Francesco Caio: “In ritardo sulla banda larga ma l’Italia può recuperare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 gennaio 2014 14:09 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2014 14:09
Francesco Caio: "In ritardo sulla banda larga ma l’Italia può recuperare"

Francesco Caio: “In ritardo sulla banda larga ma l’Italia può recuperare”

ROMA – “In ritardo sulla banda larga ma l’Italia può recuperare” Francesco Caio, commissario di governo per l’Agenda digitale parla degli obiettivi futuri:

Questo nonostante l’Italia stia centrando solo un obiettivo su tre dell’agenda digitale europea…
«Abbiamo centrato quello che aveva scadenza immediata: la copertura pressoché totale a dicembre 2013 della banda larga capace di erogare almeno fino a 2 Megabit. Ora abbiamo sei anni per soddisfare gli altri due punti sulla banda ultralarga. E vedo sicuramente un’accelerazione tangibile degli investimenti sulla rete».
Basterà?
«Per raggiungere gli obiettivi al 2020 bisognerà far coesistere l’investimento privato con quello pubblico».
Faccia un esempio.
«Già oggi sappiamo che la copertura del 100% della popolazione con la rete a 30 Megabit non si raggiungerà senza attingere a fondi strutturali europei, di cui nel rapporto raccomandiamo l’utilizzo. Nei piani degli operatori ci sono indicazioni secondo cui dopo il 50% programmato per il 2017, al 2020 si può arrivare al 65 o al 70% di copertura. Di certo c’è un 30% che resta scoperto da qualsiasi pianificazione».
Quanti soldi ci vogliono per coprire questo 30%?
«Seguendo modelli esistenti, si può ipotizzare occorrano tra i 4 e i 4,5 miliardi di euro».
Non rischiamo di avere un’Italia digitale a due velocità, con intere aree dimenticate?
«Certo, e i fondi strutturali europei servono proprio a garantire la competitività di tutte le regioni».
Quali sono le conseguenze della dipendenza da Telecom?
«Se Telecom dovesse fermarsi negli investimenti, accusare ritardi negli aggiornamenti e nelle manutenzioni, il sistema sarebbe molto più esposto a rallentamenti che non altrove. Tutti gli investimenti che abbiamo visto si bassano sulla sua infrastruttura».
Una rete scorporata sarebbe più funzionale agli obiettivi dell’agenda digitale?
«La nostra analisi si è limitata a verificare la coerenza interna dei piani e il fatto che ci sia compatibilità tra le architettura di rete che gli operatori stanno realizzando e i soldi che ci mettono. La proprietà della rete, a questi fini, è indifferente. Conta invece per la capacità di investimento, qualora Telecom non volesse o non potesse proseguire».
La sua sensazione?
«Il nostro moderato ottimismo deriva dal fatto che i piani che abbiamo visto sono credibili e già in attuazione. Ma esistono sfide realizzative importanti e che vanno seguite da vicino. Per questo abbiamo invitato il governo a tenere alta l’attenzione».

Qual è l’handicap più grave che ha riscontrato?
«Il ritardo con cui siamo partiti nello sviluppo della banda ultralarga. In Inghilterra Bt ha cominciato 5 anni fa…».
Quanti punti di Pil ci giochiamo in questa partita?
«Poco, se si guarda a quanto vale l’industria delle comunicazioni. Ma se si pensa che è l’infrastruttura che fa girare il mondo, ce lo giochiamo tutto, il Pil».

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