Giuseppe Tatarella, “Ispiratore della destra di Governo”, 16 anni dopo morte

Pubblicato il 8 febbraio 2015 14:53 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2015 15:04
Giuseppe Tatarella, "Ispiratore della destra di Governo", 16 anni dopo la morte

Giuseppe Tatarella, “Ispiratore della destra di Governo”, 16 anni dopo la morte

ROMA – L’8 febbraio del 1999, moriva Giuseppe Pinuccio Tatarella, uno dei padri di An, uno dei protagonisti della svolta che portò, dalla parte degli ex fascisti, a una nuova pagina nella storia d’Italia, sigillando i veleni della guerra civile. Morì troppo presto. Ci fosse stato lui, uomo di parte ma non fazioso né di pregiudizi, generoso con i suoi più feroci avversari al punto di raddrizzare, in un caso, le traballanti fortune con un atto di lealtà, in questi ultimi anni di guerra non armata, probabilmente per l’Italia sarebbe andata meglio.

Il suo allievo prediletto, Italo Bocchino, lo ricorda con questa definizione:

 “Ispiratore della destra di governo”.

Nell’anniversario di sedici anni dopo, il Secolo d’Italia on line ricorda Tatarella con una edizione ricca di testimonianze, per prima quella, datata 1999, pochi mesi dopo la morte, di Sergio Mattarella, oggi Presidente della Repubblica, allora ministro della Difesa:

5 x 1000

Eravano avversari, eravano su sponde contrapposte, senza equivoci, ma con chiarezza e rispetto.

La testimonianza di Sergio Mattarella ha un che di profetico. Con Tatarella parlava di legge elettorale e, commenta Mattarella, “in ogni legilatura se ne parla, ma farla realmente è cosa difficile”.

Da ricordare l’intervento di Maurizio Gasparri, sempre diritto, mai ipocrita, il paradosso come strumento di verità:

“Qualcuno avrebbe voluto una pubblica celebrazione dei ventennale della nascita di An. Ma con tutti i protagonisti presenti la inevitabile polemica avrebbe oscurato ogni altro aspetto. Personalmente non ho alcuna intenzione di fare sconti, né oggi né mai, a chi ha causato gravi danni alla prospettiva delcentrodestra. Non servono liti pubbliche. Semmai riflessioni di ciascuno. È utile oggi un conato reducistico che punti a una ricomposizione della destra tanto difficile quanto inutile? Più che rifare la destra. qui urge rifare il centrodestra. E questo è stato a lungo il problema italiano. Don Sturzo tentò di unire DcMsi emonarchici in occasione delle comunali di Roma del 1952 per battere le sinistre. De Gasperi e il cardinal Montini misero il veto e il centrodestra non nacque.

Otto anni dopo Tambroni, Dc, ebbe l’appoggio determinante del Msi per il suo governo. Il Pci usò il pretesto del congresso missino a Genova per scatenare la piazza, abbattere Tambroni, impedire l’alleanza di centro e destra. Dopo vari tentativi di “apertura” della destra, senza esiti decisivi, il centrodestra nacque solo nel 1994, grazie alla discesa in campo di Berlusconi, che formò il “polo” con destra, settori cattolici, Lega e Forza Italia. La vicenda con vittorie e sconfitte, tradimenti e suicidi politici, dura in qualche modo tuttora. A destra chi tenne viva negli anni Ottanta e seguenti l’idea di centrodestra fu Pinuccio Tatarella. Quando dedicava riviste e convegni al tema, alcuni nel Msi ancora dicevano «siamo al di là di destra e sinistra». Non sono ancora scesi dalla cattedra di maestri dell’errore.

Tatarella seminò, selezionò gruppi dirigenti, convinse scettici, avversò ottusi, spinse altri più mediatici sotto i riflettori. Fece arrivare pronta la destra all’appuntamento del ’94. Non bisogna inseguire il potere. Ma rendere competitiva per la vittoria la destra con un ampio schieramento di centrodestra. Il tema era quello, nel dopoguerra, tra veti ostili, o negli anni Novanta, senza più troppi veti. Ora che un ciclo politico si esaurisce, la questione resta questa.

Unire il centrodestra su proposte credibili per affrontare la sfida e vincere. Con forze nazionali, cattoliche, liberali. La soluzione non è il neocelodurismo, orecchino e ipad dell’urlante Salvini, alleato importante ma non leader di coalizione vincente, tantomeno destrine, centrini, correntine da 4 amici al bar.

Il progetto è quello tatarelliano: il centrodestra italiano, patriottico, cattolico, liberale e presidenzialista. Tatarella ci ha lasciato l’8 febbraio del 1999. Le sue idee no. E sono quelle giuste. Chi le ha maciullate resti a casa. Chi le coltiva le metta in pratica”.

