“Google paghi tasse in Italia”. Maurizio Costa (Fieg): “Ricerche trasparenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 novembre 2014 12:14 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2014 12:14
"Google paghi tasse in Italia". Maurizio Costa (Fieg): "Ricerche trasparenti"

“Google paghi tasse in Italia”. Maurizio Costa (Fieg): “Ricerche trasparenti”

ROMA – Google deve pagare le tasse in Italia, dove raccoglie un miliardo di ricavi, chiede perentorio Maurizio Costa, presidente degli editori italiani di giornali. Intervistato da Aldo Fontanarosa per Repubblica Maurizio Costa ha parlato con chiarezza e forza, dicendo cose giuste e qualche luogo comune.
La cosa è fondamentale, attorno alla quale girano da anni i soloni delle antitrust europea e americana. Maurizio Costa parla fuori dai denti:

“Il motore genera una classifica dei contenuti oggetto della ricerca. L’algoritmo che determina la classificazione è più segreto della formula della Coca-Cola. E questo posso anche capirlo. Ma andrebbe chiarito come mai un articolo è primo nella ricerca di Google, un altro secondo, un altro ancora ultimo. I criteri di scelta, insomma, quali sono? Ci troviamo di fronte a un paradosso: la Rete, il regno della trasparenza dichiarata, diventa il terreno dell’opacitàpraticata”.

Costa marca poi una serie di punti altrettanto fondamentali:

1. Google deve pagare le tasse come (quasi) tutti gli altri;
2. i giornali non sono (più) una categoria assistita; certo non lo sono i grandi giornali, che stanno sul mercato e vivono i tormenti della recessione sulla loro pelle:
3. gli editori non chiedono i soldi delle tasse di Google per sé, ma perché siano migliorate le infrastrutture tecnologiche, cosa che avvantaggerà tutti, gli editori ma anche tutti i cittadini e prima di tutti lo Stato.

Sono cose che sembrano talmente ovvie da chiedersi perché non sia mai avvenuto: un anno di Irpeg o Irap di Google farebbe dimenticare un secolo di scontrini al bar. Eppure il Fisco ha sempre lasciato correre e quando ci hanno provato l’hanno fatto in modo punitivo, quasi persecutorio (la Google tax) e hanno dovuto subito fare marcia indietro davanti alle proteste.

Maurizio Costa scivola nel banale quando chiede che

“l’Italia vari una “legge Google” come la Spagna solo 7 giorni fa”.

Google News, obietta Aldo Fontanarosa, è una comoda vetrina sulle notizie del giorno. Costa chiarisce:

“Una premessa, a scanso di equivoci. Noi siamo del tutto favorevoli allo sviluppo della Rete e del digitale. E non ci arrocchiamo certo su posizioni conservative, a difesa del bel tempo andato. [Con Google] nessuno spirito di rivalsa. Chiediamo solo che paghi il giusto chi utilizza contenuti editoriali di proprietà di altri. È ora che questo gigante, come qualsiasi aggregatore di notizie di Internet, riconosca il diritto d’autore per gli articoli, le foto, i video linkabili da Google News”.

Il problema che Google non vede è che sui giornali italiani di materiale originale ne circola a malapena un terzo, il resto è copiato, a volte male, o tradotto più o meno liberamente dai giornali stranieri da costosissimi quanto (quasi del tutto) inutili corrispondenti dall’estero. Questo è vero per gli italiani ma vale anche per gli stranieri che riportano dall’Italia: di reporting originale ce n’è ben poco anche lì.
In Francia Google ha accettato di pagare una una tantum, che ha chiuso ogni contenzioso con gli editori, ricorda Aldo Fontanarosa ma Maurizio Costa è critico:

“Gli editori francesi si sono poi pentiti della soluzione. A noi l’idea di questa una tantum, di un condono tombale non piace. Chiediamo si paghi in modo trasparente e con continuità”.

Obiezione: la pagina di Google News, in ogni caso, non ha pubblicità. Replica:

“Questa specifica pagina è senza banner. Ma Google raccoglie in Italia, nelle stime di alcuni centri studi, oltre un miliardo di pubblicità all’anno. Che è quanto fattura l’intero settore della carta stampata, quotidiana e periodica. Ecco: mi farebbe piacere intanto che le ipotesi sulla raccolta di Google venissero confermate in via ufficiale.
Non solo. Questa società dovrebbe pagare le tasse per la quota di profitti che realizza in Italia, come fa ogni imprenditore. Invece ha stabilito la sua sede legale in Irlanda e si permette un’elusione fiscale molto ingente”.

Maurizio Costa non ha ancora letto di quel che è capitato in Germania, dove Google ha tolto da Google News le anteprime degli articoli di diversi grandi giornali nelle sue pagine dei risultati e il traffico di quei siti internet di grandi testate è crollato.

