Genitore 1 e Genitore 2 invece di “madre” e “padre”? Mania del politicamente corretto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2013 14:43 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2013 14:43
Genitore 1 e Genitore 2 invece di "madre" e "padre"? Mania del politicamente corretto

Genitore 1 e Genitore 2 invece di “madre” e “padre”? Mania del politicamente corretto (LaPresse)

ROMA – Non più padre e madre ma “genitore 1” e “genitore 2”: contro gli eccessi del politicamente corretto si scaglia Pierluigi Battista in un commento sul Corriere della Sera dal titolo “Il bando burocratico a ‘padre’ e ‘madre'”.

Battista prende spunto dall’idea dell’assessore al Comune di Venezia Camilla Seibezzi (delega ai diritti civili), che vuole sostituire nei documenti e negli atti pubblici i termini “madre” e “padre” con “genitore 1” e “genitore 2”, per non discriminare le coppie omosessuali. Idea che trova d’accordo il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge e che è stata subito sposata dal Comune di Bologna.

Idea che non trova Battista fra i suoi sostenitori:

“La mania del «politicamente corretto» predilige la guerra delle parole, piuttosto che la riforma delle cose. Adora il simbolo, non la realtà. Vuole imporre per decreto una preferenza ideologica, non una soluzione concreta. Il Comune di Bologna, rivaleggiando con quello di Venezia per il primato del fanatismo delle parole, vuole bandire con un editto ogni riferimento al «padre» e alla «madre» negli atti pubblici, vuole desessualizzare la genitorialità, vuole ribadire che ogni parola della consuetudine e del buon senso può essere un pretesto di discriminazione. Non dire, sottrarre, rendere tutto neutro, asettico, burocratico, irreale. Surreale. Dicono al Comune di Bologna che non vogliono introdurre la dizione «genitore 1 o genitore 2» suggerita dal Comune di Venezia e parzialmente fatta propria dal ministro Kyenge, ma solo perché non si vuole introdurre una gerarchia tra due genitori, mica per il ridicolo in sé che quella dizione contiene.

Si vuole soltanto trasformare la realtà nel lessico legnoso della modulistica burocratica. Chi davvero può sentirsi offeso se viene fatta menzione delle espressioni «padre» e «madre»: solo chi è posseduto da una sindrome della dittatura lessicale che spiana tutto ciò che è vico e accidentato in un’unica formula bianca, incolore, insapore, inesistente. Come se chi non si riconosce nelle definizioni di «padre» e di «madre» dovesse sentirsi discriminato e perseguitato. E allora? Visto che concretamente non si fa nulla per dare una nuova veste giuridica alle coppie dello stesso sesso, visto che la politica è incapace di modificare le cose che non vanno con la saggezza delle leggi, si decide di imboccare la scorciatoia della distorsione lessicale. Non discriminare con i fatti le coppie omosessuali e i bambini che si dovessero trovare in una situazione familiare con due «genitori» dello stesso sesso, è una politica sacrosanta, che merita anche discussioni, controversie, conflitti.

Distorcere il linguaggio facendo prendere la mano dall’oltranzismo ideologico, usare i funzionari della modulistica per imporre un linguaggio che non tutti vogliono digerire, è invece solo un atto di prepotenza. Impotenza politica e prepotenza lessicale si compensano perfettamente. La madre di tutte le sciocchezze: sempre che si possa dire ancora madre”.