Pensioni. Yoram Gutgeld, la mente di Renzi: le leggi passate non valgono più

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 11 Novembre 2013 8:12 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2013 9:12
Pensioni. Yoram Gutgeld, la mente di Renzi: le leggi passate non valgono più

Yoram Gutgeld: dietro le idee economiche di Matteo Renzi

ROMA — Le pensioni sono diventate per Matteo Renzi una ossessione e dietro c’è Yoram Gutgeld, suo maitre a penser in materia economica. Volete sapere perché Matteo Renzi odia tanto i pensionati che godono di una bona pensione? Leggete l’intervista che Roberto Mania gli ha fatto per Repubblica e capirete.

L’odio da puro comunista anni ’50 che Yoram Gutgeld trasmette a Matteo Renzi è tale che nell’intervista si arriva a accostare i pensionati d’oro agli evasori fiscali: quelli hanno versato fior di contributi per tutta la vita, questi non hanno mai pagato una lira né un euro.

Ma lo scopo di Yoram Gutgeld via Matteo Renzi non è la giustizia, è sfruttare l’odio che serpeggia in Italia.

Scrive Roberto Mania:

“Yoram Gutgeld, 54 anni, israeliano di nascita naturalizzato italiano, matematico con la passione dell’economia, ex uomo McKinsey, ora parlamentare del Pd, ma soprattutto consigliere economico di Matteo Renzi, ha appena finito di scrivere il suo manifesto della terza via italiana (“Più uguali più ricchi”,Rizzoli, in libreria da mercoledì). La tesi è che le ricette di destra e di sinistra hanno fallito: ci hanno lasciato più tasse e meno servizi. «Non servono più manovre e manovrine, abbiamo bisogno di uno shock, di un cambio di sistema», dice”.

E spara fandonie. Per criticare il Governo Letta dice:

“Avrei fatto un’operazione shock: 15-20 miliardi di privatizzazioni per ridurre le tasse”.

E poi spiega le altre medicine della sua “terapia shock”:

«Ci sono quattro blocchi: pensioni, lotta all’evasione fiscale, investimenti, tagli di spesa».

Chiede Roberto Mania:

“Pensioni, pensa di riaprire il capitolo? Un’altra riforma dopo quella della Fornero? Non crede che l’Italia sia stremata da questo cambiamento continuo delle regole pensionistiche?”.

«No, va sistemata la questione esodati. Poi penso ad un’altra operazione. Attualmente lo Stato italiano spende 270 miliardi l’anno di assegni pensionistici per pensioni maturate con il sistema retributivo. Così quasi 60 miliardi non sono coperti dai contributi versati dai lavoratori. C’è una disparità profonda con le giovani generazioni che avranno una pensione in base ai contributi versati. A chi ha una pensione retributiva andrebbe chiesto,sopra una certa soglia, un contributo minimo che serva poi a finanziare quei servizi sociali sui quali siamo carenti, pensi solo agli asili nido. Nascerebbero nuovi lavori e un’occupazione qualificata».

Ma i pensionati hanno maturato il diritto alla pensione in base alle leggi vigenti all’epoca. La sua proposta assomiglia a un esproprio.

«Ma quale esproprio! Erano sbagliate quelle regole nate a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta. Tuttavia non penso sia un dramma ridurre di qualche centinaia di euro al mese assegni, per esempio, di settemila euro lordi».

Comunque ci sarebbe un’ulteriore depressione dei consumi.

«Non è vero. La propensione al risparmio di chi guadagna 60 mila euro l’anno è di circa il 30-40 per cento; la propensioneal risparmio di chi guadagna 30 mila euro l’anno è praticamente pari a zero. Ma se in questo modo creo nuova occupazione da 1.000-1.500 euro al mese questi andranno tutti in consumi».

Ha detto della lotta all’evasione fiscale. Cosa farebbe?

«La questione centrale è la tracciabilità delle transazione. Non si tratta tanto di limitare ulteriormente l’uso del contante per i singoli. Si tratta di rendere obbligatorie tutte le transazioni tra imprese in via elettronica. Da un fisco persecutorio a un fisco che interviene prima. L’unico a ottenere risultati concreti sul fronte della lotta all’evasione fu Vincenzo Visco che, con l’elenco fornitori clienti (non a caso poi abolito da Tremonti) portò nelle casse dello Stato 23 miliardi di euro e Berlusconi li utilizzo per abolire l’Ici».

Quanto pensa che si possa recuperare dalla lotta alla evasione?

« 30 miliardi l’anno».

Per fare cosa?

«Per dare 100 euro al mese a chi guadagna meno di 2000 euro».