Falso olio extravergine: chi c’è dietro Bertolli, Sasso…

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2015 16:01 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2015 13:20
Falso olio extravergine: chi c'è dietro Bertolli, Sasso...

Falso olio extravergine: chi c’è dietro Bertolli, Sasso…

ROMA – Non extravergine ma, semplicemente, olio d’oliva. L’inchiesta della magistratura sul falso extravergine è partita dopo la segnalazione di una testata giornalistica specializzata. E’ stato così che i laboratori delle agenzie delle dogane hanno verificato casi in cui l’olio, a differenza di quanto indicato, non era extravergine. Iscritti sul registro degli indagati per frode in commercio i responsabili legali di sette aziende produttrici di olio: Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia. Ma chi c’è veramente dietro questi marchi? Lo spiega Monica Rubino su Repubblica:

Gli storici brand dell’olio italiano Carapelli, Bertolli (toscani) e Sasso (ligure) non sono più italiani da un pezzo. Da principio, nel 2008, fu lo spagnolo Jesus Salazar, il re dell’olio spagnolo, ad accaparrarseli per farne le punte di diamante del suo gruppo Sos, poi Deoleo, sfruttando proprio il fascino internazionale del made in Italy. Ma di recente, però, anche la Deoleo, nei guai per difficoltà finanziare, ha cambiato proprietario. Il fondo inglese di private equity Cvc nell’aprile del 2014 ha rilevato la quota di maggioranza della holding spagnola. Un’operazione tormentata, che aveva visto persino il Governo spagnolo mettersi in mezzo per evitare l’acquisizione da parte di un fondo straniero di importanti marchi di olio nazionali.

Poi, grazie anche al lavoro di intermediazione di Mediobanca (advisor unico di Cvc), la dura posizione governativa si è ammorbidita. Così il gruppo Deoleo ha cambiato padrone. E, con esso, anche gli italiani Carapelli, Bertolli e Sasso. D’altronde, dal latte al riso, dalla pasta alle conserve di pomodoro, il food italiano fa gola agli investitori stranieri. Negli ultimi 30 anni una fila impressionante di marchi italiani sono finiti nel carrello di multinazionali estere. Quanto agli altri marchi nel mirino della Procura di Torino, l’olio Primadonna, distribuito dalla catena Lidl, è prodotto anche esso da Bertolli e Carapelli.

L’olio Antica Badia era stato associato in un primo momento all’oleificio Salvadori, ma è arrivata subito la rettifica dell’azienda, che pubblichiamo di seguito:

La società Oleificio Salvadori srl che è stata citata in un articolo apparso sul Vostro quotidiano on line (che ha ripreso un articolo pubblicato ieri su  “Repubblica on line”) come azienda produttrice dell’olio a marchio “Antica Badia”,  per precisare che la predetta azienda non ha prodotto l’olio sequestrato nell’ambito dell’indagine in oggetto. L’articolo di Repubblica è infatti stato immediatamente rettificato a cura della medesima giornalista dott.ssa Monica Rubino. Il marchio di cui trattasi  è di proprietà del cliente (Eurospin) che commissiona i confezionamenti a vari oleifici in Italia. Il campione oggetto dell’inchiesta Guariniello  NON è stato confezionalo dalla Oleificio Salvadori srl, ma da altro produttore i cui riferimenti possono essere richiesti direttamente alla procura di Torino.