Franco Gabrielli: “Mafia Capitale? Le elezioni non bastano per fare davvero pulizia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Giugno 2015 9:51 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2015 9:51
Franco Gabrielli (foto Ansa)

Franco Gabrielli (foto Ansa)

ROMA – “Dalle carte dell’inchiesta – dice, intervistato dal Messaggero, il prefetto di Roma Franco Gabrielli – è lampante il ruolo della macchina amministrativa negli affari di Buzzi e Carminati. Ecco perché ritornare alle elezioni non basterebbe a fare davvero pulizia”.

Prefetto Gabrielli, lei ha il compito di proporre omeno lo scioglimento per Mafia del Comune di Roma. Il premier Matteo Renzi continua a ripetere che Marino deve andare avanti. Lei è d’accordo con questa impostazione?

«Io sono il rappresentante del Governo nel territorio che mi dà le indicazioni entro le quali devo muovermi.Ma prima di tutto ho una bussola da seguire: mi attengo alla legge».

Il Comune di Fondi è un caso emblematico, nel suo piccolo. C’è rischio che si ripeta quella esperienza?

«A Fondi il prefetto era fortemente determinato per lo scioglimento. Ma alla fine il consiglio dei ministri, premier Berlusconi, si oppose».

Per una ragione di vicinanza politica che potrebbe ripetersi anche ora?

«La decisione non è solo tecnica è anche politica, questo non va dimenticato».

Quindi Marino può stare tranquillo?

«Non ho letto ancora la relazione della commissione d’inchiesta e quindi non posso esprimermi. Ma questo è un Paese bislacco».

Perché?

«Perché si dà tutto per scontato. Ecco, se era già tutto scontato e risaputo non ci sarebbe stata la richiesta di una commissione d’inchiesta da parte del mio predecessore. Indagine che è stata anche prorogata di tre mesi».

Bene, e quindi?

«Quindi voglio sottolineare che non ho nominato io i membri della commissione d’inchiesta e non li ho nemmeno indirizzati e quindi potrei anche prendere una decisione contraria all’esito della relazione che il 15 giugno avrò sul mio tavolo. Dopodiché entro il 31 luglio, e cioè dopo 45 giorni, formulerò la mia proposta al ministro degli Interni. Che poi la porterà in consiglio dei ministri».

Per essere realisti, infatti, nessuno si immagina il comune di Roma sciolto per mafia alla vigilia del Giubileo. E’ giusto?

«Rispondo con una battuta: è inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta».

E’ opportuno in questa fase far gestire gli appalti del Giubileo, anche se low cost, al Comune?

«La strada che verrà intrapresa sarà una delibera del consiglio dei ministri che spiegherà i modi e le risorse con i quali si affronterà questo evento. Da questo atto si capirà come Palazzo Chigi vorrà interpretare il ruolo del Campidoglio. Il Governo vigilerà sugli appalti».

In questa fase sembra scontato un suo coordinamento nella cabina di regia dell’Anno Santo straordinario.

«Aspettiamo di leggere la delibera del consiglio dei ministri».

Tornare subito alle urne potrebbe aiutare a rigenerare la politica romana, a partire dal Pd?

«Dalle carte dell’inchiesta è lampante il ruolo della macchina amministrativa negli affari di Buzzi e Carminati. Ecco perché ritornare alle elezioni non basterebbe a fare davvero pulizia».

Da quando è scoppiata Mafia Capitale a oggi, l’amministrazione Marino ha messo in campo tutti gli anticorpi per bloccare il malaffare o si poteva fare di più?

«Non rispondo a questa domanda: è uno temi della mia relazione».

Si parla sempre di Comune, ma anche la Regione è stata aggredita da Mafia Capitale, che stava per mettere le mani su un appalto da 90 milioni di euro. Quanto è compromessa la macchina regionale?

«Mi basta il Comune di Roma, le carte ormai le possono leggere tutti, non fatemi aggiungere altro che è meglio».

Ma qual è il confine tra un Comune sciolto per mafia e un altro solo aggredito dalle infiltrazioni?

