Gabriele Stacchio, telecamere gli danno ragione. Ma teme ritorsioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2015 9:11 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2015 9:12
gabriele stacchio, telecamere gli danno ragione. ma teme ritorsioni

Gabriele Stacchio

VICENZA – Caso Stacchio: le telecamere danno ragione al benzinaio. Le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri procedono senza sosta: già visionati tutti i filmati delle telecamere di sicurezza posizionate attorno alla gioielleria presa d’assalto martedì sera a Ponte di Nanto. La versione data da Gabriele Stacchio, il benzinaio che ha sparato uccidendo uno dei rapinatori, sarebbe confermata proprio dai video che hanno consegnato agli inquirenti immagini per una volta nitide e chiare. Mentre continua la caccia al nucleo di fuoco fuggito a bordo di un Audi dopo la mancata rapina, la dinamica dei fatti ora è del tutto chiara

Stacchio, dopo essersi accorto del tentativo di irruzione dei criminali e temendo per le sorti dei dipendenti all’interno della gioielleria, ha sparato un primo colo in aria. La banda si è messa al riparo dietro l’auto utilizzata per il furto e ha risposto al fuco con i kalashnikov. Il benzinaio, ottimo tiratore, ha allora mirato alle gambe colpendo Albano Cassol all’altezza del ginocchio. Durante la fuga il 41enne giostraio residente nel campo nomadi di Fontanelle, è morto forse dissanguato. L’autopsia, attesa per lunedì, chiarirà anche gli ultimi dubbi, intanto anche sul fronte processuale, ci sono sviluppi.

Come riporta il Giornale, secondo quanto trapela da ambienti investigativi, dai primi fotogrammi e dall’audio del video ricavato dalle telecamere di sorveglianza viene confermata la versione data dal benzinaio sessantacinquenne.

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Si sente il rumore del primo colpo sparato in aria dallo stesso Stacchio, si vedono i banditi sorpresi da questa imprevista e imprevedibile reazione da parte di un cittadino che sceglie di non girarsi dall’altra parte. E poi si vedono malviventi fare fuoco ad altezza uomo in direzione della pompa di benzina. A quel punto Stacchio risponde col suo fucile e, presumibilmente, colpisce Cassol. La legittima difesa c’è tutta: se uno mi spara addosso ho tutto il diritto di rispondere. È da qui che partiranno gli avvocati del benzinaio di Nanto per convincere il giudice a respingere l’accusa di eccesso di legittima difesa, reato per cui adesso è indagato («È un atto dovuto», ci tiene a precisare la Procura) quello che Jenny, la commessa che era sola in negozio durante l’assalto della banda, ricorderà sempre come l’uomo che le ha salvato la vita.

Intanto, giusto per confermare che in Italia diverse cose vanno alla rovescia, polizia e carabinieri hanno istituito un servizio di vigilanza continua alla casa di Stacchio e al suo distributore. Non la definiscono una scorta, nel senso che il benzinaio è libero di andare dove vuole, ma il senso è quello (…)

«Se non ci fosse stato lui – conferma l’interessata – non so come sarebbe andata a finire. Sono stati momenti di terrore, a un certo punto mi sono trovata sola con un rapinatore imbufalito perché avevo chiuso la “bussola” intrappolando il complice. Per fortuna è intervenuto Graziano».

Se nel Basso Vicentino le iniziative a favore del benzinaio non si contano (…) nel piccolo campo nomadi dove viveva Cassol, il clima è molto diverso. «Denunceremo il benzinaio, il sindaco e tutti quei politici, a cominciare dall’onorevole Santanché, che hanno rovesciato un mare di odio su di noi – attaccano i parenti della vittima -. Non siamo criminali, lavoriamo duro. E non ci va di essere chiamati rom. Siamo nati qui, siamo anche noi “Razza Piave”».