Ignazio Marino, addio alla tesi del complotto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 novembre 2014 17:38 | Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2014 17:38
Ignazio Marino

Ignazio Marino

ROMA – “Ci hanno messo un’intera giornata, ma alla fine – scrive Ernesto Menicucci del Corriere della Sera – l’hanno convinto. Addio alla linea del fantomatico «complotto» contro di lui e delle intrusioni in sistemi informatici quasi impossibili da manipolare senza lasciare traccia. La strategia, disegnata dal «cerchio magico» di Ignazio Marino, che finora ha mandato il sindaco «a sbattere» nella vicenda della Panda, sembra che stia per andare in soffitta. Il condizionale è d’obbligo, quando c’è di mezzo il primo cittadino, noto per la sua ostinazione e per l’incapacità di ammettere i suoi errori (ancora ieri pensava di tirare dritto per la sua strada), ma è molto probabile che oggi — prima che arrivi in Assemblea Capitolina la mozione di sfiducia di Roberto Cantiani (Ncd) — Marino faccia dietrofront”.

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Non più la manina di un hacker, che ce l’avrebbe con lui perché si batte contro «la Roma delle tangenti», ma un mero, banalissimo, tragico, errore: «Sono stato tratto in inganno dai miei uffici», la exit strategy studiata a tavolino. Non solo sul mancato rinnovo del pass Ztl, ma anche sulla denuncia ai carabinieri basata su un altro «pasticcio»: non la sparizione di dati dai computer, ma l’aver interrogato il database con due «filtri» diversi. Con uno, più generale, comparivano tutte le diciture collegate alla Panda del sindaco (anche quel pass «retroattivo», che pure non ha alcuna validità). Con l’altro, mettendo solo «Ztl», quel permesso retrodatato, scompariva.
Marino, oggi, dovrebbe diffondere una nota per dire che «alcuni dirigenti si sono sbagliati» e che adesso «prenderà provvedimenti». L’unico modo, quello di rimangiarsi tutto (altro segnale distensivo: la consegna dei documenti dell’Agenzia della Mobilità), per uscire da un vero e proprio cul de sac . La coordinatrice regionale di Ncd, Roberta Angelilli, è pronta infatti ad andare alla Procura, per denunciare il sindaco per «simulazione di reato». Esposto che, probabilmente, costringerebbe il procuratore capo Giuseppe Pignatone ad aprire un altro fascicolo. Convincere Marino, però, non è stato così semplice. E ci si sono messi almeno in tre: il segretario romano Lionello Cosentino, l’assessore ai Trasporti Guido Improta, il portavoce Guido Schwarz. Una «nuova» war room , che ha avocato a sé il multa-gate, mettendo da parte consiglieri e consigliori che avevano indicato al sindaco la via del videomessaggio e della controffensiva mediatica. A pagare, alla fine (nonostante la difesa fatta dal sindaco) potrebbe essere il capo di gabinetto Luigi Fucito. Ma anche, forse, il suo attuale caposegreteria Giampiero Bistoncini: due «fedelissimi», che Marino si è portato dietro dal Senato. Ma la «tempesta» non è detto che si fermi qui. La maggioranza (Pd, Sel, Civica e Centro democratico) chiedono altre «teste», anche la giunta torna in bilico: indiziata numero uno, la «solita» Rita Cutini (Sociale). Sempre che non «salti» anche Alessandra Cattoi, la donna più vicina al sindaco. Venerdì c’è la direzione del Pd Roma e, anche qui, si annunciano turbolenze. Nel mirino, infatti, finisce Fabrizio Panecaldo, coordinatore di maggioranza, «accusato» di essere troppo schiacciato sul primo cittadino.