“I banditi dello sciopero: uno stop ogni due giorni”, Mario Giordano su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Marzo 2014 10:07 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2014 10:07
Roma, sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico

Roma, sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico (LaPresse)

ROMA – C’è una sola cosa che non va in crisi in Italia: lo sciopero degli autoferrotranvieri.

Il mondo cambia, le stagioni passano, tutto si trasforma, ma l’autista dell’autobus continua a incrociare le braccia come se nulla fosse: i mezzi pubblici si bloccano, le metropolitane chiudono e noi finiamo sempre così, attaccati al tram (ovviamente fermo).

Scrive Mario Giordano su Libero:

Il caos nelle città è diventata ormai una triste abitudine del mattino: caffelatte, cornetto e traffico impazzito. Che cosa mi metto oggi? Una giacca grigia e l’astensione del personale dei servizi extraurbani. Toh, guarda è spuntato il sole e si segnalano disagi sulla linea B. Alla fine si rischia di fare l’abitudine persino alla follia, dentro e fuori le fasce di garanzia. Ho fatto un piccolo esercizio statistico.

Sono andato sul sito ufficiale del Garante e ho cercato quanti scioperi nel trasporto pubblico locale sono stati proclamati dal 1 gennaio al 19 marzo 2014. Il risultato è impressionante: 78. 78 in 78 giorni, tondi tondi: uno ogni 24 ore, passando dall’Actv di Venezia all’Atac di Roma, dall’Atm di Messina al Gtt di Torino, fino ad arrivare ai blocchi generali come quello di ieri. E anche se una parte di questi 78 scioperi sono stati differiti (13) e un’altra parte revocati (22), il numero resta impressionante: dal 1 gennaio a oggi nel settore del trasporto pubblico locale sono stati effettuati 43 scioperi, più di uno ogni due giorni, sabati e domeniche compresi.

Ho provato a fare un confronto. Ho cercato per altri settori. Tessile? Non pervenuto. Chimico? Nemmeno. Per imetalmeccanici dal 1 gennaio a oggi ci sono solo tre aziende che hanno scioperato: la Fenice di Melfi, l’Angaip di Potenza e l’Arechi di Salerno. In tutto 4 scioperi. Il risultato del derby delle braccia incrociate è impressionante: trasporto locale 43 – metalmeccanici 4. Non vi sembra assurdo? Tanto più che il settore metalmeccanico ha subito fortemente l’impatto della crisi economica, al contrario degli autoferrotranvieri che sono dipendenti pubblici e dunque ipergarantiti. Non hanno il contratto rinnovato da sette anni, si capisce. Ma al contrario di molti altri loro colleghi, se non altro, hanno ancora un contratto. Superblindato. A spese nostre. E allora viene da chiedersi come mai ormai si scioperi soltanto più nel settore dei servizi pubblici (2323 proclamazioni nel 2013 contro le 1899 del 2010) mentre in tutti gli altri settori industriali quest’ultima è fabbrica, viene penalizzata la medesima fabbrica. Chiude, non lavora, non produce. E dunque subisce un danno. Gli operai sanno, soprattutto in tempi di crisi, che non c’è da scherzare: rischiano il posto. Per questo le ore di astensione dal lavoro nel settore industriale sono fortemente calate. Se invece scioperano i dipendenti dell’Atm o dell’Atac, chi subisce il danno? Solo gli utenti, è ovvio. Gli anziani, gli studenti, i lavoratori pendolari. Non di certo le aziende del trasporto locale che anzi, essendo in perdita, paradossalmente guadagnano per ogni giorno che non lavorano. Il sedile del conducente non è a rischio, in nessun modo. Rimane protetto. Al calduccio. E dunque ecco spiegato l’anacronistico ricorso allo sciopero degli autoferrotranvieri.

(…) Per avere conferma di questa perdurante assurdità basta guardare il calendario degli scioperi futuri pubblicato dal garante: nei prossimi 15 giorni torneranno a fermarsi l’Atac di Roma, l’Actv di Venezia, l’Atm di Milano, le Ferrovie locali della Calabria e della Puglia, più altre realtà locali come l’Amu in provincia di Avellino. Inossidabili. Immarcescibili.