Grillo blinda l’articolo 18, partito diviso. Annalisa Cuzzocrea, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2014 9:16 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2014 9:16
Beppe Grillo-Ben Hur al Circo Massimo su biga elettrica

Beppe Grillo-Ben Hur al Circo Massimo su biga elettrica

ROMA – “Fa i conti con le sue due anime, il Movimento 5 stelle – scrive Annalisa Cuzzocrea di Repubblica – Quella vicina ai piccoli imprenditori, del nord est e non solo, stanchi di troppe norme e rigidità. E quella degli scontenti di sinistra, oggi perfino pronti a unirsi alla battaglia dei tanto vituperati sindacati in difesa dell’articolo 18″.

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Così, mentre Beppe Grillo scrive sul blog «tolgono i diritti, tornano i padroni», ennesimo motivo per attaccare il governo di Matteo Renzi, e su Facebook «Il Pd ha votato l’abolizione dell’articolo 18. È gravissimo», il vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera Walter Rizzetto fa capire di non aver alcuna voglia di difendere una norma che a suo parere non serve a molto. Venerdì aveva annunciato che avrebbe sentito il fondatore per parlarne con lui. La telefonata c’è stata, anche se l’interessato non conferma, ma non si sa ancora se porterà a qualcosa. Anche perché, a essere divisa, è soprattutto la base: i commenti sul blog vanno da «Se non difendetel’articolo 18 non vi voto più» a «basta, pensate ai disoccupati e non a questi insopportabili privilegi».
In Parlamento è più o meno lo stesso. Nessuno ha dimenticato la conversazione su Internet in cui la prima capogruppo a Montecitorio Roberta Lombardi definiva il reintegro dopo il licenziamento per ingiusta causa «un’aberrazione». Quanto a Rizzetto, che avrà voce in capitolo perché sono i componenti delle commissioni competenti a formulare gli emendamenti da portare in aula, dice chiaro: «Una riflessione sull’articolo 18 va fatta, e visto che noi siamo portavoce, credo ci debba essere un referendum sul blog: saranno gli attivisti a dirci che strada prendere. Ma la questione dovrà essere spiegata bene, bisognerà fornire dati come quelli di Eurostat, secondo cui più del 90 per cento delle imprese italiane non sono assoggettate all’articolo 18».
Non è d’accordo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. «La mia è la posizione del gruppo parlamentare », spiega deciso a Repubblica in una pausa dell’aula. Come a dire che la decisione è presa, chi dice altro lo fa a titolo personale. «Le tutele vanno mantenute. Io mi pongo il problema di un ragazzo che oggi non ha il lavoro e che ha diritto a trovarne uno che può mantenere. Questi non sono privilegi, sono i ragazzi licenziati continuamente l’anomalia. Personalmente, estenderei tutele come quella della malattia anche ai commercianti. Sul lavoro non dobbiamo giocare al ribasso. Altrimenti, invece di progredire, regrediamo». Rizzetto non la prende bene: «Anch’io mi pongo un problema, ed è quello della disoccupazione giovanile al 43 per cento e di quella globale al 12,4. Mi preoccuperei di conoscere meglio questi numeri, prima di parlare» E ancora: «Dubito che la posizione di Di Maio possa essere quella del gruppo, perché non c’è stata nessuna assemblea. Ne faremo una a brevissimo».
Danilo Toninelli sta con Di Maio: «Togliere una garanzia non crea posti di lavoro». Altri vanno in ordine sparso. A occhio, ancora una volta, è solo l’inizio.