«La risposta sarà nella mia relazione, anche in questo caso. Non voglio dire frasi che in questo momento potrebbero essere equivocate, visti i precedenti».

Si riferisce all’affermazione che fece ospite del forum de Il Messaggero quando disse che Roma è più corrotta che mafiosa?

«Esatto. Qualcuno la interpretò come una sconfessione nei confronti del procuratore Giuseppe Pignatone. Cosa che non è affatto vera. Continuo a pensarla così: la mafia nel caso di Roma si aggancia alla malagestione e alla corruttela della macchina amministrativa. Ecco perché una semplice elezione non può azzerare tutto. Perché con la legge Bassanini la politica non può incidere in maniera assoluta sulla pubblica amministrazione».

Si sente spesso al telefono con il sindaco Marino?

«Sì, certo anche in questi giorni».

Ha il sentore di parlare con uomo preoccupato?

«Premesso: non parliamo quasi mai delle vicende di Mafia Capitale ma dei problemi concreti della città. Perché a Roma non c’è solo la vicenda di Buzzi e Carminati, anzi le emergenze sono continue. Il sindaco è molto saldo e convinto ad andare avanti, questo lo posso dire senza svelare alcun segreto. Ma lo ripeto: io e lui non parliamo dei massimi sistemi,ma di cose concrete».

Una inchiesta, quella di Mafia Capitale, anticipata nel gennaio del 2014 da una relazione degli ispettori del Ministero dell’economia e delle finanze. “Il riflettore sulle cooperative di Buzzi e del gruppo La Cascina – scrivono Antonio Massari e Valeria Pacelli del Fatto Quotidiano – l’aveva acceso il Ministero dell’economia e delle Finanze. E la segnalazione – a pagina 30 di una durissima relazione ispettiva – era stata consegnata al sindaco di Roma Ignazio Marino. Siamo nel gennaio 2014, il governo Letta viaggia verso le dimissioni, quello Renzi è ormai annunciato, e il Mef “denuncia” che gli appalti per le cooperative Eriches 29 e Domus Caritatis (finite entrambe nell’inchiesta Mafia Capitale) non sono regolari”.

L’articolo di Antonio Massari e Valeria Pacelli: Ne è consapevole il Governo – Letta prima e Renzi poi – ne è consapevole Marino. A preoccuparsene, però, è soprattutto Salvatore Buzzi che, a quel punto, capisce che bisogna cambiare strategia ed è necessario – scrive il gip di Roma Flavia Costantini – “realizzare turbative d’asta nel settore dell’emergenza alloggiativa”. La relazione del Mef, infatti, denuncia l’uso eccessivo, da parte di Eriches 29 e Domus Caritatis, della proroga di affidamenti diretti.

Il Mef – sottolinea il gip – esprime “toni critici, rilevando l’illegittimità degli affidamenti diretti”. Sul consorzio Eriches 29 il Mef rileva “l’assenza di qualsivoglia procedura concorrenziale, sebbene l’importo del servizio sia largamente superiore al limite previsto” dalla legge del 2006 che, addirittura, “prevede che il fornitore debba essere individuato mediante procedura di gara europea”. Nessuna gara, men che mai europea, poiché si procedeva regolarmente proroghe su proroghe. Il Mef rileva le “ripetute proroghe che si sono protratte sino al 15 settembre 2013”. Poi passa a contare i guadagni: la Eriches 29, con questo sistema, ha guadagnato “nel solo anno 2012, 6,3 milioni”. Se non bastasse, pur in assenza “di alcun impegno contabile”, e sebbene “non sia stato formalmente prorogato l’affidamento”, il Consorzio Eriches 29 continua “a fornire il servizio”.

Per Domus Caritatis il Mef identifica le stesse criticità. “Alla Cooperativa Domus Caritatis – avverte il Mef – è stato affidato, il 30 dicembre 2011, il servizio di assistenza e ospitalità di persone con disagio sociale presso il centro di Via Serra di San Bruno… a fronte di un corrispettivo di 259 mila euro. Tale affidamento è stato più volte prorogato, arrivando a coprire tutto l’anno 2012”.

