Franco Bechis su Libero: “Gli spagnoli ci comprano grazie ai nostri soldi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2013 12:57 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2013 12:57
Franco Bechis su Libero

Franco Bechis su Libero

ROMA – Franco Bechis, dalle pagina di Libero, attacca L’Europa, l’Ue, l’eurozona, “Gli spagnoli ci comprano con i nostri soldi” è il titolo dell’editoriale. “E anche con i soldi dell’Italia la Spagna ha risanato i suoi gruppi bancari – scrive Bechis – che hanno potuto dare nuova finanza ai grandi gruppi industriali spagnoli. Fra questi forse il campione nazionale di Madrid. Doppio campione, perché è una grande impresa ed è anche primatista assoluta nell’accumulazione del debito, visto che dovrebbe restituire alle banche qualcosa come 50 miliardi di euro. Quell’impresa è Telefonica, che dal 2014 anche grazie a quei soldi dati dallo Stato italiano al fondo salva banche spagnole, diventerà il padrone di Telecom Italia”.

Ecco l’articolo:

 Subito verserà 323,7 milioni di euro in aumento di capitale di Telco, la holding che controlla Telecom Italia, ottenendo in cambio azioni senza diritti di voto, poi pagherà una tranche successiva di aumento di capitale 117,2 milioni di euro. Raggiungendo il 70% del capitale di Telco ma restando al 46,18% dei diritti di voto. Infine da gennaio 2014 acquisterà le azioni con diritto di voto oggi detenute da alcune banche italiane (Mediobanca e Banca Intesa prime fra tutte), diventando definitivamente padrona di Telecom Italia. L’Italia perderà uno dei suoi asset principali non solo nel silenzio quasi assoluto di gran parte delle sue istituzioni, e questo purtroppo è già capitato decine di altre volte (non però perdendo il campione assoluto della propria grande impresa). Ma in questo caso è riuscita a fare di peggio, fra il governo di Mario Monti e quello di Enrico Letta: sventolando una male interpretata bandiera europeista, gli ultimi due governi hanno preso soldi dalle tasche degli italiani per regalare indirettamente agli spagnoli i soldi con cui possono portarsi via la più importante infrastruttura nazionale. Una decisione da ricovero in ospedale psichiatrico. IL CASO BANKIA Ci vorranno comunque molti mesi (fra 6 e 12) prima che gli spagnoli si portino via per sempre Telecom, beffando anche il governo italiano che non è riuscito a trattare prima di quell’acquisto la separazione della rete di infrastrutture, asset fondamentale per garantire la concorrenza nel settore in Italia. È un arco di tempo in cui un esecutivo non può rimanere con le mani in mano lodando il mercato e nella migliore delle ipotesi allargando le braccia per dire che non ci si può fare nulla, perché la Spagna è a pieno diritto nella Unione europea e nessun ostacolo può essere frapposto a Telefonica. In realtà stiamo facendo la figura dei fessi. L’abbiamo già fatta tutti con la Spagna – Angela Merkel compresa, durante la discussione sull’utilizzo a loro salvezza del fondo salva-banche. Qualcuno ricorda le discussioni dell’epoca? In Spagna stava saltando gambe all’aria Bankia, uno dei colossi del credito iberico. Prima di darle 39 miliardi per tenerla in vita, qualcuno alzò la voce: «Ma non accada mai più che una banca dia soldi al Real Madrid per comprare Cristiano Ronaldo!». Poi quei 39 miliardi sono stati erogati con monti allegato. Bankia ha incassato e si è salvata. Il Real è restato suo grande cliente e ha fregato tutte le altre squadre del mondo comprandosi un giocatore, Gareth Bale, per oltre 100 milioni di euro. Il gran capo di Bankia che aveva provocato quel disastro è stato fatto fuori: è andato a fare l’advisor di Telefonica. Il direttore generale dell’istituto di credito, Eva Castillo Sanz, siede nel board di Telefonica. Tutti insieme festeggiano ora la presa di Telecom Italia graziosamente aiutata anche dal governo italiano. «EPIFANI È DISTRATTO» Le due Telecom unite non diventeranno un gruppo fra i più forti del mondo: uniranno una montagna di debito con le banche: insieme circa 80 miliardi di euro. Unendo due fragilità saranno insieme ancora più deboli. Ma naturalmente con testa e decisioni a Madrid, non più a Roma. Ci sono alternative? Sì, ci sono. Investitori istituzionali, cordate di banche e imprenditori. Magari è difficile farle mettere insieme. Altrove un governo nazionale avrebbe fatto il primo passo, per lo meno favorito l’ipotesi. Non avrebbe applaudito il mercato come sembra avvenire in queste ore. Mai vista un’assenza così della politica italiana. Allargava le braccia ieri in transatlantico Giacomo Portas, torinese di acquisto eletto nel Pd (dove è entrato con il suo movimento dei Moderati): «Qui sembrano tutti fregarsene di Telecom. Non trovo nessuno dei miei reattivo. Sono andato anche a cercare di muovere Guglielmo Epifani. Ma lui è distratto: è tutto preso da Matteo Renzi e dalle regole congressuali…