Giuseppe Maria Berruti: “Mandarci a casa prima è incostituzionale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Giugno 2014 10:05 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2014 10:05
Giuseppe Maria Berruti: "Mandarci a casa prima è incostituzionale"

Giuseppe Maria Berruti: “Mandarci a casa prima è incostituzionale”

ROMA – “Mandarci a casa prima è incostituzionale” dice Giuseppe Maria Berruti, direttore del Massimario della Cassazione e nominato da Andrea Orlando al vertice della commissione che riscriverà il codice civile, intervistato dal Messaggero.

Cosa c’è che non va?
«La norma parte da presupposti corretti ed è condivisibile, ma mandare in pensione in anticipo un magistrato non è come mandarci un funzionario amministrativo, anche di rango, perché il principio del giudice naturale e quello che impone la precostituzione del giudice rispetto alla causa impongono che i tribunali e le procure siano organizzate preventivamente. Non si assegna una causa a un giudice che andrà in pensione un mese dopo. L’organizzazione costituzionalmente corretta impone che l’amministrazione sappia quanto tempo quel giudice ha davanti».
Cosa paventa? Che i processi saltino per effetto del decreto?
«La legge interviene sulla composizione dei tribunali e soprattutto sui giudizi in corso. Questo è palesemente illegittimo. Tant’è che la Consulta con la sentenza 83 del 2013, e benché su professori universitari, categoria che non gode dell’indipendenza del giudice, ha detto che è necessaria la gradualità di tutte le tecniche che avvicinano l’età del pensionamento. La velocità va benissimo purché non travolga i principi. Si può introdurre di nuovo il limite dei 70, ma occorre graduare la novità per evitare un pericoloso precedente: un governo che può cambiare i giudici mentre stanno giudicando».
Scusi, ma non si possono assumere altre toghe?
«Certo, ma siamo già sotto di oltre mille unità e un concorso serio richiede almeno un paio di anni, cui segue l’uditorato».
Il taglio dell’età viola la Costituzione?
«Ci sono almeno tre dubbi, visto che l’articolo 97 garantisce la buona amministrazione che si deve organizzare; l’articolo 25 stabilisce che il giudice naturale non può essere cambiato; l’articolo 107 che i magistrati si distinguono solo per diversità di funzioni. E quindi non si possono trattare meglio i dirigenti rispetto agli altri».
Cosa la preoccupa di questo intervento?
«In via di principio la fretta nel mandare a casa i magistrati è un brutto messaggio perché implica che si sta dicendo “posso mandare a casa i giudici quando voglio”. Il che, obiettivamente, rende tutti noi più deboli».