Rassegna stampa. Fiorito: “La Polverini? Quella lettera di dimissioni non vale gnente”. Scuola, via al maxi-concorso

Pubblicato il 25 settembre 2012 9:20 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2012 9:20
La prima pagina de Il Corriere della Sera 25-9-12

Il Corriere della Sera 25-9-12

Polverini, addio con rabbia. Il Corriere della Sera: “E alla fine, ha deciso: Renata Polverini si è dimessa da presidente della Regione Lazio”. Molte spese, pochi valori. Editoriale di Ernesto Galli della Loggia:

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“Quando la quantità di un fenomeno supera una certa misura, ciò ne cambia la qualità, esso diviene qualcos’altro. E dunque non si può definire semplicemente corruzione, sprechi, malgoverno quanto sta emergendo a proposito del modo d’essere delle istituzioni regionali nel nostro Paese. Che va aggiunto, per l’appunto, alle note ruberie dei vari Lusi e Belsito e dei loro molti complici, nonché alla pervicace volontà dei partiti, dimostrata in mille occasioni e ancora pochissimi giorni fa al Senato, di continuare a non dare conto del modo in cui impiegano il fiume di soldi dei contribuenti ottenuti grazie a delibere da loro stessi approvate nei consigli comunali, provinciali, regionali e per finire nelle aule parlamentari. Né vale dire, mi sembra — come ha fatto proprio sul Corriere di ieri il presidente Onida — che la colpa è degli uomini, degli eletti, i quali poi, secondo quanto prescritto dal Porcellum, sarebbero in realtà dei «nominati». Infatti gli orribili e patetici figuri della maggioranza del Consiglio regionale del Lazio (di cui voglio sperare che il Pdl non osi ripresentare nelle proprie liste neppure uno), così come i consiglieri dell’Udc, del Pd e dell’Idv, loro complici nella finanza allegra e nelle smisurate appropriazioni, sono stati tutti eletti da migliaia e migliaia di preferenze (come del resto Formigoni, come Penati, come Lombardo, e come mille altri). Altro che nominati!”.

Il Cavaliere: vicenda squallida. E adesso si cambia tutto. Articolo di Paola Di Caro:

Per approfondire: Polverini-Marrazzo-Storace: Regione Lazio “maledetta” da scandali e inchieste

“Ci hanno provato fino all’ultimo a resistere alla valanga che solo in pochi avevano saputo prevedere nelle sue reali dimensioni una settimana fa, quando lo scandalo è esploso. Non Silvio Berlusconi, che alla Polverini fin dal primo momento aveva chiesto di «resistere», perché il muro del Pdl e delle sue regioni non cedesse. Non Angelino Alfano, che solo ieri pomeriggio, quando era diventato evidente che l’ormai ex governatrice del Lazio non aveva più i numeri in Consiglio e tantomeno la voglia di rimanerci, le ha detto che «non si resta a dispetto dei santi, se pensi che non hai più dietro la forza per andare avanti, lascia». Non i colonnelli laziali e nazionali in faida perenne e, alla fine, alla conta delle rispettive macerie”.

Due delibere per moltiplicare i milioni. Il governatore sapeva dei soldi ai partiti. Inchiesta di Fiorenza Sarzanini:

“Gli aumenti di fondi per i partiti hanno sempre ottenuto il via libera della giunta della Regione Lazio. E dunque Renata Polverini non poteva non sapere, come invece ha sostenuto in questi giorni, che gli stanziamenti destinati al funzionamento dei gruppi fossero lievitati da un milione di euro a quattordici milioni di euro in appena due anni. La prova è in due «determinazioni» che sono state approvate nel 2011 e hanno elargito complessivamente otto milioni e centomila euro. Quel fiume di denaro arrivato ai consiglieri era dunque il frutto di una procedura che vedeva marciare insieme la giunta e il consiglio guidato da Mario Abbruzzese, senza controlli e soprattutto senza che ci fossero obiezioni a fronte di una lievitazione di costi che stava prosciugando le casse. E non solo a loro. Tra i contributi concessi dalla giunta c’è anche quello a una società di Lorenzo Cesa, il segretario dell’Udc”.

