“I viaggi dei fatturati nelle isole felici delle multinazionali”, Sideri sul Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2013 10:02 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2013 10:03
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ROMA – “I viaggi dei fatturati nelle isole felici delle multinazionali”, questo il titolo dell’articolo a firma di Massimo Sideri sulle pagine del Corriere della Sera oggi, giovedì 14 novembre, in edicola:

“New economy, sì, ma vecchi vizi. Apple, come diverse altre società del settore digitale, ha sempre applicato un metodo a suo modo efficiente: i costi rimangono per lo più sui bilanci delle sedi locali, mentre buona parte del fatturato si invola verso l’Irlanda. L’utile viene così schiacciato se non azzerato costringendo le tasse sui rendimenti a delle diete che sconfinano nell’anoressia. Per non parlare dell’Iva: si paga dove il prodotto o servizio parte o dove arriva? Ça va sans dire che secondo le aziende vale la prima regola e, guardacaso, le sedi vengono messe in posti dove l’Iva è molto bassa come nel caso degli ebook venduti da Amazon. Se ne discute proprio in questi giorni in Parlamento.

Nel frattempo i bilanci delle multinazionali, quando si tratta di tirare le somme, sembrano quelli del bar dietro l’angolo. E non mancano di ironia: per Apple Retail Italia Srl (non è un refuso, sono tutte delle società a responsabilità limitata come un baracchino di granite) il 2012 ha visto un «responso positivo dei consumatori». E dunque? Il rosso è stato di 9,036 milioni e le tasse si sono fermate a 648 mila euro. Ma a voler «seguire i soldi» c’è di più: nella cosidetta «ottimizzazione fiscale», come gli esperti legali chiamano con asettico burocratese questa magia non permessa a noi esseri umani normali, le società riescono a mettere a dieta ferrea anche il fisco irlandese, il Paese con la più bassa tassazione europea per le società.

Il meccanismo è noto come Double Irish : nel caso di Apple, le vendite europee, dunque anche quelle dell’Italia, vengono gestite da 3 società chiamate Apple Retail Europe Holding, Apple Sales International e Apple Distribution International. Semplificando molto accade che una delle tre società, l’unica con sede fiscale ai Caraibi, detiene i diritti intellettuali. Quando i soldi raccolti nei vari Paesi arrivano alle due società irlandesi queste lo girano come «pagamento» dei diritti intellettuali alla prima società che essendo caraibica festeggia. Insomma, anche l’Irlanda alla fine prende poco e tace per la significativa occupazione che queste multinazionali alimentano. Il meccanismo è talmente oliato che la tassazione mondiale della Apple ha goduto di un tasso del 5% nel 2011. (…)”