Anche in questo caso i guadagni non sono pochi: nel 2012 la Domus Caritatis incassa circa un milione di euro. “Identiche proroghe sono intervenute anche nel 2013, sino al 30 giugno”, continua il Mef. Il 2012 però è l’anno in cui la Domus Caritatis – che Luca Odevaine definisce il “braccio operativo del Vicariato” – lavora in molti centri di accoglienza romani con un giro di affari che arriva a 5,9 milioni di euro e, includendo gli altri affidamenti, arriva a ben 10, 5 milioni. A questo punto il Mef dell’era Letta è pienamente consapevole del disastro in corso nella capitale: “Un simile comportamento scorretto, oltre a porre i presupposti per generare un debito fuori bilancio, espone i soggetti che hanno ordinato o consentito la prestazione a dirette responsabilità economiche”. Fonti del Campidoglio spiegano di aver ricevuto la relazione – richiesta al Mef, peraltro, dallo stesso Marino – nella primavera del 2014.

Ma nulla è cambiato: gli affidamenti diretti sono proseguiti fino sei mesi fa. Soltanto da poche settimane sono partite le prime gare. “Il motivo – spiegano fonti del Campidoglio – sta nell’impossibilità di correggere i bilanci preventivi approvati in precedenza: solo a partire dal bilancio votato nel luglio 2014 s’è potuta avviare la macchina burocratica in modo da rispettare l’esigenza delle gare. Abbiamo consegnato quella relazione in procura e comunque – concludono – già a ottobre 2014 è stata votata una delibera per superare i centri di assistenza temporanea, la vera ‘mangiatoia’ di Buzzi, mentre a dicembre s’è insediato l’assessore alla legalità Alfonso Sabella”. nel gennaio 2014, però, la relazione ispettiva allarma Buzzi e “i responsabili delle cooperative maggiormente rappresentative in ambito romano, i quali affrontavano la criticità facendo cartello e dividendosi le gare”. Non solo c’è anche un’altro ostacolo da superare, l’arrivo in comune di Aldo Barletta, un dirigente della amministrazione capitolina che “è entrato da 10 giorni ed ha applicato tutto quello che non avevano applicato fino ad adesso”, come dice Buzzi intercettato.

Il ras delle coop spiega che l’unica soluzione è fare in modo che la gara andasse deserta (“la cosa è mandarla deserta con unica risposta in modo che la smettono di fa’ sta stronzata… no”) e Ferrara commentava preoccupato le posizioni del dirigente comunale: “Quello (Aldo Barletta , ndr) dice che ha detto lo sta dicendo a tutti che fa fuori tutte le cooperative”). Ma Buzzi ha un piano che spiega a Ferrara: “Noi abbiamo parlato… se vanno deserte, cioè con un’unica sola risposta, è come se fosse stata fatta la gara ed il Mef te lo levi dai coglioni… hai capito? Seguimi: è la ricerca di mercato, dopodiché rispondono in tre, parte la gara, rispondono in quattro parte la gara”. Ferrara capisce al volo: “Quindi dobbiamo rispondere in uno solo?”. E Buzzi: “Esatto, così la gara non parte e il MEF è soddisfatto. (…) Questa è l’indicazione che viene dal Segretariato Generale del Comune hai capito? Sulla quale se so’ tenuti inc… mitico l’Assessore… quindi dobbiamo fa’ in modo che ognuno, capito?”. Insomma, nonostante le spiegazioni del Campidoglio, pare che proprio il segretariato del Comune indichi a Buzzi la strada per vanificare le obiezioni del Mef.

La soluzione di Salvatore Buzzi è infatti proveniente – a sua detta – “dal segretariato generale del comune”. Quindi per vanificare le procedure bastava fare cartello: o venivano presentate “poche richieste di partecipazione concordate o una sola richiesta di partecipazione” o si disertava la gara completamente. Un piano per il quale Buzzi si aspetta un oscar per la regia. Commentando le gare con Pierina Chiaravalle, dice che sono stati loro gli unici partecipanti: “gli unici partecipanti… mi merito l’oscar per la regia… nessuno me lo darà mai” (…).

 

5 x 1000