Fisco, ora fa gli agguati agli yacht. Zurlo, Il Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 agosto 2015 10:03 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2015 10:58
L'articolo di Stefano Zurlo del Giornale

L’articolo di Stefano Zurlo del Giornale

ROMA – “Il fisco più leggero? Si limita a spostare i controlli dal porto al mare aperto – scrive Stefano Zurlo del Giornale – Ma la sostanza non cambia: gli yacht continuano a essere nel mirino della Finanza e la nautica affonda. Succede a Lignano Sabbiadoro, le cui banchine sono vuote”.

L’articolo di Stefano Zurlo: Impossibile non vederla. La motovedetta Gdf è lunga 14 metri. Più di una balena. E incombe sul Canale. Dagli uffici della Marina di Punta Faro, la più importante di Lignano, gli impiegati la osservano preoccupati: «Chissà chi han controllato». «È il fisco amico», ironizza qualcuno.
Blitz su blitz. Abbordaggi nelle acque dell’Adriatico, controlli minuziosi, domande su domande. «E i nostri clienti si stressano e portano la barca altrove, all’estero – spiega Manuel Rodeano, titolare della Marina Punta Verde, sull’ansa del Tagliamento – I militari vogliono anzitutto vedere chi è alla guida. Sono alla caccia perenne di prestanome e teste di legno, sono sempre convinti che chi va in mare sia uno sporco evasore. E lo tartassano in tutti i modi». Lignano Sabbiadoro è la località perfetta per misurare la febbre, ormai endemica, della nautica tricolore. Quattro marine, 2.500 posti barca che raddoppiano se si considera il comprensorio, tra i più importanti d’Italia. E, a quanto pare, anche uno dei più tartassati dal fisco. Paola Piovesana, patron della marina di Punta Faro, la più grande con 1.200 posti barca, offre un quadro ancora più crudo: «Gli abbordaggi avvengono con cadenza quotidiana. La Finanza parte dal Porto Vecchio, attraversa il Canale, entra in mare aperto, poi può decidere se puntare verso Grado e Trieste o scendere in direzione Bibione e Jesolo. A quel punto scattano i controlli, con raffiche di domande. Più di una vota il blitz mette in moto l’accertamento vero e proprio, perché secondo i militari il valore del motoscafo o della yacht non è compatibile con i redditi dichiarati. Alcuni clienti si sfogano con me: quest’anno da giugno ci hanno già controllato due volte».
Si sa, nell’immaginario collettivo le barche, anche quelle da 10 metri, sono sinonimo di lusso, di agio, di sfrontatezza. «Un mio cliente – aggiunge Piovesana – voleva comprarne una e aveva già versato una caparra da 10mila euro. Ma il commercialista gli ha detto in sostanza “lei è pazzo, cosi si espone ad accertamenti senza fine”. Ha perso la caparra e disdetto l’acquisto» (…).