nel 2013 ha deciso con un referendum di restare inglese. Il punto è che sei anni fa il governo di Cristina Kirchner ha varato una legge che include nel suo territorio «le isole Malvinas e altri isolotti o rocce» dei dintorni. Poi, ha tirato fuori una risoluzione Onu che impedisce all’Inghilterra di «prendere decisioni unilaterali» sulla questione, e chiede a Londra le royalties sul greggio (…).