Grecia, Nato in allarme per la tenuta a Est

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 luglio 2015 10:40 | Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2015 10:40
Grecia, Nato in allarme per la tenuta a Est (foto Ansa)

Grecia, Nato in allarme per la tenuta a Est (foto Ansa)

ROMA – “Si può immaginare un’altra Europa? – scrive Marco Ventura del Messaggero – Un’Europa che nel momento in cui si allarga a Est, dall’altro si restringe a Sud e mostra il suo tallone d’Achille: la Grecia euro-ostile, alla deriva nell’Egeo e sempre più vicina alla Russia? Nel momento in cui Atene dovesse sganciarsi dall’Euro, ne risulterebbe minata anche la solidità della sua collocazione geostrategica incastonata nella Ue e nella Nato. Gli effetti della Grexit sarebbero non soltanto economici, finanziari e monetari, ma anche geopolitici. Perché la Grecia appartiene a un sistema coerente di solidarietà e trattati occidentali”.

L’articolo del Messaggero: Conta poco, da questo punto di vista, che economicamente la Grecia rappresenti solo il 2 per cento del Pil europeo. La sua stessa posizione sul fronte del Mediterraneo orientale, come base meridionale della penisola balcanica e la sua proiezione verso la doppia sfera d’influenza russa e turca, la rende un Paese importante, capace di modificare gli equilibri regionali a seconda dei sommovimenti a cui è soggetto. Ed è per questo che gli Stati Uniti con Obama guardano solo in apparenza con distacco alla conclusione di questa odissea greca. Il governo di Atene in molte sue componenti si dichiara apertamente e guarda con sempre maggior favore a Mosca.
Oltretutto, Grecia e Russia sono storicamente gemelle, tradizionalmente affini per la comune appartenenza alla Chiesa cristiano-ortodossa che soprattutto nei Balcani ha giocato negli ultimi decenni un ruolo decisivo. Una ricaduta immediata dell’addio greco all’Europa dei 19 o dei 28, l’Unione o solo l’Eurozona, si avrebbe anzitutto sui magmatici scenari balcanici.
IL DOSSIER MACEDONIA

«A parte la prospettiva contrastata di ulteriori ingressi nella Ue da parte di Paesi dell’area, un impatto immediato si avrebbe sullo status della Macedonia», dice Stefano Silvestri, ex presidente e attuale consigliere scientifico dello Iai, l’Istituto Affari Internazionali. Non si è infatti ancora risolta l’annosa questione anche “nominale” della Macedonia, che ufficialmente si chiama Fyrom proprio per non offendere i Greci e smentirne la rivendicazione dell’unica vera Macedonia (per Atene), la Macedonia greca. Inoltre, si aggraverebbe la questione “albanese” per la contrapposizione dell’etnia di fatto esclusiva di Kosovo e Albania, agli ortodossi greci, serbi e macedoni.
Non si è mai spenta infatti l’aspirazione alla “Grande Albania”, dal Kosovo alla Macedonia greca. Allo stesso modo, si approfondirebbe la crisi cipriota. Già c’è stato il rifiuto della parte greca all’accordo tra le due Cipro, accolto invece con favore dai turco-ciprioti. Ma c’è di peggio. I rapporti interni alla Nato si sono deteriorati per via dell’orientamento islamista del regime di Erdogan. Restava la Grecia come zavorra di un assetto regionale, proprio in virtù della sua contrapposizione e del ruolo di contrappeso alla Turchia che era diventato un elemento di equilibrio e, quindi, stabilità. Con l’uscita della Grecia dall’Euro, se non dall’Unione, «vi sarebbe un oggettivo indebolimento della Nato nel Mediterraneo orientale, in un momento di confronto politico piuttosto duro con la Russia sulla questione ucraina» (…).