Il Fatto: “La fiducia per 29 volte. Monti governa così”. Lavoro, la frenata della Fornero

Pubblicato il 11 luglio 2012 9:35 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2012 9:37

Continuano a far discutere le parole di Mario Monti sul suo futuro politico. Il Corriere della Sera: “Il fattore Monti sul voto 2013.” L’Italia che verrà terra incognita. Editoriale di Antonio Polito:

“Sotto la frusta implacabile dei mercati, sta venendo allo scoperto il vero nodo della politica italiana: che faranno quelli che andranno al governo dopo Monti? Proseguiranno le sue riforme o invertiranno la marcia? Dalla risposta dipende, tra le tante cose, anche lo spread. Eppure di come sarà governato il nostro Paese dalla prossima primavera in poi nessuno oggi sa niente. Nelle carte geografiche che orientano gli investitori stranieri, sull’Italia post 2013 c’è la scritta «hic sunt leones». 
La verità è che dobbiamo dare garanzie anche sul futuro. Lo ha riconosciuto per la prima volta il premier, lo ha detto ieri esplicitamente Napolitano, ed è il cuore della lotta politica non solo nel Pdl ma anche nel Pd, soprattutto dopo che quindici esponenti di quel partito hanno apertamente chiesto, nella lettera pubblicata ieri dal Corriere, un impegno a proseguire nell’agenda Monti anche dopo il voto dell’anno prossimo.”

Crisi. L’Unione Europea prova a tranquillizzare i mercati con i primi 30 miliardi destinati a Madrid. Scrive Luigi Offeddu:

“L’Ecofin si chiude con una rassegna delle aree di crisi, una lunga diga puntellata qui e là. La Spagna guadagna un anno in più per ripianare il suo deficit: e una volta tamponata l’emergenza con i 30 miliardi in arrivo, non sarà abbandonata, anche se le sue esigenze «non possono essere quantificate a priori» in modo preciso. Comunque, Madrid dovrà rassegnarsi al «monitoraggio attento» della Ue. La Grecia riceverà entro due settimane l’ispezione della troika, la commissione mista Fmi-Ue-Bce, e anche — forse — i soldi per i salari pubblici. Infine, Cipro sembra per ora assicurata contro il panico. La Ue lancia i suoi salvagente, sperando di trovare un approdo per tutti. Ma l’estate, lo sanno tutti, è appena all’inizio.”

La crescita e l'occupazione - Il Corriere della Sera

La crescita e l’occupazione – Il Corriere della Sera

Riforma del lavoro. La frenata di Fornero: cambia solo se ci sono i fondi. Articolo di Melania Di Giacomo:

“E’ durato meno di 24 ore l’accordo di maggioranza sulle 10 modifiche alla riforma del mercato del lavoro, approvata a fine giugno. Il tempo che il ministro Elsa Fornero opponesse le proprie perplessità sulla possibile copertura degli emendamenti: «Stiamo lavorando. Il momento è delicato, è bene non anticipare nulla», si è limitata a dire, e in nessun modo ha voluto commentare la presa di posizione dei partiti. 
Intanto il nodo delle risorse crea allarme anche sulla nascita della SuperInps: l’accorpamento dell’istituto con l’Inpdap provocherebbe nel breve periodo, secondo il Consiglio di vigilanza che ieri ha approvato la prima nota di variazione di bilancio 2012, «un problema di sostenibilità dell’intero sistema pensionistico pubblico», con conseguenze sulle prestazioni. Con l’incorporazione l’incidenza della spesa per prestazioni sul Pil «si attesta al 19,22%» nel 2012 rispetto al previsto 13,79%.”

Si profila un’agenda del Professore per il dopo voto. La nota politica di Massimo Franco:

“Forse dopo le elezioni politiche non ci sarà più Mario Monti a palazzo Chigi. Ma dovrà comunque esserci «un» Monti, inteso come sosia del presidente del Consiglio attuale: chiunque vinca. Per intendersi: sosia in termini di affidabilità presso l’Europa e le istituzioni finanziarie; e come capacità di non abbandonare la politica economica seguita negli ultimi mesi dall’Italia. Per questo, le parole dette ieri dal capo del governo vanno lette accanto a quelle pronunciate a Lubiana dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita ufficiale nella capitale slovena. Monti esclude di rimanere a palazzo Chigi dopo il voto; ma Napolitano proietta l’agenda anticrisi «montiana» oltre le elezioni del 2013.”

Il ritorno del Cavaliere. Il retroscena politico. Berlusconi si ricandiderà a premier. L’ipotesi di un ticket con Alfano:

“Ha passato le ultime settimane a studiare i sondaggi, ad analizzare gli scenari per il voto nel 2013, ad ascoltare dirigenti del Pdl, imprenditori ed esponenti internazionali. Ma alla fine la decisione è presa: Berlusconi si ricandiderà come premier.
Il ruolo di padre nobile non scalda i suoi elettori che gli chiedono un impegno più diretto, quell’impegno che aveva escluso nel momento dell’investitura di Angelino Alfano a segretario del Pdl. Gli ultimi sondaggi, arrivati sul suo tavolo, hanno mostrato alcuni dati di cui, secondo il Cavaliere, non si può non tenere conto. Tre gli scenari sottoposti agli intervistati: un Pdl senza Berlusconi non arriverebbe al 10% dei voti mentre la candidatura di Alfano alla premiership, con il Cavaliere in campo come presidente del partito, porterebbe un risultato intorno al 18%. Se invece Berlusconi fosse ancora in corsa per la presidenza del Consiglio, in un ticket con Alfano e una squadra di giovani dirigenti, dalle urne arriverebbe, secondo i sondaggi, anche un 30%. Un risultato che potrebbe non bastare a conquistare la guida del Paese ma darebbe al Cavaliere e al suo partito un ruolo determinante nella prossima legislatura, soprattutto se si arrivasse a una grande coalizione chiamata a continuare il percorso di risanamento dei conti e di uscita dalla crisi economica.”