L’accusa di Monti: sull’anticorruzione inerzie non scusabili. Scrive Dino Martirano:

“Di lotta alla corruzione il presidente del Consiglio ne aveva già parlato il 16 aprile davanti all’emiro del Qatar: «Ho chiesto a sua altezza quale fattore, in passato, avesse ostacolato di più gli investimenti stranieri nel nostro Paese… La corruzione, appunto». Poi ci era tornato su a Cernobbio e ieri, alla Conferenza internazionale sulle riforme strutturali, Mario Monti ha dato una stilettata al Pdl che sta facendo melina intorno al ddl anticorruzione: «Si va in salita, non in discesa, data una certa inerzia comprensibile ma non scusabile da parte di certe forze politiche», ma il governo «intende portare avanti» il ddl contro la corruzione inserito «dentro un pacchetto equilibrato» sulla giustizia”.

La prima pagina de La Repubblica 25-9-12

La Repubblica 25-9-12

La Repubblica: “Polverini costretta all’addio. Caos Pdl”. Le macerie della destra. Editoriale di Massimo Giannino:

“Davanti alle tre delibere regionali che hanno fatto lievitare da 1 a 14 milioni i fondi pubblici «rubati» dai partiti nel corso dei tre anni della sua consiliatura, non ha capito che non avrebbe potuto recitare (anche lei, come a suo tempo Scajola e poi persino Bossi) la parte della governatrice «a sua insaputa». O forse lo ha capito, ma proprio per questo non ha voluto e potuto fare altrimenti, cioè scaricare su altri colpe che, se non erano sue dal punto di vista soggettivo, lo erano senz’altro dal punto vista oggettivo. Ora parla di «consiglio indegno». Dice di aver aspettato proprio per vedere «fino a che punto il consiglio era vile». La verità è un’altra. Si è illusa che quella patetica sforbiciata ai trasferimenti e alle auto blu, votata in tutta fretta sabato scorso, fosse il colpetto di spugna sufficiente a mondare la Regione di tutti i suoi peccati. Si è lasciata addomesticare da Berlusconi, che le ha chiesto di restare al suo posto per non aprire nel Lazio una faglia che avrebbe finito per inghiottire quel che resta del Popolo delle Libertà. In ogni caso, lei non poteva e non può tuttora chiamarsi fuori, perché è stata ed è parte di quel «consiglio indegno ». Perché dal 2010 ne ha di fatto coperto gli atti e i misfatti. Per colpa (non ha vigilato). O per dolo (ha condiviso). Il risultato politico non cambia. Le sue dimissioni non sanano niente. Al contrario, amplificano lo scandalo”.

Intervista di Carlo Bonini a Franco Fiorito:

“Polverini? Non l’ho fatta cadere io ma Renata smetta di minacciare. Non è mica il primo ministro. Quella lettera di dimissioni non vale gnente. Finché non va in consiglio ci può sempre ripensà. Me pare una che ce ripensa spesso”.

Il personaggio. Ascesa e caduta di Renata Cenerentola della Magliana diventata regina dei talk show. Articolo di Filippo Ceccarelli:

