Gabriele Di Ponto, la moglie: “Lo hanno torturato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Agosto 2015 12:26 | Ultimo aggiornamento: 22 Agosto 2015 12:27
Gabriele Di Ponto, la moglie: "Lo hanno torturato"

Gabriele Di Ponto

ROMA – “Quando mi hanno detto dei tatuaggi sul piede, ho capito: era lui”. A parlare è la moglie di Gabriele Di Ponto, l’ultrà laziale il cui piede è stato ritrovato sulle rive dell’Aniene l’11 agosto.

Nell’intervista a Lorenzo De Cicco de Il Messaggero, la donna racconta

“Mi sembra di vivere un horror – dice – Lo hanno torturato. Lele non era un santo, ma non era cattivo. Non avrebbe mai ammazzato nessuno, magari poteva dargli due cazzotti se proprio subiva un torto grave».

 

Non si è mai chiesta dove prendesse i soldi?

«Sapevo che frequentava un brutto giro. La vita gli aveva insegnato a sbrigarsela da solo. Stava spesso a San Basilio, la fama di questo quartiere la sanno tutti. Ma in casa non ho mai visto un grammo di coca».

Gli investigatori pensano che alla base del delitto possa esserci proprio una lite per la droga. Lei ha idea di chi possa essere stato?

«Me lo chiedo tutti i giorni. Per ammazzare una persona così, ci deve essere un motivo. E non so cosa possa avere fatto Gabriele per subire questa fine orrenda».

Forse uno sgarro alla malavita di San Basilio?

«Ma no, Lele non aveva nemici. Girava tranquillo per strada, non si guardava mai le spalle. Non pensava di essere in pericolo».

E invece…

«Da un giorno all’altro è sparito per finire morto ammazzato, il piede è stato ritrovato sulla sponda del fiume. Si sono comportati come animali, tagliare a pezzi una persona non è umano. E credo che prima lo abbiano anche torturato».

Perché ne é convinta?

«Il piede è stato ritrovato 20 giorni dopo la scomparsa e in buone condizioni. Significa che lui prima di morire è stato da qualche altra parte. Probabilmente sequestrato. E di una cosa sono sicura: lui era uno che lottava. Non si faceva mettere in un angolo. Sono certa che ha combattuto fino alla fine».