Google Tax, la proposta di Francesco Boccia: “Un miliardo e mezzo di gettito”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Novembre 2013 11:26 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2013 11:26
Google Tax

Google Tax

ROMA – La “Google Tax” agita il Parlamento italiano. Google, come Facebook o Amazon, deve pagare le tasse  dove realizza i profitti. E’ questo l’obiettivo della proposta di legge presentata dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), per modificare la normativa sulla vendita di servizi e campagne pubblicitarie online.

In base a stime di fonte diversa, l’introduzione di questa modifica potrebbe produrre un gettito di oltre un miliardo di euro all’anno che verrebbe destinato interamente alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

Per raggiungere l’obiettivo – scrive Valentini su Repubblica – la proposta che Boccia vorrebbe inserire come emendamento già nella prossima legge di Stabilità prevede l’obbligo a carico del committente di acquistare online da soggetti titolari di partita Iva italiana. Soltanto così si può contrastare il “dumping” elettronico e di conseguenza difendere il commercio, la produzione e l’occupazione in Italia.
Altrimenti, è come acquistare prodotti di contrabbando o su un mercato parallelo, con tutti i rischi che ciò comporta anche in termini di affidabilità e garanzia.
Con il supporto di un’influente rivista economica e finanziaria come “Forbes”, la lobby del web contesta una presunta violazione del Trattato di Roma, laddove stabilisce la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali. E chiama in causa l’Unione europea, reclamando un intervento di Bruxelles contro queste nuove “frontiere fiscali”. Ma, in attesa che l’Europa armonizzi le sue normative fra i Paesi membri anche in questa materia, è opportuno intanto tutelare gli interessi nazionali a condizioni di reciprocità, per non favorire quelli delle multinazionali o degli operatori americani del settore.
«Analogamente alla gran parte delle operazioni commerciali transnazionali, le forniture online si realizzano con mezzi diversi dal denaro contante, vale a dire con una serie di strumenti rientranti nel concetto di moneta elettronica», spiega il presidente della Commissione Bilancio della Camera nella sua relazione. E perciò conclude: «È proprio attraverso l’identificazione del beneficiario effettivo del pagamento, infatti, che lo Stato può contrastare queste forme di evasione». Se poi tutto ciò può contribuire a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, ne trarrà beneficio anche l’occupazione nel nostro Paese.