Garanzia Giovani flop: ci sono i soldi ma incagliati al Ministero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 settembre 2014 16:49 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2014 16:49
Garanzia Giovani flop: ci sono i soldi ma incagliati al Ministero

Garanzia Giovani flop: ci sono i soldi ma incagliati al Ministero

ROMA – “Garanzia giovani, il programma finanziato dall’Europa per ridurre la disoccupazione giovanile è

“un grande flop”,

scrive Mauro Tedeschini sul Centro di Pescara di cui è direttore. L’articolo è in una ottica abruzzese e piange sui 3 milioni di euro che volano via

“mentre i ragazzi, sfiduciati, se ne vanno dall’Italia”.

Ma vale per tutta l’Italia e spiega perché tutto è andato in fumo:

“Ormai sparare sull’Europa è diventato uno sport nazionale. Ci siamo così abituati ad attribuirle la causa di tutti i nostri mali da non fermarci mai a riflettere sul perché a Bruxelles ci considerino un popolo di sciocchini. Facciamo un esempio: la disoccupazione giovanile, vicina al 50% in molte regioni, è una delle piaghe di questo disgraziato Paese. Per aiutarci l’Unione Europea ci ha dato un sacco di quattrini, ponendo come unico vincolo che, vista l’emergenza, i fondi siano impegnati entro la fine del 2015.

La sola Regione Abruzzo ha avuto la bella somma di 31 milioni e 160 mila euro, mica bazzecole, da spendere in un programma chiamato “Garanzia Giovani”, che dovrebbe finanziare l’inserimento al lavoro di qualche migliaia di ragazzi, pagando tirocini e formazioni presso le aziende che si sono dette disponibili ad accoglierli.

Non solo: parte di questi quattrini può rendere un po’ più umana la busta-paga di chi decide di fare la bella esperienza del Servizio Civile. Finalmente una buona notizia, direte voi. Che però, ormai, sapete che da queste parti a una buona nuova si accompagna anche il rovescio della medaglia.

Già, perché questo “Garanzia Giovani”, programmato per maggio, ancora non riesce a partire, nonostante che in Abruzzo i ragazzi iscritti siano già 6.578. Pare che ad essere inadempiente sia quello che pomposamente si chiama ministero del Welfare (è solo il vecchio Lavoro), anche se anche qui in loco c’è qualcosa da sistemare.

Il guaio è che in Italia si dibatte sempre di nuove leggi (adesso è il Job’s Act) o di vecchie polemiche (l’art.18), ma non si mettono mai in atto le norme approvate e finanziate con tanta fatica. E così quei 31 milioni restano in cerca d’autore, mentre i ragazzi, sfiduciati, se ne vanno dall’Italia”.