Gian Carlo Caselli va in pensione. Una carriera dalle Br ai No Tav

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2013 11:53 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2013 11:53
 Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli

TORINO – Gian Carlo Caselli va in pensione. Se ne va dopo 46 anni trascorsi in magistratura, dopo anni di indagini sulle Brigate Rosse, su Prima Linea, poi il passaggio a Palermo e le indagini, le inchieste sulla mafia dopo le stragi del ’92 fino al ritorno a Torino e le nuove ricerche, le nuove investigazioni sui No Tav. Gian Carlo Caselli va in pensione qualche giorno dopo le dimissioni dal gruppo di Magistratura Democratica, proprio in polemica coi dirigenti che hanno ospitato nella loro rivista uno scritto di Erri De Luca, lo scrittore “vicino” al mondo No Tav.

Scrive Antonella Mascali sul Fatto Quotidiano che ripercorre la sua carriera:

Durante gli anni del terrorismo contribuisce allo smantellamento delle Brigate rosse e di Prima Linea. È Caselli che raccoglie le dichiarazioni del pentito Patrizio Peci, il quale permetterà, tra l’altro, l’arresto dei responsabili del sequestro e del-l’omicidio di Aldo Moro, Dopo le stragi del 1992, a Capaci e via D’Amelio, chiede di essere trasferito a Palermo per guidare la procura. Sono gli anni delle inchieste non solo contro i mafiosi ma anche contro i loro protettori. Vengono arrestati centinaia di boss, tra cui Giovanni Brusca, che schiacciò il telecomando a Capaci. Viene processato per associazione mafiosa il sette volte presidente del Consiglio, l’uomo più potente d’Italia: Giulio Andreotti. Sarà in parte condannato e prescritto, per i legami con Cosa nostra fino al 1980 e in parte assolto con la vecchia insufficienza di prove per gli anni seguenti.

Con la guida di Caselli si celebrano anche i processi all’ex numero 3 del Sisde Bruno Contrada, condannato definitivamente per mafia e all’ex senatore Marcello Dell’Utri, condannato nel settembre scorso anche in appello bis. Quei processi di mafia e politica fruttarono a Caselli quella che lui stesso ha definito una legge “contra personam”.

In piena corsa per la guida della Procura nazionale antimafia, il Parlamento, nel 2005, cambia le regole e stabilisce che non si può essere nominati se si ha 65 anni di età. Come Caselli. Al suo posto, senza il concorrente favorito, fu nominato dal Csm Piero Grasso. Negli ultimi due anni la sua scorta è stata rafforzata per le minacce in seguito alle indagini contro la frangia violenta dei No Tav. In primavera il magistrato aveva chiesto al Csm una tutela per le dichiarazioni di Grasso in Tv sui “processi mediatici” a Palermo, quando Caselli era il capo. Tutela negata. L’ultima polemica riguarda le dimissioni da Magistratura Democratica. L’agenda 2014 di Md ha pubblicato un testo di Erri De Luca che giustifica gli anni di piombo. Per Caselli, intollerabile.