Governo, acconto Imu, maltempo, calciomercato: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2013 9:15 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 9:15

ROMA – La partita del presidenzialismo. Il Corriere della Sera: “Alfano e il Pdl spingono per il presidenzialismo dopo le parole del premier Letta sulle regole da cambiare per l’elezione del capo dello Stato. Sinistra divisa. Napolitano: governo a termine, 18 mesi per le riforme.”

Presidenzialismo, Alfano spinge. Ma la svolta spacca la sinistra. L’articolo a firma di M. Antonietta Calabrò:

“È stata accolta «con acclamazione» dal Pdl e, primo fra tutti, dal segretario politico e vicepremier Angelino Alfano la battuta del premier, Enrico Letta, sulla necessità di cambiare «le modalità» per l’elezione del capo dello Stato. Perché ha subito fatto pensare ad un’apertura all’elezione diretta del presidente. Ma il Pd su questo argomento si spacca, con i «guardiani della Costituzione» attuale capitanati da Rosy Bindi. Parla a margine della parata del 2 Giugno, gli argomenti all’ordine del giorno sembrano essere quelli sul Fisco, sulla riforma della Pubblica amministrazione, sul lavoro. Ma, a giornalisti ormai congedati, Alfano fa un mezzo balzo indietro quando qualcuno pronuncia la frase «eleggere direttamente il capo dello Stato». Un largo sorriso precede la rivendicazione della paternità dell’idea: «Noi lo diciamo da anni. Nella scorsa legislatura abbiamo pure presentato un disegno di legge in Senato». Meglio tardi che mai, sembra comunque ammettere: «Adesso anche nel Pd arrivano dei significativi spiragli. Se riuscissimo a farla, sarebbe una grande prova di democrazia» e uno strumento per «riavvicinare i cittadini alle istituzioni». Così, insomma, Alfano ha letto le dichiarazioni pronunciate da Letta nel corso del Festival dell’Economia di Trento. «La settimana vissuta a metà aprile per l’elezione del capo dello Stato con le regole della Costituzione vigente è stata drammatica per la nostra democrazia, non credo che potremmo eleggere il presidente ancora in quel modo lì».”

Il Colle dà i tempi al governo «A termine, riforme in 18 mesi» I dubbi sull’elezione diretta. L’articolo a firma di Marzio Breda:

“Sembra inutile incalzare Giorgio Napolitano sul nodo che tocca in modo diretto il suo ruolo. Evidentemente deve sembrargli improprio entrare nel problema mentre qualcuno (ad esempio il vicepresidente del Senato, ed esponente del Pdl, Maurizio Gasparri) parla di «neogollismo» già in atto in Italia e mentre altri suggeriscono di introdurre l’elezione diretta del capo dello Stato. In realtà, si sa che su questo genere di ipotesi ha parecchi dubbi e riserve. Che oggi non esprime per una sorta di «pudore istituzionale», chiamiamolo così. Ma un anno fa, quando non rischiava come adesso d’interferire con il lavoro di altri poteri visto che di tutto ciò almanaccavano in pochi, per lo più giuristi impegnati in analisi accademiche, aveva articolato con una certa ampiezza le ragioni della sua contrarietà a quello che deve sembrargli un rischioso salto nel buio. Era il 30 maggio 2012 e, chiudendo un discorso davanti al consiglio comunale di Pordenone, s’inoltrò nel terreno delle modifiche all’architettura istituzionale: quelle che «si possono e, anzi, si debbono fare» — come prescrive l’articolo 138 — sulla seconda parte della nostra Costituzione. Spiegò quel giorno: «Sì, si può benissimo discutere anche di come ripensare la figura del presidente della Repubblica. Io voglio solo dire che in questi sei anni ho rafforzato la mia convinzione che i nostri costituenti nel 1946-47, in quello straordinario sforzo di equilibrio, di unità, di sintesi e di lungimiranza, diedero una soluzione al problema del capo dello Stato profondamente motivata: avere al vertice dello Stato una figura neutra, politicamente imparziale, che restasse estranea al conflitto tra le forze politiche e tra le correnti ideologiche. Avere, cioè, un capo dello Stato che svolgesse funzioni di moderazione e garanzia in un atteggiamento di costante e assoluta imparzialità. Credo sia stata una scelta molto importante».”

