I pirati del fiume Po e il mercato nero di pesce all’estero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Marzo 2015 9:10 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2015 9:10
I pirati del fiume Po e il mercato nero di pesce all'estero

Il fiume Po

ROMA – Bande venute dall’Est Europa saccheggiano il fiume Po di notte con reti enormi e sostanze chimiche. Una razzia che alimenta il mercato nero all’estero. E scatta l’allarme: “Rischiamo il disastro ambientale”. Le sanzioni non li fermano, e il sequestro delle barche è complicato da attuare.

Come racconta Francesco Alberti sul Corriere della Sera,

molti di loro appartengono all’etnia dei Lipoveni, antico popolo del Danubio che vive di pesca ed è di difficile integrazione. Il loro arrivo in Italia coincide con il patto commerciale stipulato nel 2012 tra il Mercato ittico di Milano e il Consolato generale della Romania che puntava “ad assicurare flussi durevoli di prodotti ittici d’acqua dolce da destinare al mercato rumeno”. Obiettivo, in effetti, centrato.

Le bande, strutturate in clan familiari, agiscono di notte su imbarcazioni veloci spalleggiate da vedette che segnalano l’arrivo delle forze dell’ordine. Più che pescare, fanno tabula rasa di tutto ciò che nuota (pesci siluro, carpe, carassi, cefali, breme). Le loro armi hanno l’effetto di un?atomica sui corsi d?acqua: reti di centinaia di metri, elettrostorditori, sostanze chimiche. E furgoni-frigo per trasportare il pesce da smerciare. È un business enorme dai contorni indefiniti: ogni clan è in grado di organizzare 2-3 carichi a settimana da 30 quintali ciascuno. Pesce che viene venduto a 10-15 euro al quintale, alla faccia della tracciabilità. Un sistema criminale che può contare, oltre che su una rete commerciale rodata, anche su agguerriti uffici legali per far fronte alle ingiunzioni dello Stato (particolarmente rinomato, si vocifera, un avvocato rumeno del Trevigiano).

“Siamo al limite del disastro ambientale” afferma il presidente della Provincia di Rovigo. Solo a Ferrara, che vanta 4 mila km di canali, in un anno è andato perso un terzo del patrimonio ittico (dati dell?Università). E il sindaco di Adria, Massimo Barbujani: «Nei weekend compaiono tendopoli sulle sponde del Po e le golene si riempiono di resti di pesci”. Per i pescatori sportivi è una tragedia: “I predoni ci tolgono la materia prima, arrecano danni all’intero comparto”. Ma il problema è più ampio: violazione delle norme igieniche, evasione fiscale, scarico abusivo di liquami, abusi edilizi. Un mix di reati contro il quali “lo Stato ha le armi spuntate” ammette il comandante Munari. Forestale, Finanza, guardie della Provincia e carabinieri fanno quello che possono, le Prefetture convocano tavoli, ma l’area da controllare è immensa e le risorse limitate. Successi ce ne sono: la Provincia di Ferrara ha recuperato 16 km di reti illegali, 14 barche, 2 motori fuoribordo; la Forestale di Rovigo ha intercettato più di 100 quintali di pesce. Ma manca il coordinamento. “E le sanzioni non hanno effetto sui predatori – afferma il comandante Castagnoli -. Su 46 mila euro di multe elevate, ne sono state riscosse 4500…”.

(…) Poi c’è il problema delle licenze professionali. Chiunque la può chiedere alla Provincia, bastano 50 euro: “Ai predatori servono come copertura in caso di controllo – afferma Trombini -, sarebbe ora di sospenderle”. La gente del Po, in questa guerra, c’è dentro fino al collo. Chi organizza ronde anti-romeni. Chi informa la Forestale dei movimenti delle bande (…). E chi, per un po’ di pesce gratis, ai predatori dà una mano.