Gabriele Di Ponto fu fatto a pezzi e poi messo nel freezer

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Settembre 2015 13:15 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2015 13:15
Gabriele Di Ponto: corpo a pezzi nel freezer, poi nel fiume

Gabriele Di Ponto

ROMA – Un nuovo macabro tassello si aggiunge al giallo dell’estate e consegna agli inquirenti un’ultima certezza: Gabriele Di Ponto, il pregiudicato ultrà della Lazio scomparso alla fine di luglio e di cui gli investigatori hanno ritrovato solo un piede, riaffiorato l’11 agosto lungo gli argini dell’Aniene, è stato prima ucciso, poi fatto a pezzi quindi tenuto dentro a un freezer. Almeno nel freezer sarebbe stato tenuto il moncone di gamba, perché degli altri resti non c’è ancora traccia.

La scomparsa di Gabriele Di Ponto, come racconta il Messaggero di Roma, risale alla fine di luglio.

Il moncone, secondo il risultato dei primi esami, sarebbe rimasto in acqua per quattro giorni al massimo. Da qui l’ipotesi che sia stato tenuto insieme al resto del corpo all’interno di un congelatore prima di essere gettato nell’Aniene. E questo spiegherebbe il buco di due settimane tra la scomparsa di Di Ponto e il ritrovamento del suo piede sinistro nel fiume. Un periodo di tempo che partirebbe dal 24 luglio, giorno in cui l’ultrà ha pubblicato l’ultimo post su Facebook. Più certamente da fine luglio, giorno in cui i familiari hanno fatto la denuncia di scomparsa: è da questo momento che il telefonino di Di Ponto risulta spento.

Se il corpo dell’uomo non fosse stato conservato al freddo prima di essere buttato a pezzi, il piede avrebbe mostrato segni marcati di putrefazione, cosa che i primi esami istologici non hanno riscontrato. Il tranciamento del corpo non sarebbe stato dunque frutto di torture, sarebbe invece avvenuto quando mostrava già rigidità cadaverica e non prima di 12 ore dal decesso, più probabilmente giorni dopo.

Gli investigatori, intanto, cercano una pista.

Ricostruiscono gli ultimi contatti Facebook e soprattutto telefonici di Di Ponto. Il fascicolo resta per ora senza indagati. L’ultrà era un 30enne instabile e violento, con anni di carcere alle spalle e anche di reclusione in ospedali psichiatrici giudiziari. Vendeva cocaina a San Basilio e potrebbe aver pestato i piedi a qualcuno. Si è vociferato a qualche bandito albanese, ma nulla in questo senso è emerso.