La Repubblica: “Monti: non vado oltre il 2013.” Un traguardo lontano. Editoriale di Andrea Bonanni:

“Adesso lo scudo anti-spread europeo voluto dall’Italia ha anche un nome, e questo in qualche modo ne formalizza l’esistenza. Glielo ha dato Juncker, appena confermato alla guida dell’Eurogruppo.”

Gli scenari. L’Europa non dà segnali forti. Così la speculazione rialza la testa. Il dossier di Eugenio Occorsio:

“Il fatto che la Bce sarà agente dell’Esm o le sottili distinzioni fra interventi per i Paesi virtuosi e no, non convincono gli economisti. I quali notano come dopo la due giorni di Bruxelles siano di più le questioni lasciate aperte, anche cruciali come il fatto che la Bce non può andare oltre la magra dotazione dell’Esm nei suoi interventi salva-spread, che quelle risolte.”

Il Fatto Quotidiano: “La fiducia per 29 volte. Monti governa così. Il record in questi primo otto mesi. L’ultimo voto ieri sul fondo per i terremotati. Entro agosto altri 12 decreti arriveranno alle Camere. Il colle che rimproverava Prodi e B. fa da scudo al professore.”

Il parlamento inutile. Editoriale di Furio Colombo:

“Sei stato convocato con urgenza e tassativo ordine di partecipazione e puntualità. Ma l’aula è vuota. Non c’è alcuna presenza o dibattito. Sono i commessi a dirti sottovoce: annunceranno il voto di fiducia a mezzogiorno o all’una, e si vota qualche ora dopo. Vuol dire che bassi di fronte al banco della Presidenza della Camera e puoi solo dire un sì o un no.”

 

Il Sole 24 Ore: “Dall’Eurogruppo prima tranche di aiuti da 30 miliardi per le banche spagnole. Per il premier è «ardito» dire che l’Italia non avrà mai bisogno del fondo anti-spread – Schäuble ai giudici tedeschi: sì all’Esm senza ritardi.” Editoriale di Carlo Bastasin:

“Da questo labirinto non sembra esserci via d’uscita. Se avete avuto la pazienza di seguire queste esemplificazioni, avrete capito che in questi anni lo spazio di manovra della cancelliera Merkel non era affatto agevole, dovendosi aggiustare nei limiti di legge interpretati dalla Corte di Karlsruhe, l’organo costituzionale che ha la più alta credibilità presso i cittadini tedeschi e che può imporre al Governo l’uscita della Germania dall’euro qualora ritenga che i presupposti per l’adesione alla moneta unica – una stabilità monetaria pari a quella del marco – siano venuti a cadere. La sintonia tra la Corte di Karlsruhe, gli economisti delle valli bavaresi e l’ufficio legale della Bundesbank offre una nervatura ai sentimenti euroscettici che in questo momento decisivo sono pienamente mobilitati. E c’è una certa coerenza in questo “scontro finale”, visto che il bivio di fronte a cui si trovano la Germania e tutti i Paesi dell’area euro è quello della scelta tra la democrazia nazionale, con i suoi limiti sempre più evidenti, e l’unione politica europea. Una scelta consapevole dei giudici costituzionali a difesa dell’euro potrebbe rivelarsi il passaggio di maturazione politica e istituzionale cruciale. A costo di attendere cinque settimane.”

Soft economy. La bellezza è anche ecologica. Inchiesta di Ermete Realacci:

“Nelle scorse settimane, mentre la nazionale si batteva per arrivare in finale agli Europei, a dar retta a certi resoconti giornalistici sembrava che il futuro non solo calcistico del Paese sarebbe passato dai campi di Poznan e Kiev. O almeno che da lì sarebbe potuta venire una positiva scossa. Fatta la tara sulla mania nazionale per il calcio, è poi così strampalata questa idea? «Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada, la quale non può che condurre se non al precipizio», diceva uno che, non so se fosse appassionato di calcio, ma certamente non era digiuno di economia: «Il problema economico – ha infatti scritto Luigi Einaudi – è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale». Proprio mentre la crisi emerge sempre più per la sua gravità, per le sue interconnessioni, per la sua durata, è necessario avere una visione più ampia del campo da praticare.”

Stessa apertura anche per Il Messaggero: “Monti: non resto oltre al 2013.” In evidenza l’editoriale di Giovanni Sabatucci, “Il governo del paese e la libertà di critica”:

“In Italia è oggi possibile (è giusto, è opportuno) criticare il governo in carica? Il solo porsi la domanda sembra assurdo in un Paese democratico, che si è sempre distinto per la vivacità, o addirittura per la virulenza, del dibattito politico. Un Paese che tra l’altro ha inventato e largamente usato la nota locuzione «piove, governo ladro». Eppure è accaduto, proprio in questi giorni. È accaduto che il presidente del Consiglio, impegnato in una dura e dolorosa operazione di risanamento finanziario, si sia irritato per le critiche, a volte ingenerose, di organi di stampa e rappresentanti delle parti sociali, giungendo ad accusare i dissenzienti di lavorare contro gli interessi del Paese e di far salire con le loro dichiarazioni il temutissimo spread con i titoli di Stato tedeschi.”