Gianluigi Pellegrino (giurista): “Con quel nuovo Senato fare le leggi sarà un caos”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2014 10:59 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2014 10:59
Gianluigi Pellegrino (giurista): “Con quel nuovo Senato fare le leggi sarà un caos”

Gianluigi Pellegrino (giurista): “Con quel nuovo Senato fare le leggi sarà un caos”

ROMA – “Con quel nuovo Senato fare le leggi sarà un caos” dice il giurista Gianluigi Pellegrino, intervistato dal Fatto Quotidiano:

E invece? La proposta prevede ben dodici modi diversi per una povera legge di arrivare finalmente in porto. Per esempio? In parte è mantenuto l’iter attuale, di bicameralismo puro, che paradossalmente è l’unica parte chiara. Perché poi c’è un nuovo bicameralismo confusionario: entrano in gioco mille variabili a seconda che il Senato decida o meno di intervenire; e poi, anche quando annuncia di voler intervenire, può decidere poi di non farlo. Sembra un pesce d’aprile. Ma non è finita. Perché se il Senato interviene a quel punto si aprono molte altre ipotesi, differenziate in base ai labili confini delle materie. La Camera a sua volta potrà adeguarsi al Senato, oppure non farlo, oppure ancora farlo in parte. Con esiti diversi in base alle materie e alle maggioranze da raggiungersi. E le navette ripartono … Il caos, così, è garantito. Quindi il Senato mantiene un peso rilevante. Direi ancora decisivo nel processo legislativo. Ed inoltre confuso. Ma la Camera, in casi specifici, avrà un ruolo prioritario. Anche in quelle situazioni un passaggio dal Senato è comunque previsto. E comunque c’è una serie di materie rilevanti nelle quali l’intervento del Senato crea un vincolo per la Camera, perché essa può resistere alla richiesta del Senato solo con una maggioranza qualificata. E quindi? Questo comporta moltissimi problemi. Una delle ragioni per cui si vuole riformare il titolo V della Costituzione è che il riparto per materie non ha funzionato: decidere ogni volta a che materia appartenga un argomento che spesso è trasversale, è cosa complicatissima, dato che i confini delle materie sono in sè labili. E loro cosa fanno? Prendono questo stesso sistema fallimentare e lo usano per decidere quale di questi complicati iter legislativi vada eseguito e se scatta o no il vincolo determinato dall’intervento del Senato. Insomma, riproducono le patologie del titolo V nell’iter legislativo. Poi dicono che il Senato non avrà voce in capitolo sull’approvazione delle leggi di bilancio… Non è cosi’? No. Mentono: il Senato avrà capacità d’interdizione anche sulla legge di bilancio. Può creare un vincolo che può di fatto impedire alla Camera di varare la legge finanziaria così come la vorrebbe. Vede altri problemi, oltre alla confusione? C’è il paradosso di un Parlamento eletto con una legge incostituzionale che però vorrebbe essere costituente. Nessuno sottolinea che alla Camera stanno tenendo ben nascosto il ricorso contro i 148 nominati con il premio illegittimo; ricorso che dopo la sentenza della Consulta può solo essere accolto facendo entrare in parlamento chi vi ha diritto al posto di chi ci sta abusivamente. È una condizione minima per mettere mano alla Costituzione. C’è una questione democratica anche per quanto riguarda la riforma del Senato? Sì, perché tutto questo pasticcio è enormemente aggravato dal fatto che nella primaria funzione legislativa una Camera democraticamente eletta dai cittadini viene interdetta da un Senato non eletto e privo di rappresentanza democratica. Sarà composto da presidenti di Regione, Sindaci e così via. Che infatti non sono eletti per legiferare, ma per amministrare gli enti locali. E poi, mentre la Camera avrà una maggioranza politica, il Senato ne avrà una del tutto occasionale, perchè frutto di nomine. Si paralizza tutto con due maggioranze diverse. Un disastro. Quindi il superamento del bicameralismo paritario non c’è? C’è solo nel titolo della riforma. Ma è smentito dal contenuto del testo dove è in parte mantenuto e in parte notevolmente complicato. Il capo dello Stato da ’ l’assist a Renzi: “Improrogabile superare il bicameralismo”. Si renderà conto che non è affatto superato. Ammesso che arrivi la riforma al Quirinale, perchè come il mostruoso Italicum che dà più deputati se prendi meno voti, sembra fatta per non arrivare mai porto. Se sostieni che le leggi le debba fare una Camera sola, poi devi essere conseguente. Altrimenti consenti il saldarsi di resistenze giuste a quelle conservative. Chi fa una rivoluzione a metà si scava da solo la fossa. Nel frattempo non si fa ciò che sarebbe possibile implementare subito, ad esempio, sul fronte delle spese, il taglio delle indennità. Ma il premier ci crede: dice che se non passa la riforma molla tutto, si ritira dalla politica. Come direbbe Renzi stesso, “ce ne faremo una ragione.”