Rassegna Stampa

Gianluigi Pellegrino: “Boldrini? La terza carica dello Stato non può reagire così”

Gianluigi Pellegrino: “Boldrini? La terza carica dello Stato non può reagire così”

Gianluigi Pellegrino: “Boldrini? La terza carica dello Stato non può reagire così”

ROMA – “La terza carica dello Stato non può reagire così” dice il giurista Gianluigi Pellegrino, intervistato dal Fatto Quotidiano:

Grillo o Boldrini?

Loro hanno avuto ragione ad osteggiare la decisione di inserire il provvedimento su Banca Italia nel decreto Imu, che si è poi rivelato un regalo alle banche: ne criticavano giustamente il metodo usato, il sotterfugio.

Quindi avevano ragione?

Certo, sacrosanta. Boldrini ha reagito azzerando la discussione con la tagliola, misura mai adottata nella storia repubblicana.. Una forzatura, ma dovuta alla necessità di approvare il provvedimento in tempo utile.

E quindi in cosa ha sbagliato? Boldrini?

Rappresenta una carica istituzionale e ha quindi l’onere e il dovere di non reagire agli insulti né alle offese. Su questo Giorgio Napolitano è un maestro, l’abbiamo mai visto o sentito rispondere alle accuse, anche gravissime, che ha ricevuto? Mai. E sa perché?

Perché ha chi lo difende in quanto Capo dello Stato?

Esatto: Boldrini ha ricevuto tutta la solidarietà del caso, ha un partito di riferimento ed è stata giustamente difesa dall’intero arco costituzionale; possibile che debba mettersi a discutere con Grillo? Ha definito eversivi i deputati di M 5 S: sono un terzo della Camera, rappresentano i voti di quasi nove milioni di italiani. Se Fini o Casini o altri prima di lei avessero avuto un simile atteggiamento molti ne avrebbero chiesto immediata dimissioni. Ha commesso un errore a intervenire personalmente; le istituzioni non devono scendere al braccio di ferro, doveva farlo fare ad altri, a Vendola.

Ormai sembra un battibecco senza fine?

La mia paura è che di tutto questo teatro faranno le spese i pochi italiani autenticamente democratici e riformisti.

Perché?

A ben vedere Boldrini sbaglia anche nel merito: i grillini più che eversivi sono conservatori, cioè sono fintamente rivoluzionari quanto le bombe ai tempi della strategia della tensione.

Eversivi, strategia della tensione.. facciamo passi avanti?

Intendo il metodo: si sparano bombe, intese come scontro verbale, per produrre una reazione di conversazione. Fu adottata da parte dello Stato Il paragone è sul metodo, infatti, non sul protagonista, e sull’obiettivo: evitare che vengano realizzate reali riforme e questo è proprio ciò che vuole Grillo.

Aspetti. Lei sta dicendo che il leader del Movimento 5 Stelle alza volutamente lo scontro per bloccare le riforme?

Esattamente, questo è l’alibi di Grillo: tentare di sottrarsi al confronto costruttivo, poter continuare a gridare contro la palude ottenendo l’arroccamento delle larghe intese.

Che a suo avviso vorrebbero invece dialogare con Grillo sulle riforme?

Assolutamente no, figurarsi: all’attuale maggioranza non dispiace affatto l’innalzamento dei toni perché così anche loro hanno l’alibi per compattare l’attuale sistema. Un gioco delle parti continuo Io vorrei un gioco delle parti virtuoso, guardi la legge elettorale: così come è adesso l’Italicum è una mezza schifezza.

E Grillo che c’entra?

Perché non propone di abolire le liste bloccate introducendo i collegi uninominali? Fa finta di essere contrario ma a lui va gran bene, così come a Berlusconi e a Renzi, poter continuare a nominare i suoi parlamentari e quindi legittima le finte riforme, come questo Italicum, gridandosi però indignato e alzando il livello dello scontro.

Vede una via d’uscita?

Stiamo vivendo la coda avvelenata del ventennio, le larghe intese continuano verso il ribasso, così come per la finta legge anticorruzione ora una finta riforma elettorale.

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