Igea Marina (Rimini), un albergatore: “Voglio profughi nel mio hotel. Lo Stato paga, io non chiudo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 luglio 2015 13:37 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2015 13:38
L'articolo di Franco Giubilei della Stampa

L’articolo di Franco Giubilei della Stampa

ROMA – L’hotel della discordia – scrive Franco Giubilei della Stampa – è il Gelso, un classico 3 stelle affacciato sulla riviera a Igea Marina, qualche chilometro a nord di Rimini. Il titolare, Giancarlo Pari, da gennaio a inizio giugno ha ospitato tre gruppi di migranti, ognuno per un periodo medio di 14-20 giorni, e ora lo dice chiaro e tondo: “Il prossimo ottobre farò richiesta alla prefettura perché me li rimandino ancora, ma le dirò di più: se optavo per averne altri 50 in questo periodo, io risolvevo i problemi dell’estate, invece ho scelto la clientela ordinaria”.

Dice l’albergatore: “I migranti sono stati qui a gruppi di 10, 14 e 17 persone, gli ultimi sono andati via lo scorso 2 giugno, e io ho ricevuto dal ministero la somma di 32,50 euro a persona al giorno. Mediamente sono rimasti per due settimane-venti giorni, per dieci giorni ne ho avuti 41 tutti insieme, dunque si fa presto a capire quanto ho incassato, ma sicuramente non sono i 45mila euro al mese di cui ha parlato qualcuno». Erano giovani africani fra i 20 e i 25 anni sbarcati sulle nostre coste da Mali, Costa D’Avorio, Senegal, Nigeria, Ghana, con cui non ha mai avuto mezzo problema – si sono sempre comportati bene, mi aiutavano anche a sbrigare dei lavoretti, sono brava gente – e che adesso rimpiange, perché l’albergo fa molta fatica a riempirsi: «Faccio venti fatture al giorno, questo è un hotel marginale, vecchiotto, situato ai confini di un piccolo paese”.

All’Hotel Gelso la pensione completa costa 55 euro a persona che saliranno a 65 ad agosto, altissima stagione, eppure sembra non bastare: “Dovrei avere l’albergo pieno, ma non lo è mai». Con i migranti invece funzionava meglio: «Li servivamo a tavola e il personale era formato solo da una donna per le camere e da un inserviente per il turno di notte. Poi a inizio estate sono arrivati i clienti, così ho avvertito la prefettura che dovevo ricominciare l’attività normale e i ragazzi sono stati spostati”.
La vicenda ha scatenato le ire del deputato romagnolo della Lega Gianluca Pini, che sul suo profilo Facebook ha attaccato l’albergatore, definendolo parassita: “Questa zecca ha incassato 45mila euro per far fare la bella vita a un gruppetto di clandestini, e ora si lamenta perché è vuoto! Gli ricordo che sono soldi dei contribuenti, non suoi. Comunque, adesso che è vuoto può fare un bel gesto: ospitare gratis i cittadini spennati dalle tasse (usate per pagargli il conto) che non possono portare i figli in ferie”.
I titolare dell’hotel ribatte: “Mi trattano come se rubassi i soldi, ma chi ruba non è chi lavora, ma chi guadagna 16mila euro al mese come il signor Pini. Io faccio l’albergatore e l’esperienza di ospitare i migranti vorrei rifarla, se poi il signor Pini è così bravo da darmi 6mila euro, è un altro discorso”.