Gomorra – La serie arriva in tv e sotto inchiesta: “Pagata villa del boss Gallo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 maggio 2014 10:40 | Ultimo aggiornamento: 6 maggio 2014 10:40
Gomorra - La serie arriva in tv e sotto inchiesta: "Pagata villa del boss Gallo"

Gomorra – La serie arriva in tv e sotto inchiesta: “Pagata villa del boss Gallo”

NAPOLI – La serie tv di Gomorra andrà in onda la sera del 6 maggio e finisce anche sotto inchiesta. Secondo le accuse, la serie avrebbe usato come casa del boss e protagonista Pietro Savastano la villa di un vero boss della Camorra, Francesco Gallo. Antonio Massari sul Fatto quotidiano spiega che Gallo è stato arrestato durante le riprese della serie e che la sorella del boss avrebbe acquistato i pasti per cast e troupe in diverse occasioni.

Massari scrive sul Fatto quotidiano spiega che la villa è la casa del boss di Torre Annunziata:

“Parliamo di Francesco Gallo, classe 1976, arrestato proprio mentre la troupe registrava le scene. Per la casa di Gallo, la produzione di Gomorra – la serie, ha firmato un vero e proprio contratto da 30 mila euro per sei mesi – poi finito nelle mani dell’amministrazione giudiziaria, perché sequestrato dai carabinieri di Torre Annunziata, insieme con la villa”.

Gli inquirenti, spiega Massari, vogliono capire se dietro l’affitto della villa come set vi sia stata una estorsione o una scelta autonoma da parte della produzione:

“La casa di Savastano è nel parco Penniniello di Torre Annunziata. Ed è proprio nel parco Penniniello – scrive il gip di Napoli Antonella Terzi – che il clan Gallo esercita il “monopolio dello spaccio”. Parliamo di un gruppo camorristico che possiede un’“ala militare” dotata “di strumenti micidiali e sofisticatissimi di offesa”, “una falange armata, a vocazione stragista, moderna ed efficiente, una macchina di morte perfettamente oliata”. È con il loro boss che Cattleya ha deciso di firmare un contratto per girare le scene in casa Savastano”.

Se Roberto Saviano, ideatore di Gomorra – La serie, spiega che non è un’educazione al crimine, ma la descrizione della realtà e che bisogna intervenire su quella e non sulla fiction, Massari commenta:

“la realtà è che proprio qui, dove fu ammazzato Siani ed esistono mamme che implorano i boss di assumere i figli come spacciatori – la paga di un pusher è 1.500 euro al mese più tredicesima –, proprio qui è stato lanciato un messaggio devastante: la casa del boss è stata pagata 30 mila euro – finiti poi nelle casse dello Stato – e a sua sorella è stato affidato il catering per il cast”.

Massari riporta anche la replica di Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, che al Fatto quotidiano disse:

“Si è deciso di iniziare le riprese in quell’ambiente, d’intesa con l’amministrazione giudiziaria, versando il compenso in un conto da questa indicato. Per quanto riguarda la fornitura dei cestini, la sorella (non inquisita) dell’arrestato se ne è occupata, ma per pochi giorni, come altre decine di persone. Tuttavia, lo svolgimento di oltre 30 settimane di lavoro a Napoli, nei luoghi di Gomorra, mette inevitabilmente in contatto chi viene da “fuori” con migliaia di persone e ambienti su cui è impossibile avere il controllo totale. Qualche contatto sbagliato è inevitabile anche con la migliore fede. L’alternativa sarebbe bandire quei luoghi da ogni attività produttiva”.

Ma il giornalista del Fatto si chiede:

“Ma se è vero ciò che dice Saviano, è cioè che “la materia su cui intervenire è la realtà, non il film che racconta”, resta da capire quale sia stato, davvero, il messaggio che Gomorra – la serie ha lasciato nella difficile realtà di Torre Annunziata”.