Democratici, il «fronte del no» prepara la battaglia in direzione Letta: non forzo sui contenuti. L’articolo a firma di Monica Guerzoni:

“Come Giorgio Napolitano, anche Enrico Letta vuole restare «neutrale» rispetto alle riforme. La questione è troppo delicata e i partiti troppo inquieti perché al capo del governo convenga spostare platealmente il suo peso a favore di un modello e contro un altro. «Io voglio solo accompagnare il percorso di riforma e non forzarne i contenuti, né predeterminarlo», è la linea del premier. Il quale non conferma (ma neppure smentisce) le parole di due giorni fa al Festival dell’economia di Trento: «Non possiamo più eleggere il presidente della Repubblica con le modalità dell’ultima volta». Un’apertura al sistema semipresidenziale francese? «Che io sia francofilo non è una novità…», ha sorriso Letta, lasciando fioccare le interpretazioni. Tanto è bastato per far scattare l’allarme tra quei democratici — una agguerrita minoranza — che guardano con diffidenza alle larghe intese e con preoccupazione ai tentativi di cambiare la Carta costituzionale. Domani, alla direzione nazionale del Pd, il tema rischia di deflagrare. Il segretario Guglielmo Epifani sta limando il suo intervento, in cui potrebbe rimarcare l’apertura al semipresidenzialismo. Ma Rosy Bindi è pronta a dare battaglia. E non da sola. «Dopo le parole di Letta ho aspettato un giorno — attacca la ex presidente del Pd, ostile all’abbraccio col Pdl — Pensare che i problemi del partito si risolvano cambiando la Costituzione, mi pare francamente troppo. È singolare dare la colpa alla Carta per gli errori che la dirigenza ha commesso sull’ultima elezione del capo dello Stato». E se i «big» sono quasi tutti «francofili», lei li accusa di vendere una posizione che non è quella del Pd: «È pura oligarchia. È improprio legare il governo alla Costituzione». Rosy Bindi si è convinta che Letta e Alfano abbiano siglato un «accordo sottobanco». Sospetta uno scambio tra doppio turno ed elezione diretta del capo dello Stato «in barba» alle deliberazioni con cui l’Assemblea nazionale del Pd, nel 2011, votò il rafforzamento dei poteri del premier. E avverte: «Stravolgere la Carta senza discutere non è accettabile».”

«Imu, Iva e niente tasse a chi assume Ripresa a fine anno con un piano choc». L’articolo a firma di Lorenzo Salvia:

“Non solo la cancellazione dell’Imu e il blocco dell’aumento dell’Iva. Ma anche l’azzeramento di tasse e contribuiti per gli imprenditori che assumono giovani disoccupati, e una semplificazione radicale per chi vuole investire nel nostro Paese. Sono giorni che Silvio Berlusconi parla della necessità di un provvedimento choc per l’economia. Adesso è il vicepremier Angelino Alfano ad indicarne i possibili contenuti. «Se queste azioni funzioneranno — dice il segretario del Pdl — potremmo avere una bella sorpresa per la seconda metà del 2013». E cioè la famosa fine del tunnel, o almeno una prima inversione di tendenza nella caduta del Pil, il prodotto interno lordo. La vera proposta choc , però, arriva da Renato Brunetta. Intervistato dal Sole 24 ore , il capogruppo del Pdl alla Camera dice che l’Italia dovrebbe ottenere dall’Unione Europea lo scomputo, dal calcolo del nostro deficit, degli effetti prodotti dagli ultimi due terremoti, quello del 2009 all’Aquila e quello dell’anno scorso in Emilia Romagna. Una possibilità che, secondo Brunetta, è prevista dallo stesso trattato dell’Unione e che libererebbe per l’Italia 22 miliardi di euro senza farci sforare di nuovo la soglia del 3% nel rapporto deficit-Pil, dopo che Bruxelles ha appena chiuso la procedura d’infrazione. L’uovo di Colombo per risolvere il rebus delle coperture necessarie per i provvedimenti messi in cantiere dal governo? In realtà da Palazzo Chigi frenano su questa ipotesi. I tecnici la giudicano non realizzabile, perché «non esiste un deficit buono e un deficit cattivo». E lo stesso presidente del Consiglio, Enrico Letta, ripete che «bisogna fare delle scelte» e «non sarà possibile ottenere tutto».”

