Fisco, stop al segreto bancario. Paolo Lepri, Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2014 12:29 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2014 12:53
Fisco, stop al segreto bancario. Paolo Lepri, Corriere della Sera

Fisco, stop al segreto bancario. Paolo Lepri, Corriere della Sera

ROMA – “Segreto bancario? No, grazie – scrive Paolo Lepri del Corriere della Sera – L’epoca dei conti riservati all’estero sembra avviarsi al tramonto grazie all’accordo per lo scambio automatico di informazioni fiscali, firmato ieri a Berlino da cinquantuno Paesi, che renderà la vita difficile, dal 2017, a chi nasconde il proprio denaro in qualche paradiso vicino o lontano”.

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«Abbiamo lanciato un segnale di trasparenza ed equità nel mondo globalizzato. L’evasione delle tasse non pagherà più», ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble a conclusione della conferenza che ha riunito un centinaio di delegazioni provenienti da tutto il mondo. «Si tratta di un esempio di riforma strutturale internazionale cioè di un cambiamento di regole che produce benefici per tutti», è stato il commento del ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan. «Evadere le tasse non solo è illegale ma è immorale», ha ricordato il cancelliere dello Scacchiere britannico John Osborne.
Agli early adopters che hanno sottoscritto lo standard raggiunto dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, se ne aggiungeranno infatti ben presto altri (attualmente si parla di trentaquattro) come ad esempio anche la Svizzera. Fanno già parte dell’elenco dei firmatari, comunque, Paesi come il Liechtenstein, le isole Vergini e le isole Cayman che attirano capitali in cambio di tassazioni ridotte. Rimane il problema degli Stati Uniti, che hanno avviato il processo con la normativa Facta ma sono rimasti fuori a causa dei problemi legati alla piena reciprocità dello scambio di dati. Nella conferenza stampa finale Schäuble, Padoan e Osborne sono stati affiancati dal francese Michel Sapin e dallo spagnolo Luis de Guindos, perché sono state proprio queste cinque nazioni a portare avanti l’iniziativa maturata a Dublino del 2011. «Tre anni fa nessuno avrebbe immaginato che saremmo arrivati così rapidamente ad una conclusione positiva», ha detto il ministro tedesco.
A Roma si valuta con grande interesse quello che Padoan ha definito «un evento estremamente importante», ricordando tra l’altro il lavoro che la nostra presidenza dell’Ue ha compiuto per incorporare lo standard dell’Osce nella legislazione europea. Il governo ritiene che l’accordo sarà «una fonte di reddito per il Paese» e prevede un forte influsso sul rientro di capitali. «Stiamo completando il lavoro parlamentare per la voluntary disclosure e questo impegno – ha aggiunto – è rafforzato dall’impatto delle decisioni prese a Berlino». Tutto questo si inquadra in uno scenario in cui l’Italia non è certo un cattivo esempio nella lotta all’evasione fiscale ma, anzi, «sta diventando nota per il suo sforzo in questo campo».
La «Tax Conference» berlinese è stata anche l’occasione per proseguire la discussione sul piano d’azione Beps (Base erosion and profit shifting), cui il G20 ha dato un primo via libera, riguardante le multinazionali (come Apple, Amazon e Google) che spostano artificiosamente gli utili dove il prelievo fiscale è minore. «Quello di oggi è il primo pilastro, mentre ora è necessario ridurre l’ottimizzazione delle tasse da parte delle compagnie», ha detto Sapin. «Bisogna fare in modo – ha osservato Schäuble – che le grandi industrie paghino di più del panettiere che ha il negozio dietro l’angolo». Sarà questa, forse, una battaglia ancora più difficile.

Conti correnti monitorati in 51 Paesi. Scrive Corrado Poggi del Sole 24 Ore:

Un anno o poco più e la «window of opportunity» a disposizione degli evasori per continuare a sfuggire ai controlli del fisco si chiuderà irrimediabilmente. È questa la principale conseguenza dell’accordo siglato ieri a Berlino dai rappresentanti di 51 paesi e giurisdizioni membri dell’Ocse – fra cui Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Italia – che prevede l’adozione di un nuovo standard globale unico per lo scambio automatico delle informazioni sui contribuenti, anche quelli con conti nei cosiddetti paradisi fiscali.
Lo scambio entrerà ufficialmente in vigore a partire dal 2017 ma le informazioni che verranno allora comunicate riguarderanno anche conti aperti alla fine del 2015. Chi dunque non sanerà la propria posizione prima di allora, rischia di finire nella rete del fisco. «Gli evasori hanno due scelte – recita il comunicato diffuso a fine vertice – o farsi avanti o venire presi». Nei prossimi mesi, altri paesi dei 123 che aderiscono al forum potrebbero sottoscrivere l’accordo ed entrare a far parte degli early adopters, fermo restando che in ogni caso l’accordo entrerà in vigore per tutti un anno dopo, nel 2018.
Per l’Italia l’accordo, che secondo il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, rappresenta un esempio di «riforma strutturale a livello internazionale», potrebbe comportare in prospettiva un aumento dei movimenti di capitale di rientro nel paese. «Per l’Italia questo accordo rappresenta un ulteriore strumento di lotta all’evasione e di reddito per il paese – ha detto il ministro – è una riforma che cambia i rapporti internazionali e ci aspettiamo che avrà un impatto sui movimenti di capitale che rientrano in Italia». Il governo, ha aggiunto, nel suo semestre di presidenza europea ha posto grande attenzione nel mettere la questione dell’evasione al centro del dibattito e degli sforzi di regolamentazione europea e in Italia «sta procedendo il lavoro parlamentare sulla voluntary disclosure».
All’accordo al momento mancano due firme di importanza fondamentale, quella della Svizzera e degli Stati Uniti che pure avevano dato un impulso cruciale alle nuove regole nel settore con l’adozione Foreign Account Tax Compliance Act. «Gli Stati Uniti – ha detto il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria – sono da sempre all’avanguardia nella lotta all’evasione e sono dei supporter entusiastici dei nostri sforzi. In questo momento il dibattito interno li sta portando in una direzione diversa da quella che abbiamo intrapreso noi ma sappiamo anche che sono alle prese con problemi molto specifici al loro sistema, come il problema della tax inversion per cui aziende americane si fondono con aziende straniere per ereditarne il trattamento fiscale all’estero. Questo fa sì che enormi quantità di profitti rimangano parcheggiati fuori dai confini nazionali e non reinvestiti nel paese dove verrebbero tassati. Ecco, è possibile che anche per un proprio interesse illuminato, gli Stati Uniti si avvicinino al nostro percorso».
Per quanto riguarda la Svizzera, Gurria ha ricordato che ha aderito al forum e che «sebbene non abbia aderito oggi per diventare parte del plotone degli early adopter, questo non significa che non possa farlo presto, fermo restando che altrimenti partiranno l’anno seguente. «In ogni caso – ha sottolineato Gurria – hanno tutti accettato di fornire informazioni fiscali su richiesta, inclusa la Svizzera”.
Infine, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble: «In un mondo globalizzato – ha detto – serve un sistema unico di scambio delle informazioni. È una questione di giustizia e di equità».