Italo Bocchino, l’allievo prediletto di Tatarella, lo ricorda così:

Giuseppe Tatarella, l’ispiratore della destra di governo italiana, perdeva la vita esattamente 16 anni fa. Era l’8 febbraio del 1999 quando il suo cuore smise di battere durante un intervento di trapianto di fegato. La scomparsa di quello che in Italia veniva definito il “ministro dell’armonia” e che “le Monde” aveva ribattezzato “le renard” (la volpe) si è poi rivelata una vera catastrofe per la destra e il centrodestra. Tatarella fu il primo a parlare di destra di governo, di alleabilità, di bipolarismo, di alternanza di governo, di statuto dell’opposizione. E quando cominciarono le fibrillazioni interne al centrodestra, i primi screzi tra Silvio Berlusconi eGianfranco Fini, si autonominò titolare dell’armonia della coalizione. Il suo contributo alla politica italiana è stato riconosciuto a 360 gradi quando era in vita e ribadito con ancora più forza dopo la sua morte.

Pinuccio Tatarella si deve la profonda svolta che prima portò Gianfranco Fini alla guida del Movimento sociale italiano e poi alla nascita di Alleanza Nazionale. Il politico pugliese sosteneva da anni, a volte isolato e anche “sbertucciato”, che l’identità non era la sola cifra politica della destra e che senza l’obiettivo di vincere e governare si finiva per essere politicamente sterili. Erano gli anni in cui ragionamenti del genere facevano urlare al compromesso, alla volontà di allearsi con un sistema politico che si voleva abbattere, maTatarella non mollò mai la presa. Sin dagli anni Ottanta sostenne che il centro sarebbe stato schiacciato dal bipolarismo, che il fiume della politica ha solo due rive e chi sta in mezzo con la zattera lo fa solo per accostarsi da una parte o dall’altra secondo convenienza. Poi la leadership di Fini, le picconate del suo amico Francesco Cossiga, gli scandali di Tangentopoli e i referendum di Mariotto Segni contro le multipreferenze e la legge elettorale proporzionale fecero il resto. Fu così che Tatarella vide dinanzi a se una prateria e tutte le tesi che aveva sostenuto in solitudine si rivelarono esatte.

Dopo la caduta della cosiddetta prima Repubblica bisognava scrivere le regole per il nuovo sistema politico. Era il 1993, la legge elettorale era stata “amputata” dal referendum di Segni e il Parlamento doveva intervenire con urgenza. Tatarella era capogruppo del Msi alla Camera e il partito decise di sostenere il vecchio proporzionale spaventato dal maggioritario e dai collegi uninominali, convinto che il nuovo modello lo avrebbe confinato in un angolo e sbattuto fuori dal Parlamento. Fu allora che Tatarella decise di giocare il tutto per tutto, nonostante la contrarietà del partito, convinto com’era che il maggioritario avrebbe costretto il centro a spaccarsi, con una parte alleata alla destra e una parte con la sinistra, sdoganando elettoralmente i voti missini. Il colpo di fortuna fu la nomina del relatore a cui fu affidato il compito di scrivere la legge elettorale. La scelta della Dc cadde su Sergio Mattarella, adesso presidente della Repubblica. Mattarellaera estimatore ed amico di Tatarella, come conferma egli stesso in questo video, e strinse un’alleanza di ferro per scrivere a quattro mani le regole del gioco. Fu così che nacque il Mattarellum, la legge che porta il nome del capo dello Stato, e fu sempre così che dopo poco nacque il Tatarellum, di cui fu relatore l’esponente della destra, ma che fu sempre scritta a quattro mani. Alla fine il Msi in aula votò contro ilMattarellum, ma Tatarella che aveva portato a casa tutto quel che serviva per far nascere la destra alleabile e di governo per la prima volta in vita sua votò in maniera difforme dal partito, si astenne e festeggiò con l’amico Mattarella la nuova legge elettorale.

Sedici anni dopo ci si rende conto quanto al centrodestra manchi una mente politica come quella diTatarella. Certamente si tratta di un vuoto incolmabile, generato dalla perdita di un politico eccezionale e per certi versi unico nelle intuizioni e nella capacità di costruzione di progetti apparentemente irrealizzabili. Alla destra e al centrodestra restano però le idee, gli esempi, gli insegnamenti e gli scritti di Tatarella, dai quali si potrebbe ripartire per costruire nuovamente una destra unita, forte, rispettata, alleabile, di governo, costruttiva, da innestare in un nuovo centrodestra capace di essere – per usare le parole di Pinuccio – la casa comune di tutti gli italiani non di sinistra. Se destra e centrodestra ripartissero da Tatarella potrebbero ritrovare se stessi ed incrociarsi di nuovo con la maggioranza degli elettori.