Gli editori tedeschi, guidati da Axel Springer, sostenevano che

“la riproduzione delle anteprime costituisce un utilizzo senza autorizzazioni di materiale protetto dal diritto d’autore, e che quindi Google doveva pagare i diritti per mostrare le stesse anteprime nelle sue pagine”.Passato un mese, gli editori sono andati a Canossa, come un migliaio di anni fa fece un loro imperatore.

La moderna Canossa si chiama Mountain View e alla base c’è, rivela Wired, il fatto che

“l’esperimento di 200 editori tedeschi che hanno impedito al servizio News di mostrare la preview dei propri articoli è stato fallimentare: il traffico è crollato”.

In testa ai penitenti Matias Dopfner, amministratore delegato di Spinger. Riferisce Wired:

“La scelta temporanea di impedire a Google di visualizzare nelle proprie pagine del servizio News frammenti di articoli protetti da copyright – durato appena due settimane – si è fin da subito rivelato fallimentare, nel senso che ha causato il crollo del traffico sui quattro siti gestiti dall’editore coinvolti nella prova: welt.de, computerbild.de, sportbild.de eautobild.de.

Dettaglio probabile: Springer ha diversficato molto, vendendo numerosi giornali locali e sviluppando attività parallele a quella di Google, che sfrutta la propria posizione dominante (90% delle ricerche) adatta i propri algoritmi alla depressione dei concorrenti.

Dopfner, per rafforzare la richiesta di trasparenza e parità nei risultati avanzata attraverso l’Antitrust europeo senza molto successo, probabilmente ha ricattato Google: tu non fai vedere i miei siti io non ti dò le mie notizie per Google News, vestendo il tutto con il manto della libertà, nel solco di Davide e Golia.
L’intervista di Maurizio Costa, pagato il ticket a ricorrenti luoghi comuni entra poi nel vivo dei ragionamenti seri e concreti. Provoca Aldo Fontanarosa: l’accusa che rivolgono alla Fieg è di volere per il proprio settore le tasse che Google verserà in Italia.

“E’ un sospetto che respingo. Di questi soldi non chiediamo un euro. La mia proposta, semmai, è di destinare il gettito fiscale al miglioramento delle infrastrutture tecnologiche del Paese. Penso al wi-fi, che non è ancora diffuso come vorremmo. E alla banda larga, che pure stenta”.

Fontanarosa: i soldi non arriveranno forse dalla Google Tax ma c’è chi vede l’editoria come un settore assistito. Costa:
“Sostenere che il nostro sia un settore assistito è una pesante forzatura. Su 7000 testate giornalistiche, solo 200 ricevono finanziamenti pubblici. Questi non vanno ai giornali in quanto tali, ma premiano i valori o le specifiche funzioni che le testate incarnano. Sono risorse destinate al pluralismo informativo: alle minoranze linguistiche, ai partiti politici, alla editoria di scopo. Il tutto peraltro per un ammontare inferiore a 50 milioni. Un quarto rispettosolo a pochi anni fa»”.

Questo governo, con il decreto Lotti, finanzia però le ristrutturazioni dei giornali. Ci saranno decine di prepensionamenti…

“… ma anche decine di assunzioni di giovani, spesso nativi digitali, nuova linfa alle redazioni. Abbiamo trovato sensibilità nell’esecutivo. Noi peraltro non abbiamo mai chiesto aiuti a pioggia, semmai un sostegno alla trasformazione in senso evolutivo del nostro settore. Guardiamo avanti, con coraggio”.

Crede che i giornalisti pensionati debbano conservare una collaborazione con le loro testate? Il decreto Lotti scoraggia al massimo questa possibilità:

“Sul piano formale, il problema è risolto dalla legge dell’agosto 2014. A titolo personale, penso tuttavia che qualcuno di questi cronisti dovrebbe restare in partita, per preservare la qualità e l’identità delle testate”.

Che futuro vede per la carta stampata nel 2014?

“La carta stampata continuerà a svolgere una funzione chiave. È la bussola della nostra società. L’editoria, fatta da bravi editori e giornalisti qualificati, conserva un ruolo decisivo nell’era dell’informazione indifferenziata che viviamo. Oggi vincono i contenuti affidabili, accurati, di qualità, a prescindere dal contenitore che poi li ospiterà: la carta, il tablet, la Rete.
Per anni, le cassandre hanno previsto la fine di quotidiani e periodici indicando addirittura l’anno del decesso. La cosa non è avvenuta e non avverrà. Oltre 20 milioni di persone ogni giorno si informano sulla stampa. E a questo riguardo lavoriamo a una modernizzazione del sistema distributivo e delle edicole in Italia, per garantire ai lettori il miglior servizio”.