«Il nuovo Fisco? Cambieremo Equitalia». L’articolo a firma di Antonella Baccaro:

“Invoca un Fisco meno aggressivo nei confronti dei cittadini, il viceministro dell’Economia con delega alle Finanze, Luigi Casero (Pdl). E per giugno annuncia un provvedimento che mitigherà la riscossione: tassi d’interesse più bassi così come gli aggi. E una norma che salvaguardi la prima casa dal pericolo dell’espropriazione.

Ministro, vuole tagliare le unghie a Equitalia? «Esprimo la massima fiducia e stima per Equitalia. Non faremo nulla che non ci abbia chiesto di fare il Parlamento. C’è stata una risoluzione approvata all’unanimità in commissione Finanze alla Camera: la vogliamo attuare. Entro giugno presenteremo una norma per limare tassi d’interesse e abbassare gli aggi. E interverremo a tutela delle prime case».

A proposito di Equitalia. I Comuni hanno ottenuto che ne venga prorogata la riscossione fino alla fine dell’anno. «È giusto che i Comuni si attrezzino a riscuotere i tributi. Personalmente però sarei per una formula mista in cui Equitalia continuasse a svolgere il proprio servizio su indirizzo dei Comuni».

I Comuni attendono risposte sull’Imu. Quando parte il cantiere della riforma? «Iniziamo da questa settimana con una serie di incontri di approfondimento».

Intanto la commissione Antonini sul federalismo fiscale ha bocciato l’abolizione dell’Imu sulla prima casa… «Perché non tiene conto di un fatto contingente e di una caratteristica del nostro Paese: in un momento di recessione come questo l’Imu sulla prima casa ha avuto un effetto psicologico maggiore rispetto a quello economico. A Natale nessuno ha comprato nulla».”

“Sgravi a chi assume giovani”. La Stampa: “Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, anticipa il piano del governo sull’occupazione e propone «meno tasse per chi assume giovani precari e più credito alle imprese». Inoltre, è prevista l’esenzione fiscale per il monte-salari dei contrattualizzati a tempo indeterminato.”

Zanonato: “Sulle nuove assunzioni le aziende non pagheranno tasse”. L’articolo a firma di Roberto Giovannini:

“Ministro Flavio Zanonato, come ha visto Letta promette l’impegno del governo per evitare che i nostri giovani siano costretti ad emigrare. In che modo, concretamente? «Intanto alcune cose importanti le abbiamo già fatte: il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, il rinvio della rata dell’Imu per la prima casa, il miliardo per la Cig in deroga. E venerdì scorso abbiamo varato l’ecobonus, che riattiverà molto lavoro e diminuirà consumi e inquinamento».

Sì, ma il premier Letta ipotizza azioni più forti, ad esempio per favorire le assunzioni. «Premessa: nel bilancio dello Stato tante le entrate, tante le uscite. Si può fare di più solo se si aumentano le tasse – e non vogliamo farlo – o spostando la spesa da una voce all’altra. Indebitarci, possiamo solo nei limiti stabiliti dall’Europa. Ma qualcosa possiamo e dobbiamo farlo per aiutare i giovani: alcune misure a costo zero, altre che costano. La più importante, enorme, è la riduzione del costo del lavoro per le imprese che assumono giovani. Ancora, per creare lavoro bisogna far ripartire le attività produttive, riducendo la distanza che le separa dai loro concorrenti su energia, fiscalità, burocrazia».