“Chissà oggi a quale (ulteriore) Madonna si potrebbe far risalire la responsabilità di queste dimissioni che di colpo oscurano le obiettive virtù della ex governatrice: simpatia, cioè spontaneità comunicativa, ed energia, cuore, prodigiosa attitudine a farsi sentire «con te» (il suo slogan) a figurare una del popolo, l’«una come tutti» dei manuali di marketing applicato alla corsa elettorale.
Che corsa! Ma quanto terribilmente invecchiati ora, quei ricordi: lei che a Corviale indossa i guantoni da boxe, lei sulla biga elettrica, lei sotto un enorme crocifisso, lei che durante un comizio
a un certo punto si era tolta la maglietta per indossarne una di propaganda, restando con il body, tra gli applausi. Una sera Berlusconi, che non sempre è un signore, le disse in pubblico qualcosa del tipo: «Ma lo sai che non sei male?». Polverini anche allora piaceva parecchio alla sinistra, ma almeno alle donne di quella parte dispiacque che al comizio di chiusura fosse rimasta in silenzio quando il Cavaliere le aveva tributato il solito numeraccio sullo jus primae noctis, e insomma: che cosa non si fa per farsi votare!”

La prima pagina de Il Giornale 25.9.12

Il Giornale 25.9.12

Il Giornale: “Finalmente vanno a casa”. Editoriale di Alessandro Sallusti. Ma la mia libertà non è in vendita:

Per approfondire: Caso Sallusti, via le norme che puniscono con la galera i reati di opinione

“Ho dato disposizione ai miei avvocati di non chiudere l’ipotesi di accordo con il magistrato che mi ha querelato per un ar­ticolo­neppure scritto da me e che ha otte­nuto da un suo collega giudice la condanna nei miei confronti a un anno e due mesi di carcere. Il signore voleva altri soldi, oltre i trentamila euro già ottenuti, in cambio del ritiro della querela e quindi della mia libertà. Io penso, l’ho già scritto, che le libertà fonda­mentali non­si scambino tra privati come fossero figu­rine ma debbano essere tutelate dallo Stato attraver­so i suoi organi legislativi e giudiziari. Anche perché nel caso specifico c’è un’aggravante,e cioè che a esse­re disposto a trarre beneficio personale dal baratto è un magistrato”.

Il Fatto Quotidiano: “Finalmente Polverini se ne va. Ora restituiscano i soldi”. Napolione. Editoriale di Marco Travaglio:

“Mai fare battaglie di principio nel paese dei conflitti d’interessi e degli ideali di bottega. Domenica abbiamo scritto che la condanna in appello di Alessandro Sallusti a 14 mesi di carcere senza la condizionale per un articolo diffamatorio scritto da un altro dimostra ancora una volta l’indecenza di una politica che non ha mai voluto riformare la diffamazione per rendere la stampa ancor più serva e ricattabile. E che il caso particolare, prima della sentenza di domani della Cassazione, si può risolvere in un solo modo: Sallusti risarcisca i danni e chieda scusa al giudice diffamato, nella speranza che questi ritiri la querela”.

La piena in arrivo. Articolo di Peter Gomez:

“Non è che l’inizio. Le dimissioni di Re-nata Polverini segnano solo un primo giro di boa nello scandalo dei fondi milionari incassati, spesi e rapinati senza controllo dal Pdl e da altri movimenti politici. Non servono particolari capacità divinatorie per capire che il sistema Lazio, ben incarnato dalla pantagruelica figura Franco Fiorito, è un patrimonio comune di molti altri Consigli regionali. Ovunque l’opacità regna sovrana. Ovunque, appena si tenta di fare qualche domanda, si scopre l’imbarazzo”.

La Stampa: “Polverini si dimette e accusa”. La fine della seconda repubblica. Editoriale di Marcello Sorgi:

“E’ inutile girarci attorno o attardarsi troppo sui dettagli: quella a cui stiamo assistendo è la fine della Seconda Repubblica. L’unica differenza, rispetto alla caduta della Prima, vent’anni fa, è che stavolta le dimissioni non sono imposte dagli avvisi di garanzia delle Procure, ma da una sorta di tribunale dell’opinione pubblica, che non ha bisogno di aspettare indagini, processi e sentenze, per esprimere il proprio disgusto”.

