Gay-Barilla, “se la polemica supera buonsenso”: Mariella Gramaglia sulla Stampa

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 settembre 2013 5:31 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2013 21:50
Gay-Barilla, "se la polemica supera buonsenso": Mariella Gramaglia sulla Stampa

Gay-Barilla, “se la polemica supera buonsenso”: Mariella Gramaglia sulla Stampa

ROMA – Se è vero che Guido Barilla ha sbagliato a parlare e pure a fare i calcoli è pur vero che la querelle nata dopo il suo imprudente “mai spot con i gay” ha straripato oltre il limite del buon senso. Secondo Mariella Gramaglia, del quotidiano la Stampa, assai più eccessivi sono stati i toni d’anatema e di insulto che hanno fatto montare la polemica sui social network

Oltre agli improperi e alle minacce di boicottaggio, c’erano i tweet indignati della signora Neelie Kroes, commissaria europea olandese, le pubblicità comparative di Buitoni (a casa Buitoni c’è posto per tutti) e Garofalo (le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta), e infine i dispacci della Cgil ad informarci che le migliaia di onesti lavoratori dell’azienda non condividono il punto di vista dell’incauto imprenditore. Troppo per degli ottimi carboidrati. Troppo rapida, però, anche la conversione di un imprenditore che dichiarava, solo il giorno prima, che «la famiglia sacrale che ha la donna come perno è un valore fondamentale dell’azienda» e che chi non è d’accordo può comprare la pasta che gli pare.

Ma è tutta colpa del signor Barilla, si domanda Mariella Gramaglia?

Io farei almeno due chiamate di correo. Al mondo della pubblicità e a quello della politica.

Penso che ci sia una differenza profonda fra figura e immagine. La figura è ciò che portiamo di noi nel mondo come individui liberi, l’immagine è ciò che viene rappresentato come modello. Ci sono donne – la polemica non a caso nasce sul ruolo femminile in seguito a un intervento della presidente Laura Boldrini – che adorano cucinare la pasta e altro per passione o per amore dei loro cari, ma detestano essere ridotte all’immagine della nutrice instancabile. Così come esistono donne che sono belle e se ne curano, ma detestano la ripetitività svenevole di molti marchi di moda. Più attenzione alla figura sociale di donne e uomini, di gay e etero, renderebbe la pubblicità certamente più divertente, ma forse anche più efficace.

La seconda chiamata di correo è alla politica. Mentre il mondo si sveglia a nuovi stili di vita, lei dorme beata. Bocciate le unioni civili, ricacciato all’inferno il matrimonio gay, oggi, dopo anni di discussioni, si porta al Senato un moncherino di legge sull’omofobia: un emendamento alla legge di Nicola Mancino del 1993 sulla discriminazione per motivi razziali, etnici e religiosi, per giunta «subemendata» (così recita il lessico parlamentare) in modo tale da esentare misteriosamente da ogni responsabilità i soggetti collettivi, politici, religiosi o sindacali.

La partita Barilla sta per chiudere, almeno speriamo. Con un vincitore assoluto per ko: la comunità omosessuale internazionale. Sveglia, solidale, creativa, vigile nei nuovi media, come i sociologi urbani ci spiegano da vent’anni. Purtroppo talvolta anche troppo tagliente.

Vincere è bello, stravincere è pericoloso. Io suggerirei una moratoria degli insulti e un bell’incontro dal signor Barilla con un mazzo di fiori di campagna, un sacco di ironia e Julio Banderas come arbitro.