Giochi, a rischio 700 milioni per il Tesoro. Andrea Bassi, Il Messaggero

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Gennaio 2015 14:48 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2015 14:48
Giochi, a rischio 700 milioni per il Tesoro. Andrea Bassi, Il Messaggero

Giochi, a rischio 700 milioni per il Tesoro. Andrea Bassi, Il Messaggero

ROMA – Dopo i concessionari delle slot machine, che hanno anche acquistato pagine di giornali per protestare contro la tassa di 500 milioni imposta dal governo sul settore con la legge di stabilità ora è il turno dei bookmaker esteri. L’articolo di Andrea Bassi del Messaggero:

Sempre nella legge di bilancio, il governo ha introdotto per loro una sorta di sanatoria. Il pagamento di una tantum di 10 mila euro a punto scommessa più le tasse non versate, per emergere dalla zona grigia. Il tempo per aderire all’offerta è stretto, scade dopodomani. Ma, come riporta l’agenzia specializzata Agipronews, tutti i big del settore hanno dato indicazione ai loro affiliati di non accettare il patto offerto dallo Stato. Ha detto no StanleyBet, l’operatore inglese che da anni ha in piedi un contenzioso con lo Stato italiano. Ha detto no Sks365, e ha chiuso le porte in faccia ai Monopoli anche Betuniq. Questi tre operatori, da soli, costituirebbero oltre la metà del mercato grigio italiano. Senza di loro, insomma, la sanatoria del governo Renzi rischia di essere un flop. Un problema che rischia di ripercuotersi a breve anche sui conti pubblici. Nel 2015, dall’operazione di regolarizzazione, sono attesi 220 milioni di euro. I primi 35 milioni sarebbero dovuti arrivare nelle casse dello Stato già alla fine del mese, il 31 gennaio, data prevista per il versamento della una tantum di 10 mila euro. Secondo Betuniq il governo ha ignorato la richiesta della Corte di Giustizia Europea di permettere agli operatori stranieri, con licenza di uno stato Ue, di «operare in Italia». Sulla stessa linea Stanleybet, che ha bocciato la manovra definendola «una finta sanatoria, finalizzata in realtà a privare i centri scommesse dei diritti acquisiti dopo 15 anni di battaglie giudiziarie». «Forse», ha commentato Maurizio Ughi, amministratore di Obiettivo 2016, «sarebbe stato più logico che la sanatoria venisse fatta verso i bookmaker e non verso i punti vendita. Non mi stupisco», ha aggiunto, «che gli operatori abbiano detto di no». Il punto è che lo schiaffo dei bookmaker avviene in un passaggio delicato per il mondo dei giochi (…)