Rassegna Stampa

Forza Italia, al vertice arriva Toti. Repubblica: “Partito in rivolta”

Forza Italia, al vertice arriva Toti. Repubblica: "Partito in rivolta"

Forza Italia, al vertice arriva Toti. Repubblica: “Partito in rivolta”

ROMA – Al vertice di Forza Italia arriva Toti,il Cavaliere lo vuole coordinatore, Verdini spiazzato, il partito in rivolta. L’articolo di Carmelo Lopapa per Repubblica:

L’ultimo via libera è arrivato durante il pranzo romano di ieri con Fedele Confalonieri, suo mentore, prima che in città rientrasse Silvio Berlusconi dopo la lunga pausa festiva. L’azienda non pone alcun veto, anzi: un suouomo, direttore del Tg4 e di Studio Aperto, sarà paracadutato sulla poltrona più alta di Forza Italia, giusto al fianco del leader, alla guida di un partito che più che in fibrillazione è sull’orlo di una crisi interna.
È attesa a ore la nomina di Giovanni Toti alla poltrona di coordinatore organizzativo. Era nell’aria, ma l’accelerazione delle ultime 48 ore, partita con la presenza a sorpresa del direttore al vertice forzista di martedì sulla riforma elettorale a Montecitorio, ha spiazzato tutti i dirigenti. «Non facciamo certo salti di gioia» confessa uno dei più vicini a Verdini. «Toti sarà semplicemente unfrontman, ma non sarà certo lui a gestire» prova a rassicurare un ex ministro. Il clima, però, in una squadra già lacerata, è pessimo. Il Transatlantico nel pomeriggio era tutto un pullulare di capannelli forzisti in fermento. La carica è l’unica prevista dallo Statuto e consentirà dunque al Cavaliere di evitare modifiche e la convocazione di organismi. «Se riunisci l’assemblea, quella modifica non passerà mai» lo avevano avvertito per tempo in tanti sul piede di guerra. Berlusconi ha optato come sempre per la prova di forza. «Dobbiamo rinnovare, dobbiamo tenere il passo di Renzi e del Pd, non possiamo lasciare che glielettori ci percepiscano come qualcosa di vecchio» ha spiegato ieri sera a Palazzo Grazioli ai suoi invitati. Di fronte a lui, oltre ai capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, proprio quel Denis Verdini sul quale la carica organizzativa sembrava tagliata su misura. E invece mastica amaro, il fedelissimo. Proprio nel momento più delicato, in cui il senatore toscano sta gestendo da plenipotenziario la partita della riforma elettorale col Pd. Ma tant’è, «Berlusconi ha deciso, vuole fare subito e non c’è nulla che ormai possa distoglierlo» spiega chi ha gli ha parlato fino a poche ore fa.
Nominerà gli ultimi sei coordinatori regionali a giorni, poi il comitato di presidenza dei 36, per presentare tutto l’establishment del nuovo formato in occasione della celebrazione del ventennale della discesa in campo del 26 gennaio. Appuntamento che tuttavia proprio Toti si è incaricato di organizzare e che i ras forzisti hanno ora una voglia matta di disertare. A modo loro, facendo venir meno l’afflusso delle consuete migliaia di truppe cammellate. Ragione per cui la kermesse che sta tanto a cuore al leader nelle ultime ore sarebbe tornata in forse. «Vedrete, da oggi saremo tutti “totiani”» profetizza invece beffarda una lealista di prima linea.
Ad ogni modo, il futuro coordinatore prenderà possesso — c’è chi dice già tra oggi e domani, al più la prossima settimana — dei suoi uffici nella sede di San Lorenzo in Lucina. A dispetto dei mugugni. La spunta lui: poltrona apicale unica, niente triumvirato con altri dirigenti. Solo a queste condizioni abbandona quella doppia da direttore di due tg. Aprendo di fatto la corsa alla successione che coinvolge tanti, da Giorgio Mulé a Nicola Porro. Il patron di Mediaset non aveva certo bisogno di convincere Confalonieri o la figlia Marina, ma con loro ha iniziato a ragionare dei tasselli tv. Portare Toti in cima alla piramide — col consenso di Francesca Pascale — vuol dire riportare l’organizzazione di Forza Italia nel recinto dell’azienda, come agli esordi. Il quarantacinquenne di Massa, destinato a essere “scagliato” in tv contro i nuovi renziani, è uomo di Mauro Crippa, direttore generale della Comunicazione Mediaset del quale è stato vice a lungo. Che la svolta salvi tuttavia Marina dalla «discesa in campo» non è detto affatto. I sondaggi di casa non incoronano Toti. Solo al momento debito, quando scatteranno i servizi sociali, si aprirà la partita della premiership, quella che conta.
Il Cav ridisegna Forza Italia: Toti sarà coordinatore unico scrive Adalberto Signore del Giornale:

