Heysel, superstite Gaetano Conte: “Juve mi ha negato biglietto per finale Champions”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 9:40 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015 9:41
Heysel, il superstite Gaetano Conte: "Ho chiesto biglietto per finale Champions, Juve mi ha detto no"

Gaetano Conte intrappolato sotto le macerie nella tragedia dell’Heysel

ROMA – “Non metto piede in uno stadio da quel 29 maggio 1985 e avevo deciso di tornarci proprio per vedere di nuovo la Juventus in finale e così ho scritto alla società: ho spiegato chi ero, quello che avevo passato in quella curva Z e ho chiesto due biglietti per Berlino. Mi hanno risposto che i biglietti sono nominativi e numerati, ma se volevo potevo vedere la sfida con il Napoli”.

Inizia così il racconto di Gaetano Conte a La Gazzetta del Mezzogiorno. Il tifoso divenuto suo malgrado il volto della tragedia dell’Heysel, in cui persero la vita 39 persone, dopo tanti anni di silenzio, ha descritto i suoi ricordi, i suoi dolori e il suo sogno svanito.

Ha chiesto alla figlia di spedire una mail, ma non è bastato.

“Però lo so che a rispondermi è stato qualcuno dello staff perché se fossi riuscito a scrivere direttamente al presidente Andrea Agnelli, mi avrebbe accontentato”.

Quando qualcuno lo salvò dalle macerie che gli bloccavano le gambe fu sistemato su una barella di fortuna:

“All’improvviso mi voltai a guardare gli altri feriti. Accanto a me c’era il corpo di una bambina. Avrà avuto 14 o 15 anni: aveva la gola tagliata. Ho passato tre giorni e tre notti a piangere”.

Sotto quelle macerie c’era finito per un altro piccolo tifoso:

“Portai con me un ragazzo disabile. Aveva 15 anni e per fargli vedere la partita qualche settimana prima andai al comune e lo feci inserire sul mio stato di famiglia. In quella bolgia è stato il mio unico pensiero: quando riuscii a metterlo in salvo caddi per lo sfinimento. Lì cominciò l’inferno. La folla mi travolse e persi i sensi. Quando pochi minuti dopo mi risvegliai avevo le gambe bloccate dalle macerie e davanti a me c’era un uomo con la telecamera. Ricordo di aver letto ‘Italia’ sulla macchina da presa e iniziai a urlargli di aiutarmi, ma lui continuava a riprendere. Gli dicevo di tirarmi fuori dalle macerie, ma quello continuava a girare. Qualche tempo dopo mi dissero che aveva vinto anche un premio. Ci pensi? Io stavo morendo e lui aveva vinto un premio”.

Gaetano Conte ricorda ogni momento di quel 29 maggio fino a quando la folla non lo travolse:

“Per curare le conseguenze di quella finale: ho girato l’Italia, ma non c’è niente da fare, mi devo tenere il dolore. Pensavo solo di ricominciare da dove avevo lasciato e invece la dovrò guardare in tv. Peccato. Però vinciamo noi, ho giocato un biglietto con il risultato finale. Vinciamo noi”.