“Gli autonomi e il paradosso delle supertasse”, Enrico Marro sul Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Luglio 2014 8:58 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2014 8:58
"Gli autonomi e il paradosso delle supertasse", Enrico Marro sul Corriere

“Gli autonomi e il paradosso delle supertasse”, Enrico Marro sul Corriere

ROMA – Lavoratori autonomi e professionisti non solo non hanno preso il bonus da 80 euro al mese deciso dal governo Renzi per i lavoratori dipendenti a basso reddito, ma sono vittima di un sistema fiscale dichiaratamente penalizzante.

Una sperequazione giustificata sulla presunzione che il lavoratore indipendente evada comunque le tasse e che di fatto “costringe” l’autonomo ad adeguarsi a questa presunzione. In caso contrario, cioè se non evadesse neppure un euro, dovrebbe infatti pagare al Fisco molto di più di quanto fa un lavoratore dipendente con la ritenuta alla fonte. Insomma, un cane che si morde la coda. Sono queste le conclusioni alle quali si giunge leggendo una ricerca dell’ufficio studi della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa guidata da Daniele Vaccarino.

Scrive Enrico Marro sul Corriere della Sera:

Un sistema fiscale incapace di ridurre a un ambito fisiologico un’evasione abnorme, pari a 120 miliardi di euro di gettito in meno ogni anno, tratta in maniera diseguale i contribuenti che a parità di reddito svolgono un lavoro diverso. Con l’aggravante, dice lo studio, che la sperequazione penalizza in particolare chi guadagna poco: una contraddizione rispetto alla «riforma fiscale del 1973 che si poneva l’obiettivo di garantire condizioni di equità tra le diverse categorie di reddito da lavoro». Ecco qualche esempio: un lavoratore dipendente che prende 10 mila euro l’anno non paga un euro di tasse, un imprenditore individuale versa invece tra Irpef e Irap 1.660 euro l’anno se è in contabilità semplificata e 2.650 se è in contabilità ordinaria. Il gap si riduce man mano che si sale di reddito. Ma a 20 mila euro è ancora forte: il lavoratore dipendente versa al Fisco 1.411 euro, l’autonomo o il professionista 2.365 euro (2.750 se in contabilità ordinaria). Con 30 mila euro di reddito il dipendente paga 2.271 euro, l’autonomo 2.740 (2.923 se in ordinaria). Infine, a 55 mila euro, limite oltre il quale non sono più riconosciute detrazioni o crediti d’imposta, la differenza si riduce a 350 euro l’anno: i dipendenti versano 3.131 euro e gli autonomi e professionisti 3.481 euro, senza distinzioni tra contabilità ordinaria e semplificata.

Sulla base di questi dati la Cna chiede al governo di rivedere i tetti delle no tax area e delle detrazioni. Per i lavoratori dipendenti sono rispettivamente di 8 mila euro e 1.880 euro mentre per gli autonomi di 4.800 euro e 1.104 euro. Sarebbe inoltre necessario, sostiene l’associazione degli artigiani, aumentare la franchigia Irap dagli attuali 10.500 a 25 mila euro. Richieste comprensibili per tutte le imprese individuali e per i professionisti che chiarano fino all’ultimo centesimo. Ma quanti sono? Un sistema che non sa affrontare il problema continua a tassare in modo diverso redditi uguali.