Rassegna Stampa

Galleria Borghese, Repubblica: “Lo scempio del festino glamour”

Galleria Borghese, Repubblica: "Lo scempio del festino glamour"ROMA – “Galleria Borghese, lo scempio del festino glamour”. Questo il titolo dell’articolo su Repubblica a firma di Giovanna Vitale. 

Sarebbe possibile assediare il Louvre con enormi gazebo in plastica stile villaggio Valtur o, per restare dentro i confini nazionali, appiccicare sulle mura degli Uffizi pesanti tubi d’acciaio per reggere pedane e pensiline? Ebbene, tutto quello che altrove verrebbe considerato un oltraggio, pura follia devastatrice, è accaduto la settimana scorsa in uno dei musei più belli e preziosi di Roma: la Galleria Borghese.

I cui giardini popolati di statue e fontane del ‘600 sono stati violentati per quattro lunghi giorni da un forsennato via vai di tir e furgoncini che hanno caricato e scaricato, proprio a ridosso dei marmi barocchi, tendoni, stufe a gas, lampadari, tavoli, sedie, candelabri, stoviglie e ogni suppellettile necessaria ad apparecchiare la cena di gala organizzata lunedìdall’associazione dei Mecenati della Galleria per il suo debutto.

Ma il bello (o il brutto) è che nessuno dei 300 invitati alla grand soirée con anteprima assoluta della mostra di Giacometti ha fatto un plissé alla vista di quel circo Barnum allestito all’ombra delmuseo dallo scenografo Jean Paul Troili. E dire che fra Paolo Scaroni e Francesco Gaetano Caltagirone, Paola Severino e Cesare Geronzi, tre generazioni di Fendi e Carla Sozzani, i principi Ruspoli e i coniugi Letta “zio”, c’era pure gente che della difesa dell’arte ne ha fatto una ragione di vita: il sottosegretario al Mibac Ilaria Borletti Buitoni e l’ex ministro della Cultura ora presidente del Maxxi Giovanna Melandri. Eppure neanche loro si sono accorte di niente. Forse giudicando del tutto normale quei tubi Innocenti piantati nelle fontane o i fili di ferro avvinghiati a un Erme del Bernini.

A chi invece è saltata la mosca al naso sono i frequentatori di Villa Borghese. Che, davanti a cotanto scempio, hanno subito manifestato il loro disgusto al minisindaco Giuseppe Gerace. Il quale, dopo un veloce sopralluogo, ha scritto una lettera di fuoco alla soprintendenza statale, alla direttrice della Galleria Borghese e alla sovrintendenza capitolina per chiedere non solo spiegazioni, ma sanzioni severe per chiunque avesse consentito quei “lavori” (…)

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