La fase della riflessione, come sempre accade a Silvio Berlusconi, è dura­ta mesi. Ma pare che ormai il Cavaliere abbia deciso, tanto che nelle ultime 48 ore ha ini­ziato a comunicare le sue deci­sioni ai big del partito. Una in particolare, nell’aria ormai da settimane. La nomina di Gio­vann­i Toti a numero due di For­za Italia sembra infatti una que­stione di ore, davvero poche se in molti l’attendono già per og­gi. Il primo passo verso quello «svecchiamento» su cui l’ex premier punta da molto e di cui parla da tempo nelle sue con­versazioni private. Senza incer­tezze se anche durante queste vacanze di Natale non ha na­scosto il suo fastidio verso i «ve­ti e contro-veti» che gli arriva­no da­dentro il suo stesso parti­to su qualunque cosa voglia fa­re. «Non solo nominare un co­ordinatore regionale, ma pure spostare una penna è diventa­to un problema dentro Forza Italia», si è lasciato scappare Berlusconi. «Voglio facce nuo­ve e volti giovani», ripete come un mantra il Cavaliere.

E alla fine il grande passo sembra ormai fatto. Dopo aver­lo mandato come suo «rappre­sentante » alla riunione sulla legge elettorale che si è tenuta alla Camera martedì pomerig­gio, il direttore di Tg4 e Studio Aperto sembra ormai ad un pas­so dalla nomina a coordinato­re organizzativo di Forza Italia (l’unica che non comporta una modifica dello Statuto). Una ca­sella chiave, la più importante dopo quella di presidente che è ovviamente ricoperta da Berlu­sconi. Questo, almeno, riporta­no i rumors di piazza in Lucina, ma anche delle riunioni che si tengono nel pomeriggio a Pa­lazzo Grazioli dove il Cavaliere arriva a metà giornata. Ed è pro­prio a via del Plebiscito che a tarda sera sono attesi Toti, Gianni Letta e i capigruppo di Camera e Senato Renato Bru­netta e Paolo Romani, oltre che Denis Verdini. Questo ultimo non certo contento della nomi­na, non tanto perché i due non sono propriamente due amici di vecchia data quanto perché di fatto Toti andrebbe a ricopri­re quello che è da sempre il ruo­lo di Verdini. Con l’obiettivo non solo di «svecchiare» il parti­to ( non solo per quanto riguar­da le facce, ma anche nella co­municazione) ma pure di allun­gare una mano ad Angelino Al­fano nell’ottica di un futuro riavvicinamento.

La nomina di Toti, infatti, ha un suo peso anche «politico». Il direttore di Tg4 e Studio Aper­to , infatti, non solo è molto ben visto da Fedele Confalonieri e Marina Berlusconi, ma è pure una colomba, certamente favo­revole ad un ricongiungimen­to con il Ncd di Alfano. Riavvici­namento di cui peraltro parla anche Berlusconi che, sempre nei suoi colloqui privati, non nasconde la speranza di corre­re alle prossime politiche nella stessa coalizione con Alfano e compagni.
L’accelerazione voluta dal Cavaliere, però, ha acceso for­tissimi malumori all’interno del partito. La vecchia guardia, infatti,non gradisce affatto l’ar­rivo di un corpo estraneo in una posizione non solo apicale ma pure decisiva (sulle decisio­ni che contano come sulle liste elettorali). E a lamentarsi sono in molti, moltissimi. Più o me­no q­uasi tutto il gruppo dirigen­te di piazza San Lorenzo in Luci­na che a questo punto teme di essere vittima dello «svecchia­mento ». D’altra parte, il clima dentro Forza Italia era già piut­tosto teso dopo la nomina di al­cuni coordinatori regionali. In alcuni casi ci sono state vere e proprie sollevazioni. È accadu­to per esempio in Veneto, dove il neo-nominato Marco Marin è apertamente accusato da tut­ta la Forza Italia locale di essere «uomo di Alfano».
Così, quasi tutti i deputati e senatori veneti sono lettera­l­mente furiosi con alcuni di loro (ieri lo confidava ad un collega in Transatlantico Lorena Mila­nato) che stanno pensando di lasciare il gruppo di Forza Ita­lia e passare al Misto. E pure Giancarlo Galan, berlusconia­no della prima ora, non pare averla presa per nulla bene, tanto da far presente il suo di­sappunto in una lunga telefo­nata al Cavaliere.

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