Friuli, il reddito minimo imbarazza Serracchiani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2015 14:58 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2015 14:58
Friuli, il reddito minimo imbarazza Serracchiani

Friuli, il reddito minimo imbarazza Serracchiani

ROMA –  “La presidente festeggia, ma la vicesegretaria tira il freno – scrive Paola Zanca del Fatto Quotidiano – Giornata di distinguo, ieri, per Debora Serracchiani: perché il consiglio regionale del “suo” Friuli Venezia Giulia ha dato il via libera a una forma di reddito minimo con una maggioranza alternativa, che va dal Pd, a Sel e ai Cinque Stelle. E invece nel partito che governa insieme a Matteo Renzi, le resistenze sull’ipotesi di misure di sostegno al reddito continuano a essere tante”.

L’articolo di Paola Zanca: Così, per commentare quella che dovrebbe essere una vittoria da rivendicare, la Serracchiani sceglie un profilo che più basso non si può. Nemmeno un tweet, nemmeno una nota alle agenzie nazionali. Solo un comunicato sul sito della presidenza del Friuli, che alla dodicesima riga recita così: “Si tratta di una misura attiva perché non è forma di assistenza, non è elemosina e non è reddito di cittadinanza”.

Ci tiene parecchio, la presidente, a chiarire il punto. Perchè durante la campagna elettorale di due anni fa (è stata eletta nel 2013) la reintroduzione del reddito di cittadinanza era stata una delle sue battaglie (esisteva ai tempi di Riccardo Illy, il forzista Renzo Tondo lo cancellò). Ma poi, negli ultimi mesi, il tema era uscito dall’agenda tant’è che, ricorda Il Piccolo a fine anno non l’aveva “nemmeno citato nella conferenza sul bilancio del primo anno di governo”.

Quanto la virata sia dovuta alla ripresa che non c’è stata e quanto alle nuove responsabilità ai vertici del partito di Matteo Renzi, non è dato sapere. Fatto sta che, mentre il Friuli dà il via libera a un assegno per le famiglie che hanno un Isee inferiore ai seimila euro e risiedono in regione da almeno 24 mesi, al governo non si muove nulla. Ieri, il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti è tornato a bussare alle porte del Parlamento: la sua proposta è (quasi) riuscita a superare le diversità di progetti di Sel, Cinque Stelle e minoranza Pd (…).