I droni Usa non volano più in Nigeria. Michele Farina, Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Gennaio 2015 14:07 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2015 14:07
I droni Usa non volano più in Nigeria. Michele Farina, Corriere della Sera

I droni Usa non volano più in Nigeria. Michele Farina, Corriere della Sera

ROMA – “Chi volesse cercare le oltre 200 studentesse di Chibok, rapite il 14 aprile 2014 la notte prima degli esami, dovrebbe setacciare un territorio vasto almeno quanto Lombardia e Veneto messi insieme – scrive Michele Farina del Corriere della Sera – Il regno di Boko Haram nel Nordest della Nigeria comprende 18 città, si estende lungo la frontiera con Camerun e Ciad”.

L’articolo di Michele Farina: “Baga è l’ultima conquista: la base militare in cemento armato alla periferia della città doveva diventare il quartier generale di una forza africana che mettesse un po’ di paura allo Stato islamico proclamato l’anno scorso da Abubakar Shekau. Sta accadendo l’opposto: l’ex raccoglitore di lattine al mercato di Maiduguri ha appena minacciato in un video di far cadere il governo del Camerun per ampliare il Califfato. È come l’avanzata irrisoria dell’Isis in Iraq, senza la riscossa dettata dai bombardieri di Obama e dai peshmerga curdi armati dall’Occidente (…)
Volontà politica, inefficienza, corruzione. Gli Stati del Nord, a maggioranza islamica, hanno storicamente avuto un rapporto complicato con il potere centrale e con il Sud a maggioranza cristiana, specie dopo la scoperta del petrolio nel Delta del Niger. Jonathan è un ex governatore del Sud, alle elezioni del prossimo 14 febbraio cerca un secondo mandato alla testa del Partito Democratico del Popolo (al potere dalla fine della dittatura militare nel 1999), contravve-nendo alla legge non scritta dell’alternanza che vorrebbe un musulmano sulla prima poltrona del Paese. Il presidente in questi anni ha accusato l’opposizione nel Nord di soffiare sul fuoco di Boko Haram. Anche se le milizie di Shekau devastano soprattutto il Nord (dove è già in vigore la sharia, la legge islamica) colpendo chiese e moschee, e facendo strage anche negli Stati del Centro fino alla capitale Abuja intorno ai ministeri e ai comandi centrali delle forze armate.
La debolezza dell’esercito è cruciale per spiegare lo strapotere di Boko Haram. È vero che, dopo il ritorno alla democrazia, ad Abuja si è cercato di impedire che le forze armate diventassero abbastanza forti da far venire a qualcuno la tentazione di un colpo di Stato. I generali sono più interessati alla torta delle commesse che alla poltrona di presidente o all’equipaggiamento dei loro uomini. Le ronde di sicurezza nello Stato del Borno, controllato ormai all’80% da Boko Haram, sono affidate a squadre armate di civili a volte armati di soli machete. I soldati scappano o non si palesano all’arrivo dei pick-up dei miliziani: è successo a Chibok la notte del rapimento, è successo sabato scorso a Baga. Come l’esercito iracheno in fuga da Mosul (…)
L’estate scorsa Washington ha impedito a Israele di vendere alla Nigeria elicotteri d’attacco Cobra di fabbricazione americana, fornendo invece camion da trasporto, strumenti di comunicazione e giubbotti antiproiettile. Troppo difficili i Cobra da gestire, paura che vengano usati in «operazioni sporche» in spregio al rispetto dei diritti umani. O che magari finiscano nelle mani del califfo con il pon-pon. Un giullare sanguinario che impone la sua legge e si fa beffe del Paese più ricco dell’Africa. “.