E dunque, in concreto? «Le dico le due prossime misure che adotteremo. Primo, il potenziamento del fondo di garanzia, che vuol dire mettere a disposizione più credito per le imprese. Secondo, vantaggi fiscali per le aziende che assumono in modo permanente i giovani nelle loro aziende. Una misura che serve a dare maggior certezza a tanti ragazzi precari o senza lavoro. Se vogliamo che i giovani rimangano nel nostro paese debbono essere messi in condizione di sposarsi, di avere una casa, di poter programmare il proprio futuro».”

Pioggia e inondazioni. Praga sott’acqua rivive l’incubo del 2002. L’articolo a firma di Marco Neirotti:

“Osservate come istantanee slegate fra loro sono scene di maltempo con una vittima, uno stato d’allerta, ma messe in fila come sequenze di un film sono il ritratto di un’Europa centrale battuta e piegata dalle piogge incessanti e dalle piene dei fiumi. Tra Repubblica Ceca, Germania, Austria già si contano otto morti e una decina di dispersi, centri delle città allagate, famiglie che lasciano le case, terreni che franano e rendono pericolanti o fanno crollare abitazioni dopo giorni di continue precipitazioni. Danubio, Moldava, Reno e Neckar si fanno minacciosi, in qualche punto esondano. E la meteorologia non prevede pause. A Praga tornano alla mente le alluvioni del 2002, che lasciarono nel Paese diciassette morti e migliaia di persone senza tetto. Il disastro ceco L’allarme investe buona parte della Repubblica. Agenzie di stampa e televisione pubblica parlavano alle 18 di ieri di tre vittime. A Trebenice, una trentina di chilometri dalla capitale, una donna è morta nel crollo del suo chalet. Un uomo è rimasto intrappolato nelle macerie e il portavoce della polizia, Zdenek Chalupa, ha precisato amaramente che «le operazioni di salvataggio sono estremamente complicate» e si fa ardua la battaglia contro il tempo, i detriti, il fango. Nella capitale il fiume Moldava è straripato in più punti, in modo più intenso all’isola di Kampa, nel centro storico dichiarato patrimonio dell’Unesco ora si ergono barriere e barricate con i sacchi di sabbia. Il sindaco, Tomas Hudecek, ha confermato che si sono accertate due vittime, tre le persone disperse. Invasi dall’acqua tratti di metropolitana, evacuate decine di persone. Ed evacuati anche i malati del centrale ospedale Na Frantisku. Portati via per precauzione molti animali dal giardino zoologico che fu allagato nel 2012. L’allarme è stato decretato in sei delle quattordici regioni, con particolare attenzione in cinquanta località. Accendono timori, nell’Ovest, l’Elba e l’Usti.”

Ancora Allegri per un anno. L’articolo de Il Corriere della Sera a firma di Monica Colombo:

“Perché Allegri resta al Milan? Il primo motivo è di natura economica: Fininvest non intende avere a libro paga due allenatori (e non avendo più voglia Allegri di accettare la corte della Roma che sul piatto ha messo un contratto biennale con opzione per la terza stagione da 3,5 milioni di euro, il rischio di doverlo stipendiare per la prossima annata era elevato). Non solo. Il Cavaliere è sensibile agli umori popolari: contro Seedorf, il suo tecnico ideale, si è sollevata un’ondata di contestazioni senza precedenti (sia dei tifosi che dei media). Inoltre l’olandese ha richiesto uno stipendio pari a quello che ora percepisce da giocatore al Botafogo (cioè 3,5 milioni). Barbara Berlusconi ha preferito rivestire un ruolo defilato nella vicenda: così è volata a Parigi per assistere alle partite del Roland Garros. Dopo aver presentato nei giorni scorsi al padre una scheda di valutazione sui due duellanti, ovvero Allegri e Seedorf, comprendente i pro e i contro di ogni scelta, ha voluto estraniarsi dalla questione.”