Foto, giornali e tv. Milioni bruciati per l’immagine. Inchiesta di Grazia Longo:

“Che i consiglieri regionali Pdl fossero ossessionati dall’immagine lo abbiamo scoperto dalla lettura del conto corrente gestito – si fa per dire – dall’ex tesoriere Franco Fiorito. Fiumi di denaro per interviste a pagamento. Un’abitudine gradita però anche agli altri consiglieri regionali, presidente in testa. È stato proprio lui, Mario Abbruzzese sempre in quota Pdl, ad autorizzare la bellezza di 1 milione e 212 mila euro alla voce informazione su giornali, radio e tv. Già nota è del resto, la sua sensibilità ai privilegi”.

Rissa nella fabbrica cinese che produce per la Apple. Il reportage di Ilaria Maria Sala:

“Una maxi rissa ha portato alla temporanea chiusura, ieri per tutta la giornata, della fabbrica della Foxconn di Taiyuan (provincia dello Shanxi, nella Cina del Centro-Nord), dopo che quello che sembra essere stato un alterco fra un operaio e un guardiano della fabbrica si è tramutato in una rivolta, durata tutta la notte, che ha coinvolto più di 2000 persone. Solo l’intervento di cinquemila poliziotti è riuscito a riportare la situazione alla calma. E poi è scattata la conta dei danni: auto ribaltate, un centro commerciale assaltato e poi 40 feriti, benché la polizia con un comunicato abbia smentito. Ma le immagini girate con i telefonini mostrano scene di totale caos”.

Il Sole 24 Ore: “Via al maxi-concorso Così cambia la scuola”. I costi politici. Un intero sistema da rifondare. Editoriale di Stefano Folli:

“C’è voluta una settimana, più o meno, prima di arrivare alla conclusione logica e fin dal primo momento inevitabile: dimissioni di Renata Polverini, scioglimento del Consiglio regionale del Lazio e ritorno alle urne. Questa settimana di incertezze e giravolte è servita non per risalire la china, cosa impossibile, bensì per convincere anche il più distratto dei cittadini della miseranda verità: a Roma non è caduta una giunta, è collassato un sistema. Un groviglio di interessi, di potere e sottopotere, di ingordigia e malversazioni, che ha strangolato la maggioranza di centrodestra, ma che trascina a fondo anche quelle forze di opposizione – a cominciare dal Pd – che hanno ratificato e troppo spesso condiviso nella sostanza lo sperpero del denaro pubblico. Quei quattordici milioni lievitati negli ultimi due anni e spartiti fra tutti i gruppi consiliari rappresentano una pagina oscura, un punto-limite che sarà molto difficile far dimenticare”.

Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia nelle regioni è spesa record. Articolo di Gianni Trovati:

“Non c’è solo il Lazio. Tra Suv plateali e «vacanzone», ostriche e rievocazioni omeriche in salsa trash, in questi giorni la Pisana ha dato spettacolo: la prosa più piana offerta dai numeri racconta però che il problema non inizia a Viterbo e non finisce a Formia. Anzi.
Per capirlo basta guardare le spese per «organi istituzionali» in senso stretto (indennità di giunte e consigli, vitalizi, finanziamenti ai gruppi, ma senza contare il personale) sostenute delle Regioni nel 2011 e registrate dal sistema telematico dell’Economia che monitora i flussi di cassa di tutti gli enti pubblici”.

Il Messaggero: “Lazio, Polverini si dimette e accusa”. La scelta giusta da fare. Editoriale di Alessandro Barbano:

“Alla fine a Renata Polverini le dimissioni sono parse l’unica parola pronunciabile che avesse ancora la forza di farsi ascoltare. E di proteggere la politica dagli imbroglioni e dall’agguato dell’antipolitica. Lasciando la Regione, la governatrice ha ammesso di aver perso la battaglia per cambiare dall’interno la sua maggioranza, ma ha consegnato a chi verrà dopo di lei un’occasione per ripartire. E ha dimostrato di aver giocato dall’inizio una sfida vera, che impone a chi è sconfitto di assumere le decisioni conseguenti”.