Genova, accordo Amt. Per Vittorio Feltri “Gran puzza di Grecia”. E paghiamo noi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Novembre 2013 14:32 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2013 14:33
Genova, accordo Amt. Per Vittorio Feltri "Gran puzza di Grecia". E paghiamo noi

Genova, accordo Amt. Per Vittorio Feltri “Gran puzza di Grecia”. E paghiamo noi (Foto Ansa)

GENOVA – Lo sciopero di 5 giorni dei tramvieri Amt di Geno­va­ e quel che è accaduto dopo dimostrano che l’Italia, la sua politica e la sua pubblica amministrazione,

“è in grado di assumere esclusivamente decisioni sbagliate, destinate a perpetuare una situazione di dissesto finanziario e di inefficienza”.

La vicenda di Genova, Vittorio Feltri argomenta sul Giornale, è paradigmatica del disastro italiano, frutto di una costante irresponsabilità degli amministratori pubblici, periferici e centrali. I problemi non si risolvono, ma si scaricano su un ente o su un altro nella speranza che qualche santo provveda al miracolo. Intanto si sente nell’aria un gran puzzo di Grecia”.

Spiega Vittorio Feltri:

“L’azienda di trasporti comu­nale da anni versa in condizio­ni di bilancio pietose: perdite, sempre perdite. […] È un fatto che un’impresa, pubblica o privata che sia, se sborsa più di quanto incassa va in malora. L’uni­co rimedio è affi­darne il coman­do a una persona con la testa sulle spalle capace di raddrizzare i con­ti, anche a costo di ridurre il per­sonale (di solito sproporzionato per eccesso ri­spetto alle effetti­ve necessità) e, magari, abbassa­re la qualità del servizio. A scapi­to dei cittadini? Sissignori. […]. Se non si adotta simile criterio, si corre verso il falli­mento.

Quello che è acca­duto a Genova, sostiene Vittorio Feltri, è “esattamente” questo:

“I ricavi dell’azienda mu­nicipale non coprono le spese. Cosicché il sindaco e la giunta avevano pensato di vendere la baracca, tutta o in parte, ai pri­vati, notoriamente attenti alle ragioni della cassa. Niente da fare. Lavoratori e sindacati si sono opposti, desiderosi di ri­manere alle dipendenze del­l’ente pubblico, ben consape­voli che esso è di manica più lar­ga. […]

Le maestranze, tanto per non smentirsi, hanno orga­nizzato proteste di piazza e ad­dirittura una serie di scioperi, provocando una paralisi totale dei trasporti che ha mandato in bestia i cittadini. Come spes­so accade in circostanze del ge­nere, hanno vinto i lavoratori. Nel senso che il Comune ha ce­duto l’impresa non ai privati, bensì alla Regione, scaricando sulle spalle di questa ogni debi­to e ogni onere. Assurdo. Poi­ché entrambi gli enti in questio­ne sono alimentati dal denaro dei cittadini, va da sé che ai fini pratici non cambia nulla. Anzi­ché colm­are i passivi dell’azien­da tranviaria attingendo alla ta­sca destra dei genovesi, i signo­ri politici attingeranno a quella sinistra. Muta cioè il nome del­l’ente pagatore, ma a sganciare continuerà a essere il popolo. […]

Lo stesso avviene a Roma: il governo (di qualsiasi colore) non si preoccupa mai di tenere i conti in ordine, controllando che le uscite non superino le en­trate, ma si affretta ad aumenta­re le tasse per fronteggiare la crescita inarrestabile della spe­sa”.